Varese

“Il Vantone” all’Apollonio, torna una Prosa di qualità

Un momento dello spettacolo ieri sera al Teatro Apollonio

Spesso ci siamo domandati perchè in una città per quale ragione Varese, che conta risorse culturali di notevole valore,  diffuse nella società civile, tra associazioni e spazi culturali, non dovesse avere proposte teatrali capaci di oltrepassare musical e spettacoli con big del piccolo schermo. La stagione di Prosa di quest’anno del Teatro di Varese è riuscita a fare un salto di qualità, non c’è dubbio. Esemplare, in proposito, lo spettacolo di ieri sera all’Apollonio: “Il Vantone” proposto dall’Associazione Teatrale Pistoiese, traduzione della commedia “Miles gloriosus” di Plauto firmata da uno scrittore raffinato come Pier Paolo Pasolini. Una versione divertente e scorrevole, capace di diffondere nell’aria l’odore del mondo borgataro di Pasolini. Sul fronte di un teatro della qualità, dopo questo Pasolini, ci saranno all’Apollonio Moni Ovadia, Ibsen con Tognazzi, la Medea con la Villoresi, l’Arlecchino di Strehler, il Bertolazzi riveduto e corretto da Paolo Rossi.

Personaggi trucidissimi e volgari, quelli che hanno dato vita alla commedia di Plauto-Pasolini per la regia di Roberto Valerio, anche lui protagonista in scena, attore efficace della genia dei Petrolini e dei Proietti. Un servo furbo, il personaggio principale, che con le sue trame riesce alla fine a far punire ricchi e potenti, sempre trincerandosi dietro ad adulazione e servilismo. Un doppio volto che aiuta il servo a spingere una potente e infallibile macchina della vendetta.

Al servo si contrappone il signore, interpretato dalla maschera del bravissimo Nicola Rignanese, “il Vantone”, appunto, che gareggia con il servo in sboccata volgarità, presuntuoso ed arrogante, latin lover da strapazzo. Un interprete che, insieme ai compagni in scena, Luca Giordana, Massimo Grigò, Roberta Mattei, dà vita ad uno spettacolo divertente e leggero godibilissimo, che nulla ha della drammaticità delle opere e della vita di Pasolini, ma tanto della sua geniale padronanza dei linguaggi, a partire dal romanesco molto fittizio e ricreato di cui Pasolini aveva dato prova nel suo romanzo “Ragazzi di vita”.

In sala erano presenti, tra il pubblico, diversi nomi della cultura varesina, attivi sul fronte della poesia, della musica e del teatro. Tanti nomi che, insieme, raramente si erano visti. Ma la grandezza di Pasolini mantiene ancora oggi intatto il suo fascino.

21 novembre 2011
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