Varese

I Versonauti leggono Montale sul palco del Santuccio

Un momento del reading. Legge Viviana Faschi

Un omaggio al poeta Eugenio Montale, nel trentesimo anniversario della sua morte, è una sfida da fare tremare le vene ai polsi. Poeta laureato, colto e raffinato, appartato, ma anche pienamente inserito nell’establishment culturale italiano. Figura quanto mai complessa, e certamente poco incline ad essere portato su un palco. Eppure il gruppo dei poeti che ha preso il nome di Versonauti, più alcune special guest esterne al gruppo, ieri sera al Teatro Santuccio, in collaborazione con il Centro Gulliver, ci ha provato. E, sia pure con non poche difficoltà, ha offerto al numeroso pubblico un reading di versi e note di notevole impatto, dal bel titolo “Ciò che di me sapeste”.

Ha aperto e chiuso il reading Silvio Raffo, che ha letto (anzi, qualche volta recitato a memoria) un paio di poesie, ma che alla fine ci ha proposto anche una poesia di Raffo su Montale. Eccezionale. Oltre a Raffo è salito sul palco del Santuccio anche Dino Azzalin, nerovestito, e anche lui esterno al gruppo. All’appello mancava soltanto Fabio Scotto, e il Trio dei Tre Tenori della Poesia si sarebbe magicamente ricomposto. Tra il pubblico, la scrittrice e musicista Chiara Zocchi. A leggere il poeta laureato c’erano Karin Andersen, Chiara Bazzocchi Rolih, Dante Betteghini, Marcello Castellano, Rita Clivio, Vincenzo Di Maro, Viviana Faschi, Corrado Guerrazzi, Andrea Sempiana, Riccardo Tranquillini e Valentina Vannetti.

Come leggere Montale? Il gruppo diretto dalla poetessa Rita Clivio ha scelto di scandire il reading con le opere del poeta ligure: da “Ossi di seppia” a “Le occasioni”, da “La bufera” a “Satura”, per chiudersi con il “Diario del ’71 e del ’72″ e il “Quaderno deiu quattro anni”. Il tutto collegato dal racconto di Montale su Montale (o dal montaliano Corrado Guerrazzi, autore del testo scritto, su Montale), e arricchito dai percorsi musicali di Ellioty Kingsley Kaye, che ha attinto a piene mani dal Novecento crepuscolare di Debussy e Erik Satie.

I Versonauti hanno scelto, per leggere Montale, una tonalità media, pacata, a volte un po’ monocorde, molto stile omaggio ufficiale. Forse era bene qualche chiaro-scuro in più, qualche improvvisa onda di tonalità diversa, qualche eccezione alla regola, insomma, anche se il poeta non è Marinetti. Certo, non sono mancate le eccezioni.  Come nel caso di Tranquillini, o in quello della Faschi, che ci ha offerto, sbarazzina ed ironica, la poesia “La vita oscilla”, molto indicata in questa fase di elezioni anticipate annunciate. Dall’altra parte, Silvio Raffo ha dato molta enfasi alla sua lettura, sublimizzata, con tonalità eccessive, in qualche caso. Tuttavia lo spettacolo è filato, rapido ed essenziale.

Una chicca: “Una furtiva lagrima” di Gaetano Donizetti, da “L’elisir d’amore”, in omaggio alla melomania di Montale. Bellissima, suggestiva. Senza canto, ma solo le pure note.

12 novembre 2011
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