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Ripartono domani i cantieri dell’Arcisate-Stabio

Ripartono i cantieri della ferrovia Arcisate-Stabio

I cantieri della ferrovia Arcisate-Stabio riprenderanno a pieno regime già da domani. E’ questo il risultato dell’incontro convocato oggi in Regione e che si è concluso con la sottoscrizione di un accordo per il superamento delle criticità emerse sulla ferrovia Arcisate-Stabio e l’immediato riavvio dei lavori. All’incontro, indetto dall’assessore alle Infrastrutture e Mobilità della Regione Lombardia Raffaele Cattaneo e protrattosi per tutta la mattina, erano presenti Michele Marzano, direttore investimenti direttrice est ovest di Rfi, l’ingegner Claudio Salini, Presidente della società costruttrice, l’assessore al Territorio e Grandi opere della Provincia di Varese Piero Galparoli, il vice sindaco di Varese Carlo Baroni, i sindaci di Arcisate Angelo Pierobon, di Induno Olona Mariangela Bianchi, Sandy Cane di Viggiù, il Presidente della Comunità Montana Valli del Piambello Maria Sole De Medio i rappresentanti di Arpa, delle direzioni generali Ambiente e Territorio di Regione Lombardia, i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil Terenzio Crespi, Flavio Nossa e Antonio Massafra, del consorzio Comense Inerti e Luigi Rainer proprietario della Cava Rainer.

“L’incontro – ha detto l’assessore Raffaele Cattaneo  - ha permesso di risolvere tutti i problemi che abbiamo dovuto affrontare in questi giorni. Grazie alla collaborazione di tutti abbiamo ottenuto un risultato fondamentale per il nostro territorio”. L’accordo è stato firmato sulla base di due condizioni: la prima è che l’impresa Salini si impegna a riaprire i cantieri a pieno regime già da domani. La seconda pregiudiziale è che l’istanza di rescissione del contratto presentata dalla stessa Salini al tribunale di Roma venga sospesa e resa inefficace nei suoi effetti e sia definitivamente revocata non appena saranno verificati gli esiti dell’accordo odierno.  L’accordo inoltre prevede soluzioni per ciascuno dei tre problemi individuati nel corso della settimana scorsa e che sono stati affrontati questa mattina alla presenza di tutte le parti.
 
La Salini aveva presentato riserve, ovvero extra costi per lavorazioni non previste nell’appalto e motivate da ragioni esterne, per 26,5 milioni di euro. Rfi si è impegnata ad affrontare la loro valutazione nell’ambito della normativa esistente rilevandone l’oggettività di ciascuna. “Questa – ha sottolineato l’assessore – è una procedura che non impatta sul cantiere e sui tempi di conclusione dei lavori”.
 
I pagamenti, che nelle opere pubbliche avviene in base allo stato di avanzamento lavori, attualmente ammontano a 36 milioni di euro e in questo momento all’impresa sono stati liquidati solo in minima parte. “Oggi – ha spiegato l’assessore -  anche grazie al lavoro fatto in questi giorni, inclusa la riunione svolta venerdì al tavolo dell’ingegner Michele Elia, amministratore delegato di Rfi, è stato concordato che questo problema verrà risolto accelerando pagamenti per 12 milioni di Euro già emessi e liquidabili”. Per i sal successivi RFI si impegna procedere con la massima celerità.
 
Sul fronte  delle terre e delle rocce di scavo, nell’incontro è stato ribadito da parte di Arpa, della direzione ambiente della Regione e della Provincia di Varese, che l’arsenico contenuto nelle rocce è di origine naturale ed è dovuto ai fenomeni risalenti alla prima e seconda glaciazione. Su 1,3 milioni di metri cubi di materiale di scavo previsto, 500mila potranno dunque essere utilizzati senza difficoltà alcuna nel cantiere per la realizzazione delle opere in rilevato. I rimanenti 800mila metri cubi, di cui era prevista la commercializzazione e il riutilizzo del cantiere per la realizzazione dei calcestruzzi, non potranno essere utilizzati a questi scopi perché il loro trattamento genererebbe un sottoprodotto che avrebbe un costo di smaltimento superiore al beneficio. “E’ stato deciso – ha spiegato Cattaneo – che questi materiali verranno utilizzati per progetti di recupero e ripristino ambientale di cave esistenti nel territorio. In particolare è stata individuata la cava Rainer di Arcisate, come quella più prossima al cantiere e che ha le caratteristiche naturali più simili al materiale che verrà estratto dal cantiere stesso”. Nei prossimi giorni, sulla base di un’autorizzazione di stoccaggio temporaneo e provvisorio emessa da parte del Comune di Arcisate, verranno conferiti alla cava innanzitutto  i 200mila metri cubi di materiale stoccato in cantiere  he, occupando tutta l’area che era prevista per la movimentazione e lavorazione, attualmente impediscono la ripresa a pieno regime dei lavori. Successivamente la cava Rainer dovrà presentare entro 45 giorni un progetto di ripristino al Comune di Arcisate che lo dovrà autorizzare nei successivi 30. “Ci siamo dati per questa attività – ha detto l’assessore – tempo fino alla fine dell’anno per valutare quanto materiale sarà possibile conferire in quel sito”. In alterativa è stata valutata la possibilità della cava Cattaneo di Malnate che però ha bisogno di una verifica sia con il Comune di Malnate (oggi assente) in ordine alle condizioni di base dello stato dei suoli. In sede tecnica è emersa anche l’ipotesi dell’utilizzo della cava Femar di Viggiù che però non è praticabile in quanto il sito è attualmente oggetto di sequestro giudiziario.
 
L’impresa Salini ha stimato un costo aggiuntivo per il conferimento nei siti indicati e il mancato ricavo dalla vendita degli 800 mila metri cubi previsti, dell’ordine di 20 milioni di euro. “Noi – ha spiegato Cattaneo  – riteniamo  che l’importo corretto dovrà essere quantificato in un rapporto diretto tra appaltatore e stazione appaltante sulla base di riscontri oggettivi. Le istituzioni del territorio faranno la loro parte affinché questi oneri siano i più bassi possibili . Sulla base di questi elementi però, possiamo stimare con certezza che gli oneri di cui parliamo non sono tali da pregiudicare l’avanzamento dei lavori di una spesa di 223 milioni”.
 
“Alla luce dell’accordo odierno – ha concluso l’assessore – possiamo confermare che  l’opera verrà completata nel rispetto dei tempi fissati ovvero per la fine del 2013. L’esito dell’incontro odierno e del lavoro svolto nei giorni scorsi è un altro esempio del metodo lombardo per le infrastrutture: non ci nascondiamo dietro i problemi, ma prendiamo in mano le difficoltà e le risolviamo grazie alla trasparenza, alla collaborazione tra le parti e alla buona politica. Altro che ‘italietta in fallimento’ come qualcuno si è affrettato a dire oltre confine. Una volta di più la Lombardia dà un esempio dell’Italia che funziona e fa il suo dovere. Siamo in Lombardia, quella di Formigoni e del suo buongoverno. ‘Scherzi a parte’, striscia la notizia, le ‘Iene’ e altri spettacoli comici evocati in questi giorni li lasciamo a chi ha già dimostrato di averne diretta esperienza”.

25 ottobre 2011
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