Varese

Alla Ghiggini le tele di Ferrario, il pittore-avvocato

Da sinistra, Ferrario, Fontana, Zanzi, Ghiggini

Un vernissage che ha richiamato, allo spazio della Galleria Ghiggini di Varese, un folto pubblico di amici e di estimatori verso Gian Maria Ferrario, l’autore delle opere, artista, poeta, ma anche stimato avvocato civilista nato a Vedano Olona. Suggestivo il titolo della mostra, “Il fiore del glicine. Immagini della memoria”, un titolo ricavato da una delle ultime righe scritte lasciate da Ferrario prima della morte. Numerosi gli avvocati giunti in galleria, a partire dal sindaco di Varese, Attilio Fontana. La mostra, introdotta dalla brava Eileen Ghiggini, è stata “letta”, nel catalogo e questa sera dal vivo, da Luigi Zanzi, che si è soffermato sulle opere di colui che è stato battezzato, dai critici, come “il vedanino”.

Diverse le rassegne dedicate alle opere di Gian Maria Ferrario, dal Chiostro di Voltorre a Villa Recalcati e alla Sala Veratti. Questo pomeriggio alla Ghiggini una nuova mostra, partita alla presenza del fratello dell’artista, Fulvio Ferrario. Una mostra in cui Luigi Zanzi intravvede la malinconia. “Non quella di Durer, una malinconia drammatica, dal volto tenebroso, che rimpiange un passato eroico che non c’è più, ma in Ferrario c’era la malinconia che nasce dalla tensione tra desiderio della bellezza e la sua irraggiungibilità, una malinconia rivolta al futuro, non al passato”.

Zanzi ha scandagliato più a fondo le peculiarità dell’arte del pittore. “Vedanino”, ha detto Zanzi, evoca un paesaggio che è quello della campagna vicina alla città, della brughiera tra Tradate e Venegono. Ferrario, come ha detto Zanzi, “è stato anche il pittore della domesticità, della bellezza attinta nel gioco della memoria”. Zanzi ha concluso con un elogio del “dilettante”: “colui che prova diletto nelle sue tante occupazioni, l’eclettico capace di una vita piena”. Eclettico come Gian Maria Ferrario, ma eclettico capace di volare alto.

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22 ottobre 2011
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