Varese

Il Pd a lezione da un gesuita del San Fedele

Padre Giacomo Costa del San Fedele di Milano

La politica si è svilita moralmente, si è impoverita di idee, rischia di incartarsi su vecchi riti e vecchie parole d’ordine. Una condizione che va ben al di là del berlusconismo, che pure non ha mai remato contro questa situazione. Dunque appare singolare e piuttosto rara la scelta, accaduta ieri sera, che un momento ufficiale di un partito, la direzione cittadina del Pd di Varese, sia stato trasformato in un confronto di alto profilo. Una riflessione su cattolici e politica a partire dal famoso seminario di Todi. “Un’iniziativa culturale, più che politica”, ha rimarcato il segretario cittadino del Pd, Roberto Molinari.

A parlare ai militanti e ai dirigenti del Pd di Varese, il direttore di “Aggiornamenti Sociali”, rivista del Centro San Fedele di Milano, padre Giacomo Costa. Il gesuita è partito dal seminario di Todi, ma subito la sua riflessione ha preso il largo. Nel suo ragionamento si sono evidenziate due “correnti” presenti oggi in area cattolica. “Ci sono due attitudini culturali, che valgono nella fede, ma riguardano anche altri campi – ha detto il sacerdote -: una sensibilità più aperta al dialogo e alla mediazione di alcuni valori cristiani, e una sensibilità identitaria, che si fonda sulla difesa di valori non negoziabili della fede”. Questa seconda posizione, ha continuato l’esponente del San Fedele, “viene spesso scambiata per la posizione dei cattolici, mentre ormai è acquisito, a livello di documenti del magistero, il pluralismo delle opzioni politiche dei cattolici”.

Il gesuita si è domandato come sia possibile fare un passo avanti rispetto a questo dualismo. E ha parlato di uno “stile cristiano”. “Può farci uscire dall’impasse, il mettersi in politica con una libertà di fondo rispetto a privilegi materiali e politici. Certo si tratta di una sfida, ma ci può consentire di fare un salto in avanti”. Un rapporto diverso con il potere, insomma, un superamento dell’alleanza “costantiniana” tra trono e altare. Uno stile radicato in cui tanti si possono riconoscere.

Un messaggio che rischia di cadere nel vuoto? No, secondo il direttore di “Aggiornamenti Sociali”, che ha citato, a sostegno del suo ragionamento, pagine di padre Sorge e del cardinale Carlo Maria Martini. “C’è un tessuto vivo – ha detto Costa -, come si può vecdere nei movimenti delle primavere arabe, tra le tante realtà di indignati, nei movimenti che si sono mobilitati per i referendum. Realtà diverse che possono riconoscersi nella promozione della persona e della sua dignità”.

15 novembre 2011
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