Lettere

Cattolici dopo Todi

Scriveva qualche giorno fa padre Enzo Bianchi, priore di Bose, su La Repubblica: “In questi ultimi anni abbiamo più volte indicato non solo l’afonia dei cattolici in politica – la debolezza di rilevanza nella progettazione e nella costruzione della polis – ma anche le cause che l’hanno prodotta, tra cui l’intervento diretto in politica di alcuni ecclesiastici e la scelta di agire come un gruppo di pressione”.

Da cattolico, nel momento in cui rifletto su vicende della Chiesa, cerco sempre di tenere bene in mente un principio: non si possono applicare schemi politici su una realtà di fede. Dunque interpretare Todi come un progetto politico è riduttivo.

Todi, io credo, rappresenta un tentativo di svolta dell’associazionismo cattolico in un momento drammatico per il nostro Paese. L’Italia è una comunità civile prostrata. Lo è moralmente, lo è economicamente, lo è socialmente. Lo è nelle giovani generazione come in quelle vecchie. Tutti temono per il loro futuro.

In questa situazione il laicato cattolico dopo venti anni di “quasi assenza” ha avuto un soprassalto. Si è reso conto che non può più chiamarsi fuori, deve partecipare alla ricostruzione del Paese. Nel 1981 ci fu un documento del Consiglio Permanente della CEI “La Chiesa italiana e le prospettive del Paese” che spingeva all’impegno. Lì si scriveva “ l’assenteismo, il rifugio nel privato, la delega in bianco non sono leciti a nessuno, ma per i cristiani sono peccato di omissione”. Identico richiamo ha usato Bagnasco a Todi. Dunque un forte appello alla partecipazione e al pensare politicamente prima di qualsiasi ipotesi di nuovo partito cattolico.

Io appartengo alla generazione di cattolici che presero sul serio le parole del 1981. Certo allora le cose erano diverse. Ora non c’è più il partito di riferimento la DC e gli italiani sono cambiati.

Ne “La Democrazia dei cristiani”, Scoppola, alla domanda, se fosse facile la condizione di cattolici in politica rispondeva: «Sicuramente no. Non soltanto perché orfani di un grande passato ma anche perché è venuta meno la mediazione dei partiti e perché lo spazio che prima si dedicava all’elaborazione politica oggi è stato occupato dai media e dalla ricerca spregiudicata di un rapporto in presa diretta tra leader e masse». Io non so se Todi può rappresentare una nuova stagione per i cattolici. Credo, tuttavia, che a questo nostro povero Paese manchi l’apporto di molti. C’è molta afonia in giro. Non solo da parte dei cattolici.

Roberto Molinari

Segretario Cittadino PD

Varese

3 novembre 2011
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2 commenti a “Cattolici dopo Todi

  1. Giuseppe Vuolo il 3 novembre 2011, ore 17:06

    Caro Roberto,

    un bel pezzo e ti faccio i complimenti. Dopo la scomparsa della DC I cattolici come una grande diaspora sono andati ovunque. Cio’ e’ quelllo che accade normalmente a chi aveva una Casa ed un giorno all’improvviso si trova a non averla piu’.
    La maggioranza pero’ aveva deciso di non fare piu’ politica.
    E’ giusto che si faccia un appello per chiedere Loro di tornare ad impegnarsi. Ma non basta questa richiesta, bisogna anche dire in quale casa e per fare cosa, altrimenti si rischia solo di fare il gioco di chi ci ha portato a vivere queste ore.
    Un caro abbraccio
    Giuseppe Vuolo

  2. Roberto Molinari il 4 novembre 2011, ore 14:01

    Caro Pino ti ringrazio per i complimenti. Siamo entrambi vecchi del mestiere per cui è bene non giocare di retorica. La casa non c’è più e sono venute meno le ragioni che spingevano i molti a stare insieme. E’ cambiato il mondo, sono cambiate le persone ed è cambiato il mondo cattolico. Semmai bisognerebbe chiedersi se tutti, allora, hanno fatto il possibile per evitare che la casa crollasse o se invece, in molti, hanno aiutato a che le mura sprofondassero.
    Oggi occorrono nuove riflessioni e nuove idee. Non è di una chiamata alle armi che abbiamo bisogno, ma di persone che vogliono testimoniare che sacrificio e gratuità sono valori fondanti per il cattolico in politica. Dopo di che, per riprendere quanto scritto in precedenza, io quello che vedo non è solo il silenzio della cultura cattolica, ma anche l’afonia di quella laica. E non credo che quella cultura possa essere solo Pannella e la sua identità radical-borghese…

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