Varese

Elogi per Gentile. Nella sala del Cairoli che evoca la Shoà

Un momento della conferenza stampa

A contestare l’intitolazione dei giardini di via Morselli al fascista e antisemita Giovanni Gentile, non c’era nessuno. Non esponenti di partiti di sinistra, non studenti, non esponenti dell’Anpi. Anzi no: era presente un contestatore, l’editore ed esponente della Fds, Carlo Scardeoni. Solo, silenzioso, Scardeoni ha assistito alla cerimonia. “E’ la pagina peggiore di Varese dalla Resistenza ad oggi”, taglia corto Scardeoni, visibilmente amareggiato. “E’ stato l’uomo che ha sottoscritto le odiose leggi razziali e che invitava i giovani ad aderire alla Repubblica Sociale di Salò”.

L’unico contestatore non può assistere ad un amaro paradosso. Clerici e l’onorevole Frassinetti hanno fatto l’elogio di Gentile in quanto, per ricordare le parole della Frassinetti, “uomo che ha vissuto in una stagione travagliata e che ha dato tanto all’Italia, e che è giusto venga ricordato in maniera tangibile”. Naturalmente, nessun riferimento alla presenza di Gentile tra i firmatari del Manifesto della razza.

E’ noto che Gentile sia stato esponente dell’antisemitismo, avendo sottoscritto l’abominevole Manifesto della razza del 1938, alla base di quall’opera di emarginazione e violenza nei confronti degli ebrei italiani, che spesso finirono inghiottiti dalle camere a gas della Shoah. Paradossale, dunque, che gli elogi di Gentile, che fu esponente dell’antisemitismo nero, siano avvenuti in una saletta del Liceo Classico Cairoli intitolata a Pio Foà, un personaggio che forse nessuno ricorda.

E’ invece da ricordare, Pino Foà, come sono da ricordare tutti quei nostri connazionali morti ad Aiuschwitz come Foà. Come spiega la targa collocata fuori dalla saletta in cui si sono rifugiati dalla pioggia e per parlare ai giornalisti i promotori della intitolazione dei guardinetti a Gentile, Pio Foà fu docente al Cairoli dal ’37 al ’38, cultore del latino, del greco, della filosofia e dell’esegesi biblica. All’emanazione delle leggi razziali, Foà si rifugiò alla scuola di via Eupili a Milano, un vero miracolo che consentì a tanti bambini ebrei, espulsi dalle scuole italiane a causa delle leggi di Mussolini, di continuare a studiare (oggi a via Eupili ha sede l’autorevole centro di studi Cedec).

Pino Foà tentò di fuggire in Svizzera allontanandosi dalla ferocia nazifascista, ma fu catturato con i figli Enrico e Giorgia al passo della Maiocca (Como). Arrestato, morì ad Auschwitz il 15 dicembre del 1943.

La storia può essere condivisa, ci preme ricordare, ma la memoria no.

5 novembre 2011
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13 commenti a “Elogi per Gentile. Nella sala del Cairoli che evoca la Shoà

  1. Mariuccio Bianchi il 5 novembre 2011, ore 15:27

    Cho si può dire di fronte ad una scelta puramente ideologica, di parte (la parte sbagliata) che ignora la storia concreta del nostro Paese, dove molte sono state le vittime di quel fascismo, alleato ala nazismo, nel quale Gentile militò fino alla fine della sua vita? Nulla se non sconcerto, amarezza ed anche rabbia. Sono poi personalmente amareggiato per la cerimonia avvenuta in quel liceo, dove ho studiato nei lontani anni della mia adolescenza. Ed un pensiero va ai miei insegnanti di allora, la maggior parte dei quali non avrebbero nè approvato, nè tollerato una scelta del genere. E forse lo stesso Ernesto Cairoli, cui è dedicata la scuola, si rivolta nella tomba, lui che è morto in nome della libertà e dell’indipendenza della patria (mi si permetta questo crescendo finale un po’ enfatico). Sono davvero indignato.
    Cordialmente, Mariuccio Bianchi

  2. Hiroyuki il 5 novembre 2011, ore 15:55
  3. abramo il 5 novembre 2011, ore 16:09

    ma lo sapevano dove si trovavano gli elogianti?
    peccato non saperlo.
    almeno si offriva appoggio a chi ancora è capace di “contestare” in silenzio.
    quindi, questo atto inutile, dispendioso, politico ed anche sciocco è avvenuto…

  4. Jane Bowie il 5 novembre 2011, ore 16:35

    Un grande articolo, grazie.

  5. cittadinosuperpartes il 5 novembre 2011, ore 18:11

    Che dire, se non registrare una poverta’ intellettuale,che fa da contraltare ad una arroganza becera, di un povero ragazzo prigioniero del passato, pur non avendone preso coscienza appieno di cosa fu per L’Italia, le leggi razziali. Il sindaco di certo non ne esce pulito anche se furbescamente non era presente.

  6. Roy1 il 5 novembre 2011, ore 19:07

    Il fascismo, ieri e oggi, si ciba di ignoranza, bassa furbizia, servilismo con i più forti, violenza e arroganza con i più deboli.
    E’ questo insieme ripugnante che ne fa un fenomeno unico e nemmeno paragonabile ad altre forme di totalitarismo.
    Grazie per questo articolo e per aver testimoniato che nella stampa non ci sono soltanto i prudenti, gli ossequiosi e i riverenti

  7. franco giannantoni il 6 novembre 2011, ore 11:24

    Egregio Direttore, mi chiedo come il preside del Liceo Classico “Ernesto Cairoli” di Varese professor Salvatore Consolo e con lui i docenti e gli studenti non abbiano avvertito la necessità di impedire a coloro che si apprestavano ad onorare la memoria del fascista e repubblichino Giovanni Gentile, dedicandogli un giardinetto alla “Città Studi”, di utilizzare per le loro dichiarazioni l’aula intitolata al professor Pio Foà, massacrato con i figli Enrica e Giorgio appena giunto ad Auschwitz Ignoro la ragione ma vorrei conoscerla. Una distrazione? Una sottovalutazione? Non esisteva un altro luogo possibile?Come è possibile che il preside Consolo quano ha visto sfilare la rappresentanza della destra comunale non sia stato attraversato da un atroce dubbio? E’ tollerabile che in una scuola italiana avvenga l’infame operazione di celebrare la memoria di un nazifascista nel luogo dove fra il 1937 e il 1938 insegnò una prossima vittima di quella tremenda ideologia. Ricordo per inciso che fu proprio un grande docente del Liceo “Cairoli”, il professor Francesco Gallina, scomparso prematuramente, a cavar fuori anni fa dai documenti d’archivio la figura della povera vittima. L’amarezza e lo sconcerto sono enormi. . Cordialità, Franco Giannantoni

  8. giorgio martignoni il 6 novembre 2011, ore 13:40

    i veri provocatori non sono nelle piazze ma nelle istituzioni. gli indignati anche i più facinorosi fanno tenerezza messi in confronto a questi black bloc in giacca e cravatta e a questi squadristi dal volto umano.

    non cadere nel tranello della provocazione è stata la miglior risposta a un messaggio così offensivo.

    giorgio martignoni

  9. Peppino Meazza il 6 novembre 2011, ore 17:37

    Se all’istituto Francesco Daverio di Varese alcuni alunni della Scuola era convinti che Daverio fosse un economista è ben pensabile che molti del Liceo Cairoli possan pensare che Gentile fosse un giocatore di calcio.

  10. stigol martin il 6 novembre 2011, ore 21:07

    Complimenti al giovane imprenditore della politica che crede ingenuamente che intitolare una piazza, un giardino possa far dimenticare l’aberrazione delle legge razziali in Italia. E’ una vergogna che si faccia finta di dare un riconoscimento a una persona, che la storia a messo a tacere, soltanto perché con le sue azioni ha compiuto un crimine verso l’umanità. Caro signore politico di “turno”, ci sarà il tempo, ci sarà la verità che verrà a bussare la tua porta, la tua scrivania di fogli senza senso, e tu fortunatamente non avrai la deportazione, nella camera a gas, avrai il sorriso dei giovani italiani, che girandoti la spalla diranno di te ” voleva giocare a fare il duro, ma non aveva il coraggio”

  11. mimmo il 16 novembre 2011, ore 17:48

    che schifo, che vergogna ma sta sinistra dove sta???
    a scaldare le cadreghe?
    sta politica fa sempre più ribrezzo

  12. Nicola il 27 novembre 2011, ore 14:14

    Manifestazione senza ratio, in un liceo classico per giunta. O tempora o Mores !

  13. Camilla il 27 novembre 2011, ore 17:45

    Ormai ci si riunisce come capita, forse addirittura per mere velleità del nulla mischiato col niente.

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