Lettere

Partendo da Gentile

Sono consapevole di muovermi in un terreno minato e che, andar cercando di disinnescare certi “ammennicoli”, c’è il rischio di restarne sopraffatti, ma ho pensato che – in virtù proprio di cultura, società e libertà – un discorso delicato possa essere tanto più utile, affinché si possa realmente crescere in un momento storico nel quale la popolazione italiana attraversa anni difficili

tanto per la reale crisi europea, quanto per la debolezza dell’attuale classe politica.

Cercherò d’essere breve. Spero d’essere altrettanto chiaro. Ho letto con molto interesse tanto gli articoli di “Varesereport”, quanto i commenti dei lettori a proposito dell’intestazione a Giovani Gentile dei giardinetti prospicienti viale XXV aprile, all’altezza del complesso scolastico Liceo Cairoli, Medie Dante e Liceo Manzoni.

Di certo, non mi stupisco delle reazioni di molti dei lettori, ma, lo affermo con la massima serenità, occupandomi di cultura (non voglio affermare, infatti, di possederla), non riesco a comprenderle fino a fondo.

Sono, infatti, certo del fatto che chi coltivi il sapere, occupazione che amano molti dei lettori di “Varesereport” che è l’unica testata varesina realmente “critica” nel senso propositivo e positivo che il termine possiede, debba, innanzi tutto, esprimere un’idea, solo dopo avere soppesato quanto di buono e di pessimo un episodio storico, un’epoca, un individuo abbiano compiuto, sapendo riconoscere se il fatto positivo esista, non negandolo a priori a fronte dell’aspetto negativo, o per “pre – giudizio”, o per appartenenza ad uno schieramento.

Questo soprattutto perché, tanto più oggi, nelle difficoltà in cui tutti vessiamo, non si procederà verso un reale miglioramento delle condizioni sociali, se si continui a sollevare steccati e rigidi schieramenti, anziché cercare di incontrare quei punti di contatto che, sviluppati, occorrono ad innescare una capacità di crescita comune.

Di certo Giovanni Gentile è filosofo che aderì al fascismo, che avvallò le orrende leggi razziali (quando, però, altri fecero lo stesso, tacendo per paura, oppure perché, in segreto, approvavano) e la Repubblica di Salò.

Vi è anche, però, il Gentile che, muovendo, dapprima in sintonia con Benedetto Croce, dalle discussioni attorno all’hegelismo, e quindi, al marxismo, da una parte creò una riforma della scolarizzazione (in effetti, la prima compiuta dal 1859, anno nel quale era entrata in vigore quella del marchese Casati) che “resse” fino a non molti anni fa (sebbene con opportuni ritocchi). Una riforma che, per la sua assoluta laicità, fu contestata dalla Chiesa, tanto che Mussolini stesso intervenne con numerosi emendamenti per non entrare nuovamente in tensione con il Vaticano.

Quindi, lo stesso Gentile, in funzione di un’idea di cultura che potesse essere alla portata di tutti i cittadini, anche di coloro che avessero svolto la sola scuola dell’obbligo, progettò l’idea di un’enciclopedia nazionale che si realizzò, grazie all’apporto di Giovanni Treccani, dal 1925, e che vide la collaborazione di studiosi d’ogni orientamento.

Questo progetto di formazione della cultura fu il prodotto della sua criticità nei confronti del “positivismo” ottocentesco, espresso in un volume che, proprio a fronte degli eventi storici, fu cassato, quando l’Italia post bellica doveva purgare i nomi scomodi, “Le origini della filosofia contemporanea in Italia”, dedicato ad un esame, spesso impietoso, del pensiero italiano della seconda metà del XIX secolo.

Gentile fece l’errore, come altri intellettuali dell’epoca, di aderire al fascismo. Senza doverlo e volerlo scusare, è, però, comprensibile l’adesione stessa, quando si consideri che, nel suo pensiero giuridico e politico, diretta emanazione di quello teorico ed etico, egli identifica lo stato come l’incarnazione della moralità, in altre parole vede uno “stato etico”.

Spero – ed è l’aspetto che importa, quando interessi la crescita del pensiero critico dei cittadini – che si comprenda comprendere che scagliarsi completamente su di una figura (o un periodo storico) in forma univoca, scartando a priori la conoscenza nel suo complesso è sempre indice, in realtà, di un modo di pensiero pregiudizievole. Lo affermo ora, per Gentile, poiché è il “casus belli” del momento, ma chi mi consoce sa che mi accosto in maniera asettica e critica a qualunque branca del sapere per non restare abbagliato senza avere fatto un’opportuna conoscenza con i dati reali.

Per crescere, infatti, si deve conoscere. Per conoscere è opportuno indagare i fatti, imbattendosi sia in ciò che si approvi, sia quanto si rigetti. Quando si sarà posto nuovamente Gentile nel periodo storico senza pregiudizi, accostandosi ai fatti, forse si potrebbero evitare quei giudizi inappellabili che volutamente ignorano che da nessuna parte, in alcun periodo storico o schieramento di pensiero culturale e politico, vi è un insieme depositario del solo bene e che la Storia è sempre scritta e diffusa, in linea di principio, dai vincitori.

Senza tono polemico, un solo riferimento: dopo il fascismo, prima della costituzione, vi furono episodi non edificanti attuati da chi non era mai stato fascista: credo Dalmazia, Pola, “foibe” siano solo alcuni nomi che sollecitano numerose riflessioni.

Il giardino dedicato a Gentile può anche starci, considerato che l’apporto “positivo” del filosofo alla cultura italiana ci fu ed è innegabile, salvo che non si valuti la sua figura con il pregiudizio politico (che non importa alla Storia del sapere umano, quella che si scrive sempre con la S maiuscola, per rispetto).

Altri nomi che i lettori hanno fatto sono poi altrettanto validi perché qualche spazio possa essere loro dedicato e sarebbe molto positivo nella nostra città fatta di orticelli, steccati, congreghe, tutti elementi perniciosi ad una reale libera circolazione di opinioni e di pensiero.

Il fatto più importante per la crescita di questo paese allo sbaraglio, infatti, sarebbe opportuno che tutti noi si conosca meglio cosa abbiano svolto, nel bene e nel male, questi “nomi” (Gentile, Croce, Montessori, il “mitico” maestro Manzi, Mussolini, Vittorio Emanuele III, Luigi Einaudi, Saragat, Berlinguer, Spadolini, Mazzini, Cattaneo Machiavelli e chi più ne ha, più ne metta…), diffondendone i profili, affinché le nuove generazioni, una volta “incontrati” nella loro complessità umana, possano, criticamente e consapevolmente, porsi nei confronti della validità – o dell’insignificanza – del pensiero e delle azioni.

Da questi due elementi, sovente, se non ce ne scordassimo, eviteremmo di cadere negli stessi errori, anche se in modo inconsapevole, ed avremmo parte delle risposte per reali progetti sul futuro.

Bruno Belli

28 ottobre 2011
© RIPRODUZIONE RISERVATA

7 commenti a “Partendo da Gentile

  1. Gimocchiverdi il 28 ottobre 2011, ore 16:18

    Egr Sig Belli, condivisibile il suo scritto, credo che nessuno metta in discussione l’apporto culturale al nostro paese del pensiero Gentiliano Tante’ che persino Gramsci colse e ne elaboro’ alcuni aspetti. L’apporto all’inciclopedia, strumento che sara’ di aiuto a tutti di qualsiasi parte politica, la riforma della scuola, che resse sino al 1969 seppur discutibile in alcuni aspetti resta una grande riforma.Ma se tanto di buono fu fatto non si puo’ dimenticare la sua adesione, forte, convinta al regime. Il manifesto degli intellettuali ne da prova, l’odiosa adesione alle leggi razziali sono dati di fatto che anche se la storia la scrivono i vincitori non sono invenzioni. Sarei anchio dell’idea di scindere le due anime il filosofo puro, con la sua elaborazione del pensiero, e il politico che condivise un periodo storico da protagonista nefasto per la nostra Patria.Da come si e’ voluta presentare l’intitolazione di questo parco da parte dell’ass Clerici, fa pensare sia uno sprovveduto in tutti i sensi, volendo apporre la targa con la dicitura assassinato nel 1944, si evince che cio’ che rappresenta prima il politico poi il pensatore addossando ad altri Italiani un crimine da additare alle future generazioni. Condivido con Lei che motivare il no dei cittadini presuppone almeno la conoscenza dei fatti storici che hanno prodotto questi eventi, e proprio per questo il mio giudizio e’ negativo a procedere nell’intitolazione dello spazio verde.

  2. Bruno Belli il 28 ottobre 2011, ore 20:14

    Egr. Gimocchiverdi, La ringrazio per il Suo intervento, per avere compreso il mio punto di vista che non è affatto “politico” ed anche per avere commentato, pur mantenendo la Sua posizione sulla titolazione dei giardinetti.
    Mi piacerebbe che anche i “nostri” amminitratori sapessero discutere con maggiori argomentazioni, invece di buttare tutto nella solita gara a chi debba per forza vincere con l’alzare i toni anche su questioni che andrebbero solo ragionate.
    Forse arriverebbero a “soluzioni” che risponderebbero alla “logica” ed al “buon senso”.
    Dal poco che apprendo sulla discussione del consiglio di ieri sera, invece, mi sembra che ci sia stata la consueta rissa verbale, degno surrogato provinciale delle risse nazionali al parlamento. Ma tant’è. E la chiamano ancora “politca”…

  3. Stefano Clerici il 28 ottobre 2011, ore 23:45

    Egregio dott. Belli,
    la ringrazio per essere intervenuto nel dibattito e per averne innalzato il livello, Mi creda, non avrei voluto che tutto scadesse in una volgare rissa da “transatlantico dei poveri”: avrei voluto celebrare il Giovanni Gentile filosofo, il padre della scuola italiana, il creatore dell’Enciclopedia Treccani.
    Intitolargli il giardino che sorge a metà strada tra la scuola media Dante, il Liceo per antonomasia e gli istituti professionali non è stata una scelta casuale.
    Come ho detto ieri sera in Consiglio Comunale, Gentile ha pagato con la vita la sua grande coerenza, e tale virtù (ormai in via d’estinzione) rappresenta un ulteriore motivo per dedicare al Professore un bel giardino rinnovato, che ospita un leccio mediterraneo, una rovere padana e una sughera della Sardegna, a celebrare quell’unità nazionale che il grande pensatore ha contribuito a realizzare.

  4. Roy1 il 29 ottobre 2011, ore 14:55

    Anche Hitler, Saddam Hussein e Gheddafi hanno pagato con la vita la loro grande coerenza: e questo, illustre Clerici, sarà motivo per dedicare loro vie e piazze di Varese, a imperituro ringraziamento per le loro virtù.
    Sia coerente con le sue motivazioni, ci regali queste nuove scelte: privilegiando la virtù della coerenza con il Male del totalitarismo a quella del sacrificio operoso – Montessori, Manzi – per l’educazione

  5. franco giannantoni il 30 ottobre 2011, ore 18:19

    Egregio Direttore, leggo la “tirata” del professor Belli. Giovanni Gentile era un fascista e, poi, dopo l’8 settembre 1943, un fascista repubblicano, collaborazionista del tedesco invasore. Ai fascisti, nella Repubblica italiana nata dalla Resistenza al nazifascismo, non si deve dedicare niente. Se avvenisse sarebbe un insulto inttollerabile. Basta con gli equilibrismi dialettici. Cordiali saluti, Franco Giannantoni

  6. Valeria il 30 ottobre 2011, ore 18:55

    Sig. Clerici, per prima cosa leggendo i vari commenti lasciati in merito alla questione del giardino, non vedo un basso livello nè la “volgare rissa da “transatlantico dei poveri” che lei riporta nel suo commento. Semplicemente la sua proposta non è condivisa da molti lettori che hanno motivato il loro dissenso in modo civile e libero (almeno qui, la libertà non ci è negata!).

    Capisco quello che vorrebbe celebrare di Gentile e, forse, condividerei la sua scelta se lui si fosse limitato a questo, ma putroppo, non si è limitato a ciò e certi riconoscimenti vanno dati a persone che se li meritano davvero, fino in fondo e non si sono macchiati di azioni orribili, cancellando così tutto il resto.
    Io, ad esempio, sono una cittadina onesta, la mia fedina penale è pulita, ma se domani dovessi macchiarla è ovvio che questo influenzirebbe tutto ciò che sono e non potrei più dire: ma prima avevo fatto questa cosa bella, buona e giusta.

    Inoltre, proprio la motivazione che porta per giustificare la sua scelta è in netto contrasto con ciò che Gentile ha fatto appartenendo al fascismo, abbracciandolo fino in fondo. Non si può deidcare un giardino vicino alle scuole (che dovrebbero essere per prima cosa luogo di educazione!) ad una persona che ha realizzato il manifesto della razza: questo è un fatto grave e diseducativo! Ai bambini, agli alunni di ogni scuola bisogna insegnare l’uguagliana, il rispetto per gli altri e per se stessi (specialmente in quest’epoca di multiculturalità!) capisco che per alcuni partiti sia difficile da comprendere ed accettare, ma questo è quello che mi hanno insegnato e che si dovrebbe continuare ad insegnare ai bambini. (ed a certi adulti) L’istigazione al razzismo, al diverso, portano solo ad un odio stupido ed inutile.

    Gentile, dato questa sua azione e tutta la sua coerenza con il fascismo non è, per logica, la persona più indicata a questa intitolazione.
    Trovo, invece, meritevole, senza ombra di dubbio, l’opera di Maria Montessori (come già avevo detto negli altri miei commenti) che ha dedicato tutta la sua Vita all’educazione, alla scuola.

    La ringrazio per l’attenzione e spero che il mio livello di comunicazione sia abbastanza alto per il suo metro di giudizio.

  7. sergio vito il 31 ottobre 2011, ore 19:18

    Grazie Valeria e grazie Giannantoni per i vostri interventi. Una curiosità. Giannantoni definisce Belli “professore”. Mi piacerebbe sapere quale università ha fatto, con chi si è laureato e, visto che è professore, su quale cattedra esercita questa nobilissima professione. Grazie.

Rispondi