Varese

Santuccio, la proprietà: quando il sindaco ci chiamò

Il Teatro Santuccio

Il Teatro Santuccio, nonostante i continui “stop and go” conosciuti nella sua esistenza recente, si è imposto come uno spazio culturale in città. Una vocazione in cui è stato fondamentale il ruolo di Palazzo Estense e del sindaco Attilio Fontana. La storia di questo pezzo di città ci viene raccontato da Emanuela Firpo, l’amministratore della Fivar, l’immobiliare che possiede l’edificio di via Sacco in cui sorge il teatro, e alla quale il Comune paga l’affitto. 

“Sono contenta che il teatro sia stato affidato al Gulliver – esordisce la Firpo -, sono soddisfatta che, grazie all’ingresso del Gulliver, diventerà uno spaziodi educazione, di rispetto, ed è giusto che venga utilizzato. Molti di coloro che entreranno a fare attività qui li conosco, e so che nel loro lavoro ci mettono l’anima”. La Firpo racconta che il Teatrino aveva già decisa una destinazione di tipo commerciale. “Sì, doveva diventare uno spazio commerciale, uno spazio terziario”. C’era già un progetto: un vetro avrebbe coperto le gradinate, e da sopra si sarebbero potute vedere. Nella parte superiore, invece, sarebbero state collocate attività commerciali.

“Ma ci chiamò il sindaco Fontana – dice l’amministratore della Fivar – e ci disse che sarebbe stato un peccato invertire la rotta rispetto alla storia di questo luogo. A tale proposito esisteva una documentazione in Comune, relativa all’uso di questo immobile”. La Firpo ricorda che la storia della città è passata dal Santuccio, che fu anche adibito a palazzo fascista, come i fregi, recuperati, ricordano all’esterno. “Allora decidemmo di recuperare questa struttura – continua la Firpo -, un recupero che è stato anche un abbellimento, anche se abbiamo perso volumetria”. Un recupero che ha portato poi all’attuale utilizzo culturale del Santuccio. 

Per quanto riguarda gli interventi successivi, legati al miglioramento dell’acustica, quelli sono stati a carico del Comune: pannelli laterali e plexiglas sul soffitto. “Fanno parte dell’arredo – conclude la Firpo - e dunque il Comune dovrà portarseli via una volta terminato il contratto di affitto”.

17 ottobre 2011
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