San Martino

Al San Martino Dario Galli parla della Resistenza

La giunta Galli davanti al rifugio del San Martino

La giunta provinciale guidata da Dario Galli si è riunita ieri mattina in cima al San Martino, località della Valcuvia che evoca un passato drammatico. Fu combattuta qui la famosa battaglia del San Martino, che fra il 15 e il 18 novembre del ’43 vide il gruppo partigiano comandato dal colonnello Croce fronteggiare e poi rimanere schiacciati da un’offensiva nazi-fascista, con morti, fucilati e torturati. Sul monte ora sorge una chiesetta, c’è un sacrario, ma anche un rifugio, che è stato realizzato da Giuseppe Ferri. A lui è stata scoperta una targa, nel cinquantesimo della fondazione del rifugio.

Dopo la breve riunione di giunta nel rifugio, è stata scoperta la targa dedicata a Ferri. Prima del pranzo, a base di prodotti locali, consumato dal presidente Galli, i suoi assessori, dirigenti provinciali e rappresentanti dei media, il presidente Galli si è soffermato su alcuni problemi, tra cui l’ortomercato a Fontanelle (15 mila metri quadrati). Della Società dei mercati  la Provincia già possiede il 24% e a breve acquisirà il 48% del Comune di Varese. Tutto questo per fare cosa? “Abbiamo intenzione di ospitare presso quell’area una Cittadella della sicurezza, dove possano trovare ricovero i mezzi della Polizia provinciale, della Protezione civile, dei Vigili del Fuoco”.

il presidente Galli si è soffermato anche sul luogo in cui si è svolta la missione. “Spesso i varesini cercano mete esterne per le loro vacanze, mentre hanno a pochi passi da casa un luogo bello come il Monte San Martino”. Prima Monteviasco, poi San Martino, Galli e la sua giunta propongono di conoscere veri angoli d’eccellenza del nostro territorio. “Luoghi della nostra provincia assai poco conosciuti dagli stessi residenti in provincia”.

Infine, considerato il luogo ricco di ricordi e di storia, domanda a Galli sull’antifascismo e la Resistenza. Valori importanti ancora oggi? “Certamente sì, ma non vanno considerati in un’accezione sbagliata. I partigiani come quelli che hanno combattuto qui, si sono battuti per la libertà. E la libertà è un valore universale, che è riduttivo a collocare in una sola fase storica. Poi ricordiamoci che tutti avevano il busto di Mussolini, ma che i giorno dopo la sua fine sono diventati partigiani. Si sono moltiplicati i partigiani del 26 aprile”.

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19 ottobre 2011
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