Varese

Concerto al Politeama, ma Maroni non canta l’inno

La prima fila al Politeama al momento dell'Inno di Mameli

Grande concerto organizzato, questo pomeriggio, al Teatro Politeama di Varese, dall’Associazione Amici della Lirica “Francesco Tamagno” in occasione dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità nazionale. Un evento molto risorgimentale, con arie e cori da opere soprattutto del grande Giuseppe Verdi, il musicista nazionale per eccellenza della nostra unità nazionale. Davvero suggestivi i quattro tricolori sul palco, un po’ meno quello sabaudo al centro del palco (essendo legato ad una dinastia imbarazzante). Sul palco è salita la Corale Lirica Ambrosiana, diretta dal maestro Roberto Ardigò, mentre al pianoforte sedeva il maestro Aldo Ruggiano. Ha dato, invece, buca la soprano Susanna Branchini, sostituita, all’ultimo, dal soprano Fiorella Di Luca e dal mezzosoprano Giorgia Bertagni, con inevitabile cambio di programma.

Al concerto del Politeama si è presentato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che si è seduto in prima fila, accanto al vertice dell’associazione “Varese per l’Italia 26 maggio 1859″, presieduta dal giornalista Luigi Barion. Il concerto è iniziato ovviamente con l’Inno nazionale, intonato dal coro e dal pianoforte. Tutti i presenti si sono alzati e hanno seguito le parole dell’inno di Mameli: non il ministro, che si è alzato, ma ha seguito in assoluto silenzio il nostro inno nazionale.

Diversi i brani verdiani proposti nel concerto, a partire da “I Lombardi alla prima Crociata”. Un’opera che, come ha sottolineato il brillante presentatore Davide Colombo, natali varesini, addetto stampa dei monarchici a Roma, segna un particolare rapporto del grande compositore con la nostra terra: si tratta infatti di un’opera alla quale Verdi lavorò proprio a Varese, ospite, a Villa Recalcati, dei Conti Morosini. Un cuore risorgimentale, dunque, che batte da allora anche in un territorio come il nostro.

Un cuore al quale si è richiamato, alla ripresa del concerto, il presidente dell’associazione “Varese per l’Italia”, Luigi Barion. “Abbiamo ascoltato in questo concerto un acuto di italianità”. “La nostra città – ha proseguito Barion – deve avere l’orgoglio di essere stata la prima città italiana ad issare il tricolore. Una città che, con il suo coraggio, contribuì alla vittoria della prima guerra di indipendenza”. Al concerto di oggi si poteva dare un contributo per il bel calendario realizzato dall’associazione “Varese per l’Italia”, i cui proventi andranno a restaurare la colonna del Lazzaretto (un restauro in cui saranno coinvolti i ragazzi della Scuola edile di Varese) e a ripulire la targa di via Morosini.

6 novembre 2011
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4 commenti a “Concerto al Politeama, ma Maroni non canta l’inno

  1. giuliano il 6 novembre 2011, ore 21:36

    Non trovo nulla di strano. Allora faccio una analogia e vi chiedo: quando vado in chiesa, secondo voi se non canto e non prego ad alta voce significa che sono contrario alla religione cattolica o non ci credo? Capisco che il titolo del pezzo deve fare il botto ma più si strumentalizza più si produce l’effetto contrario all’obbiettivo che si vuole ottenere.

  2. cittadino superpartes il 7 novembre 2011, ore 01:10

    GIULIANO……. ma che acuto pensatore, ma che fine dicitore, avvocato di valore, nel cambire l’evidenza vuol alfine dimostrare, che il Maroni, dalla commozione, le cadean i lacrimoni ed avea la gola strozzata, ed e’ per quello che non ha intonato l’inno della Patria nostra

  3. sandro sardella il 7 novembre 2011, ore 14:06

    è invece la “doppiezza” tipica della lega .. essendo ministro di un governo della repubblica italiana . . è come se fosse il prete a non “cantare” .. eppure gli onorevoli della lega da roma ladrona sono pagati in euro non con damigiane di
    acqua del Po’ .. che non manca !? .. notare tali comportamenti non è strumentalizzare ma vedere uno degli aspetti del livello politico-professionale
    di questo ceto dedito alla “cosa pubblica” …

  4. giuliano il 7 novembre 2011, ore 21:23

    Egregio signor “cittadino superpartes”, dopo avere scritto sproloqui deliranti (le faccio notare che non sono avvocato altrimenti giustamente si offenderebbe l’ordine) noto, come tutti i lettori noteranno, che l’ha buttata in caciara alimentandola con una ironia di una banalità disarmante da pecora che nel gregge belando va con le altre pecore (Montanelli). Nel farle i miei complimenti le segnalo che già fn d’ora la chiudo qui.

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