Varese

Al Chiara il giudice Battarino “interroga” Pinketts

Lo scrittore Andrea Pinketts

Una Milano livida e percorsa dai brividi del crimine, con le sue strade, la sua nebbia, le volanti della polizia e gli inseguimenti. No, non è la trama di un poliziottesco, ma la trama di un confronto imperdibile che si è svolto nel tardo pomeriggio al Premio Chiara-Festival del Racconto. Protagonisti due personaggi agli antipodi: il magistrato-scrittore Giuseppe Battarino, ritornato da Paola (Cosenza), per una serie di impegni culturali da queste parti, pacato, lucido, dalla scrittura giallistica cartesiana, e il più estremo, gigionesco, metaforico scrittore giallo-noir del Paese, Andrea Pinketts (“Depilando Pilar”, Mondadori, è il suo ultimo titolo). Un incontro promosso dal Chiara sul tema “Percorsi nella Milano criminale tra romanzo noir e cronaca”. Tra loro anche lo scrittore Paolo Roversi, autore del modesto “Milano Criminale” (Rizzoli).

Un confronto di un paio d’ore che ha continuato ad oscillare tra letteratura e cinema, tra passato e presente, con evocazioni multiple di scrittori (in primis Scerbanenco), registi (da Umberto Lenzi, ospite del Chiara, a Lizzani) e luoghi milanesi. Da parte di Pinketts, al quale è stato servito, a metà dibattito, un bel bicchierone di Cuba Libre, un lungo elogio degli anni Sessanta e dei luoghi della periferia milanese come il Giambellino, location di racconti criminali e di vite bruciate (“da ragazzo uscivo da Sandokan e incontravo Vallanzasca”, ha detto Pinketts). E poi un cavalcata attraverso gli anni, con ricordi legati a Luciano Lutring, il “solista del mitra”, e a  Bruno Brancher, ladro, galeotto e poeta. Ma anche ricordi anni Settanta, legati al clima sambabilino, con piazze terreno di scontro e rapporti con personaggi sospetti.

Da parte di Roversi, grande attenzione al cinema e ai capolavori di genere. Non solo ai b-movie, ma anche a capolavori come “Banditi a Milano” di Lizzani, un film girato a caldo, “quando le ferite della banda Cavallero non si erano ancora rimarginate a Milano”. Personaggi immortalati da grandi interpreti, come Gian Maria Volonté, che in “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Elio Petri propose un commissario dai tratti singolarmente rassomiglianti a quelli del commissario Calabresi.

Momenti di riflessione e di ricordo davvero affascinanti, con la verve scapigliata di Pinketts e il procedere lineare di Battarino capaci di confrontarsi anche con luoghi mitici di anni lontani, come il “baretto”. Un faccia a faccia inedito e davvero originale.

16 ottobre 2011
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