Varese

Tre iniziative ricordano Montale. Nessuna la Merini

Il poeta sarà ricordato a Varese

Può succedere. Sì, può succedere, purtroppo, a Varese. Ci si è completamente dimenticati dell’anniversario della morte di una grande poetessa, Alda Merini (che scomparve a Milano l’1 novembre 2009), alla quale nel 2005 Palazzo Estense  conferì la cittadinanza onoraria. Della Merini, Palazzo Estense si è dimenticato da tempo, un oblio che la dice lunga sull’attenzione verso la cultura da parte dell’amministrazione comunale.

Per fortuna ci sono realtà culturali che, nella società civile, non dimenticano altri grandi autori. E’ il caso di Eugenio Montale, tra i poeti più amati per la sua capacità di interpretare il disincanto, l’inquietudine e il “male di vivere” dell’uomo moderno. Nel 2011 ricorre il trentennale della sua morte, avvenuta il 12 settembre del 1981 a Milano, e i poeti del gruppo “Versonauti” lo ricorderanno in una serata a lui dedicata l’11 novembre, alle ore 21, presso il Teatrino Santuccio di via Sacco 10 a Varese.

La serata, ad ingresso libero, prevede sia il ricordo dei momenti più significativi, nella vita del poeta, che hanno preceduto la pubblicazione delle raccolte sia la lettura di alcuni suoi componimenti, scelti considerando l’intero arco della sua produzione poetica (dai più noti “Ossi di seppia” a “Quaderno dei quattro anni”). Il maestro Elliot Kingsley Kay accompagnerà musicalmente la serata, una serata dedicata al grande poeta e a chi ne ha amato i versi, portandoli con sé nel corso della propria vita.

Oltre alla serata dell’11 novembre, nella stessa settimana anche Silvio Raffo proporrà un incontro con uno dei maggiori studiosi di Montale, Elio Gioanola, autore dell’interessante, ponderoso “Montale. L’arte è la forma di vita di chi propriamente non vive” (Jaca Book), il 9 novembre, alle 15, presso la Sala Montanari, e alle 21 dello stesso giorno lo ricorderà al Centro culturale Piccola Fenice di Masnago.

4 novembre 2011
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Un commento a “Tre iniziative ricordano Montale. Nessuna la Merini

  1. Roy1 il 5 novembre 2011, ore 09:55

    Ma allora il Santuccio vive! Grazie ai Versonauti, e non ai gulliveriani? Qualcuno mi spiega?

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