Varese

Al convegno del pronipote del generale borbonico

Carlo Ghezzi Morgalanti

E’ piuttosto raro incontrare a Varese un elegante signore che, di origini partenopee, elegante e colto, risieda  nella nostra città da vent’anni e possa vantare parentele autorevoli e significative per la nostra storia nazionale. Parentele con protagonisti non dalla parte dei vincitori, quella di Garibaldi o Cavour per intenderci, ma dalla parte dei vinti. Carlo Ghezzi Morgalanti è stato l’organizzatore di un interessante convegno che si è svolto, questa mattina, al Teatrino Santuccio di Varese, dal titolo originale “Tutto quello che avreste voluto sapere sul..Sud (ma non avete mai osato chiedere)”. Carlo Ghezzi è, come lui dice, “pro-pro-pronipote” di un importante personaggio borbonico, il generale Emmanuele Caracciolo di San Vito, braccio destro del re Francesco II di Borbone nell’assedio di Gaeta del 1860, ultimo ostacolo per l’unità italiana portata avanti dai piemontesi.

Un convegno ricco di interventi, quello di questa mattina, con Roberto Pasca di Magliano, professore ordinario si Economia politica alla Sapienza di Roma, grande esperto di politiche dello sviluppo nel Sud. Ma anche con l’ambasciatore Gianfranco Varvesi, che si è soffermato sulle “origini napoletane” del milanesissimo “Corrierone”. Interventi anche di Marino Monzini, dirigente d’azienda a livello internazionale, e di Filippo Ciminelli, colto segretario generale del Comune di Varese, grande esperto di storia del Regno delle Due Sicilie, che ha esaminato la differenza tra la storia del Risorgimento raccontata nei libri di scuola e ciò che avvenne davvero, partendo da una tesina di studenti del Liceo Cairoli. A coordinare il dibattito il giornalista Gianfranco Fabi, del “Sole 24 Ore”.

Dietro le quinte l’organizzatore, Carlo Ghezzi Morgalanti, che al termine del convegno fa il bilancio del confronto. “Bilancio positivo, che conferma la ricchezza di iniziative a Varese. L’unico rammarico è che avrebbero potuto partecipare le scuole, visto l’argomento”. Quanto al Sud, Ghezzi evoca la storia del Regno delle Due Sicilie. “E’ stato un grande regno, che durò 173 anni, con una marina mercantile che solcava i mari di tutto il mondo”. Un regno con una grande ricchezza culturale, economica e industriale: basti pensare che lo scudo borbonico valeva quattro volte la lira dei Savoia”. Una storia che ha visto, tra i protagonisti, il suo lontano parente. “Era un maresciallo generale, Emmanuele Caracciolo duca di San Vito, tra gli ultimi uomini rimasti fedeli al re borbone. Nessuno me ne aveva parlato da piccolo, ma poi l’ho scoperto leggendo libri”. Un generale che morì, come ricorda Ghezzi, non con la spada in mano nell’assedio di Gaeta, ma in un letto, colpito dal tifo che colpì moltissimi assediati. Un generale, conclude Ghezzi, che è stato un personaggio interessante e da approfondire.

19 novembre 2011
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