Varese

“Sans papiers” porta sul palco il gioco delle identità

Un momento dello spettacolo al Cinema Teatro Nuovo di Varese

Ieri sera al Cinema Teatro Nuovo, nell’ambito della rassegna “Un posto nel mondo”, ma anche ”Note di scena”, ”prima” varesina dello spettacolo “Sans Papiers” (si ripete questa mattina alle ore 9 per le scuole). Con un esile canovaccio, una vicenda di immigrazione in terra francese, la compagnia France Théatre legge il tema della condizione straniera, una  condizione che spesso viene fatta oggetto di stereotipi e letture superficiali, ma che in realtà è condizione molto più diffusa e ampia di quanto non si pensi.

Quattro stranieri clandestini, rifugiati in uno scantinato dietro l’ospedale di Marsiglia, “rubano” un cadavere e contattano il figlio per restituirglielo dietro cauzione. Lo contattano telefonicamente e lo costringono a recarsi da loro. Ma i quattro clandestini si rendono conto che l’uomo morto è, in realtà, un immigrato come loro, di una generazione precedente, e il figlio condivide con loro la sorte di esiliato per miseria. A questo punto, lo spettacolo si trasforma in un lungo monologo di Fredéric Lachkar, che è anche autore dello spettacolo, che racconta, tra sogno e realtà, la storia della sua famiglia che, muovendosi dal Maghreb, raggiunge il continente a bordo di un gommone.

Lo spettacolo conosce momenti molto suggestivi ed emozionanti, come quando il protagonista racconta il difficile rapporto con il padre, lui immigrato di seconda generazione, lontano dal mondo di provenienza dei genitori. Non mancano momenti divertenti, come la scena in cui i personaggi propongono il momento in cui si rivolgono alla Prefettura per ottenere la carta d’identità. Così come ci è parsa azzeccata l’idea di riconquistare una propria identità attraverso l’incontro con i quattro ragazzi, il tutto affidato alle note, spesso frutto di contaminazione tra tradizioni diverse, dalla canzone d’autore all0 yiddish più spietato (il brano dedicato alla Yiddish Mame ne è una perfetta esemplificazione ed evoca l’operazione teatrale indimenticabile di Moni Ovadia), colonna sonora che ricrea il clima ricco di memorie e nostalgia di chi è costretto a lasciare la propria terra alla ricerca di fortuna.

Con il messaggio, lanciato al termine con le note di Manu Chao (“Clandestino”) che, almeno attorno al Mediterraneo, siamo un po’ tutti stranieri, meticci e in viaggio. Insomma, bastardi, con buona pace dei talebani delle identità, padane e quant’altro.

10 novembre 2011
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Un commento a ““Sans papiers” porta sul palco il gioco delle identità

  1. aurora il 15 marzo 2012, ore 15:12

    spettacolo stupendooooooooooooooooo

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