Varese

Dalle banlieu a Varese, parkour spopola anche qui

Una bella foto di gruppo in piazza Repubblica

Piazza Repubblica, il parkour è in corso. Ragazzi, tanti, che corrono su e giù dalle scale della piazza, si fermano, riprendono a correre. Poi escono dalla piazza, vanno in piazza Carducci, a casa degli indignati, e arrivati là iniziano a fare flessioni. Poi tornano in piazza Repubblica. Oggi pomeriggio i ragazzi del parkour sono i veri protagonisti della manifestazione anti-razzista organizzata dal Comitato Provinciale Uisp di Varese e da Fare (Football Against Racism in Europe), la rete europea che unisce tifosi, associazioni calcistiche e unioni di calciatori contro il razzismo e la xenofobia.

In piazza Repubblica Gennaro, uno dei ragazzi che si dedica al parkour, spiega: “E’ un modo per fare propria la città. Il parkour, dopo un momento di riscaldamento, utilizza ambienti della città per fare esercizio fisico”. Parla a nome di un gruppo di ragazzi di Varese che finora hanno portato avanti questa disciplina sportiva per conto loro, ma da questo momento il parkour diventa una disciplina risconosciuta dalla Uisp. “Invece che vivere la città in maniera stressata – continua il ragazzo – la viviamo con allegria e divertimento”.

Una novità per Varese, il parkour, nato nelle banlieu parigine, nei quartieri dove sono ambientate le storie di Pennac. Ora sta prendendo piede un po’ dovunque, anche nella città giardino. Alessandra Pessina, responsabile del progetto per Uisp Varese, dice che questo sport, insieme ad altre iniziative, vuole essere l’adesione di Varese alla Action Week, tanti vogliamo presentare tutti i tipi di sport come un momento importante per abbattere le barriere tra culture».

Per questo, oltre ad un campo di street soccer aperto a tutti, sabato pomeriggio in piazza Repubblica è prevista anche una dimostrazione di Parkour, il nuovo, acrobatico sport nato nelle periferie di Parigi. Dove la contaminazione tra culture diverse ha generato i mostri delle banlieue, ma anche un nuovo fermento positivo, da cui è nata, ad esempio, anche la saga della famiglia Malaussene dello scrittore Daniel Pennac. «Il Parkour è più simile alle arti marziali orientali che ad uno sport occidentale – spiega Gennaro Brunetti, “Magik” quando si esibisce negli spettacolari salti del suo nuovo sport – è una competizione solo con se stessi, per superare i propri limiti, ma in sicurezza».

Da quest’anno, il Parkour è uno sport Uisp: anche per questo avrà spazio nel pomeriggio di festa insieme al più classico calcio e alla giocoleria. Chiunque potrà cimentarsi negli sport proposti, senza bisogno di preiscrizione, mentre per i più piccoli sono previsti laboratori creativi e i giochi con materiali di riciclo.

Perché, come spiega Alessandra Pessina, «è lavorando con i ragazzi che si prevengono i comportamenti razzisti dei grandi. Perché nello sport esiste solo il linguaggio del corpo, che permette di superare le barriere tra culture». Come nel Parkour, dove le barriere che si superano sono culturali, mentali e anche materiali.

16 ottobre 2011
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