Varese

Con la Loewenthal la crisi irrompe al Premio Chiara

La vincitrice Elena Loewenthal

Finalissima del Premio Chiara alle Ville Ponti, cerimonia con autorità (ma quest’anno mancavano il sindaco Fontana e il presidente Galli), scrittori, pubblico e premi, ma soprattutto con spoglio, in diretta, da parte del notaio Bellorini, delle schede che riportavano il verdetto dei duecento giurati popolari. Con uno stacco di 58 voti rispetto agli altri due concorrenti, ha conquistato il gradino più alto del podio la scrittrice Elena Loewenthal, con la sua bella raccolta di racconti “Una giornata al monte dei pegni” (Einaudi), che si è aggiudicata 101 voti, mentre sono andati 43 voti sia ad Eugenio Baroncelli con “Mosche d’inverno” (Sellerio), sia a Ermanno Cavazzoni con “Guida agli animali fanastici” (Guanda), finiti a pari merito secondi. Parentesi: resta il mistero della scheda nulla citata dal notaio. Chi può averla annullata? Con quale frase o disegno o sgorbio? Un no-Tav o un non-Casson? Mah.

Cerimonia finale senza grandi colpi d’ala, quella di ieri pomeriggio alle Ville Ponti. Anzi, rispetto all’anno scorso, con qualche momento di caduta di ritmo in più, come nel caso della noiosa presentazione dei tre finalisti condotta dal giornalista Luigi Mascheroni. Per il resto, si è vista un po’ la stessa pellicola di ogni edizione: l’ironia sottile di Romano Oldrini, l’entusiasmo contagioso di Bambi Lazzati, lo stile misurato di Claudia Donadoni, lo spaesamento degli scrittori finalisti, il basso profilo degli interventi dei rappresentanti politici e istituzionali. Sconcertante il paragone, fatto dalla consigliera regionale leghista Ruffinelli, tra il Premio Chiara e il Festival della Letteratura di Mantova. Non si può arrivare a tanto.

In certo qual modo era atteso il risultato finale. Pur in presenza di un tris di finalisti di buon livello, molti erano i fattori che giocavano in favore della Loewenthal: era l’unica autrice donna tra i finalisti, intercettava con il suo libro la crisi profonda del momento nel nostro Paese, il libro era scritto davvero bene. Per quanto non era minimamente paragonabile ad un capolavoro della stessa autrice come il romanzo “Conta le stelle, se puoi”. Un verdetto, comunque, non semplice. Decisamente originale e con punte di grande comicità anche il volume di Cavazzoni, che nel noioso dibattito succitato ha fatto un figurone, con il suo aspetto strampalato e la sua parlata dalle inflessioni felsinee.

Tra le cose più divertenti, il grosso cioccolatone Lindt donato, con assegno, ai tre finalisti, l’angolo vintage presentato dal cultore Gervasini e dedicato alla serie televisiva “I giovedì della signora Giulia” (con la presenza, sul palco, del bravo Ceriani, che in tv faceva la parte dell’architetto Fumagalli, accanto ad una fascinosa la giovane Martine Brochard), la brava e bella “segnalata” giovane scrittrice ticinese Benedetta Sara Galetti, la battuta della Loewenthal “gli occhiali sono peggio delle rughe”. E poi, dulcis in fundo, la consueta eleganza dell’assessore leghista alla Cultura della Provincia, Francesca Brianza.

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24 ottobre 2011
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