Varese

Bob Viscusi, l’epopea degli italiani d’America

Un momento dell'incontro di Viscusi con gli studenti del Manzoni

“L’epica comporta il passaggio della storia in un’opera”. E di storia ne passa tanta, nell’opera “Ellis Island”, poemi in versi dell’italoamericano Bob Viscusi. Storia di un’Italia che, tra fine Ottocento e primi vent’anni del Novecento, conosce una migrazione di massa verso l’America. Ma l’epopea raccontata dal poeta evoca non i grandi eroi dell’antica Grecia, ma dei miserabili in cerca di fortuna. Introdotto dal traduttore, il poeta Sandro Sardella, e dall’insegnante Antonella Visconti, il poeta italoamericano ha subito conquistato la platea dei ragazzi delle ultime classi del Linguistico Manzoni di Varese, che questa mattina hanno seguito con grande attenzione la strana lezione di questo strano insegnante.

Lo scrittore giunge da Torino, dove al Teatro Baretti sta presentando, nell’ambito della manifestazione “Italoamericana”,  la sua performance dal titolo “Orazione sulla morte più recente di Cristoforo Colombo”. E’ arrivato a Varese, dove aveva già presentato “Ellis Island” in passato, per lanciare il secondo volume dell’opera pubblicato, con testo originale a fronte, dalla coraggiosa casa editrice abrigliasciolta. Subito si è creato un vero feeling tra Viscusi e i ragazzi, anche grazie alla suggestiva lettura di frammenti del poema e ad una simpatia innata dell’autore, che tra battute e dialogo in inglese con i ragazzi ha fatto volare le due ore di reading.

Un reading per parlare del passato, ma anche dell’0ggi, di una condizione d’immigrazione che si ripresenta in questa era globalizzata. Uno scenario ampio in cui si inserisce la vicenda personale del poeta: i ricordi della madre che attraversa l’Oceano con la madre, la quarantena all’arrivo, il grande edificio che, trascorsi decenni, la madre non riesce a guardare senza provare un’angoscia profonda. E poi lui stesso, Bob Viscusi, che sente nascere dentro di sè la voglia di ricercare le sue radici, i viaggi in Italia, lo studio della nostra lingua. Un cammino lungo, che certamente non è ancora terminato.

17 novembre 2011
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Un commento a “Bob Viscusi, l’epopea degli italiani d’America

  1. ombretta diaferia il 17 novembre 2011, ore 14:36

    l’autore e l’editore ringraziano varesereport.it per la collaborazione e l’apprezzamento degli sforzi verso una “cultura della cultura”.
    Robert Viscusi ieri ha ribadito, ad un anno di distanza ed ad una platea molto fortunata per aver incontrato la storia dal vivo: ““L’Italia ha rimosso il dramma dell’emigrazione. Quando sono venuto in Italia la prima volta, l’ho girata tutta cercando un monumento che celebrasse i 15 milioni di italiani che dal 1880 al 1920 sono emigrati. Senza trovarne. E dire che non mancano certo i monumenti”.

    Nel nome della cultura che stiamo cercando di costruire con tutti i nostri autori e con questo poeta americano, che però ha voluto ricercare le proprie radici italiane (abbruzzesi e campane in specifico) per lasciare un documento testimoniale, ringraziamo anche tutto il Liceo Manzoni che ha avuto l’intelligenza di aprire le porte alla storia, alla letteratura, alla matematica ed alla filosofia. Contemporanee.
    Questa è la scuola che tutti ci aspettiamo.

    Un omaggio ai suoi lettori, affinché scoprano l’ellis island dalle cui storie ci siam lasciati travolgere.
    In nome dei nostri padri e dei nostri nonni che hanno fatto l’America, mentre noi, a 150 anni dall’unificazione, non abbiamo ancora fatto gli Italiani, come auspicava D’Azeglio.

    distinti saluti
    abrigliasciolta

Rispondi