Roma

Giuseppe Battarino sui luoghi della vita di P.P.P.

Le ceneri di Gramsci

E’ la sera del 2 novembre. A Roma non fa freddo. Tra Termini e piazza Esedra alzo gli occhi per capire che cosa è cambiato da allora. Se tenessi lo sguardo diritto sarei costretto a chiedermi se i ragazzi di vita ancora oggi contino i loro passi sotto i portici, nei giardinetti polverosi o tra i banchetti dove operosi cingalesi vendono, in una surreale convivenza, libri antichi e film pornografici.

Pasolini la sera dell’1 novembre 1975 cena con Ninetto Davoli, che ha con sé la moglie e i due figli. “Venendo al ristorante ho sempre camminato a testa bassa, non volevo vedere in faccia nessuno”. E’ una delle frasi di Pier Paolo in quella prima cena, in cui parla, preoccupato, di violenza. La seconda cena sarà a Ostiense, da spettatore dell’affamato Pino Pelosi.

Mancano la ragnatela dei percorsi aerei dei filobus, i richiami dei venditori di fusaje persi in cielo, il moto veloce delle nuvole spinte dal vento di ponente che nuovi palazzoni fermano in periferia. Una periferia più lontana di quella d’allora, dove oggi altri stranieri, non più gli stranieri calabresi e abruzzesi, “dormono da piedi coi nipoti in camerette sporche”.

Guardare intorno, non soltanto ricordare l’incerto biancoenero di un piccolo televisore straziato dalle lacrime di Ninetto Davoli. E guardando intorno, sotto i portici di piazza dei Cinquecento, dove Pier Paolo incontrò Pino, si leggono i segni di una povertà che disturba molti, i senza casa, i quattro neri con le loro quattro cose, ma la zella tra sampietrini e marciapiedi è quella di sempre.

Alle vite presunte violente bastava una lambretta per essere vive: oggi i nipoti devono insozzare una saracinesca al 58 e al 59 della piazza o tentennare sotto i portici come brumisti ungarettiani, non per il mezzo sonno ma istupiditi da una sostanza qualsiasi.

Penso a piazza Risorgimento, doveva essere bello passare con la trasgressione di un’accelerata dell’Alfa sotto quelle diligenti finestre allineate. Non ho cuore di arrivare a Ostia. Devono bastarmi la Piramide e Testaccio. La fatica, oggi, di intuire il cimitero acattolico dove sono le ceneri di Gramsci, oltre la malinconica movida dei locali alla moda – o già non più – ricavati da vecchie officine, che potresti immaginare appena abbandonate da ragazzini dalle tute blu incrostate d’olio, lesti al richiamo di vita delle saracinesche abbassate. Lui sin da lì era capace di sentire l’odore del mare.

Se così abbiamo voglia di chiamare, non avendo a disposizione altre parole, l’impressione raccolta da un nostro senso sconosciuto ma preciso. E mi rendo conto che vorrei chiamare odore della contemporaneità quello che Pier Paolo Pasolini già allora sentiva e che oggi ci costringe a difendere quello che resta della bellezza, dell’integrità sociale, del rispetto di noi stessi, delle diversità che incontriamo: di tutte queste cose, che si tengono, che ci tengono insieme e ci fanno civili, e che il 2 novembre di molti, e pochi, anni fa, la sua voce – spenta dalla violenza di un ragazzo, di molti uomini neri, di una parte di ciascuno di noi – ha smesso di ricordarci.

Giuseppe Battarino

3 novembre 2011
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4 commenti a “Giuseppe Battarino sui luoghi della vita di P.P.P.

  1. Pedro il 4 novembre 2011, ore 04:04

    Una visione avvenente, del “pianeta” Pasolini e di quella Roma, dove gli stranieri di allora, erano calabresi e abruzzesi. Altrettanto piacevole, l’offerta di pensiero a Giovanni Davoli, meglio conosciuto come Ninetto, un attore de panza, capace di elargire allo spettatore di turno, durezza e cuore in contemporanea ad una scena più o meno impegnata.
    sarebbe bello, entrare in quella parte mancante di cuore, che non ha permesso all’autore di questo bellissimo scritto, di spingersi fino a Ostia.
    Prendo spunto, da questa riflessione per invitare Giuseppe Battarino a non smettere di raccontarci Pierpaolo Pasolini, e quella Roma. Magari, la prossima volta, partendo proprio da Ostia.
    Un sentito complimento, alla Redazione di Varesereport, che permette ai propri lettori, chicche editoriali di grande valenza.

  2. Alessia il 5 novembre 2011, ore 12:04

    Percorrere dei passi e guardarsi intorno. Fermarsi e sentire quei passi e quei luoghi, fermarsi e cercare in quei passi e in quei luoghi, fermarsi e unire quello c’era e quello che c’è..cercare un filo sottile

  3. Roy1 il 5 novembre 2011, ore 16:59

    …bella e rara la citazione di Ungaretti

  4. Lilia il 6 novembre 2011, ore 17:28

    In una serata di questo autunno così mite, l’Autore ci prende per mano e ci accompagna in questi luoghi di Roma odierna per far rivivere il tempo e il pensiero di P.P.P.
    Lo fa con la consueta grazia, con l’abituale finezza, con la passione vera, in un cammino dove occhi e cuore si mescolano intimamente.
    Vorremmo ancora passeggiare per Roma e leggere di P.P.P. in futuro, apprezzando queste preziose occasioni di incontro

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