Varese

Il cardinale Scola: Varese, accogli chi arriva tra noi

Il saluto deferente dell'assessore Cattaneo

L’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, ha fatto ieri il suo ingresso solenne nella basilica di San Vittore gremita di fedeli. Aveva incontrato, qualche minuto prima, autorità religiose civili in canonica, sempre affiancato dal vicario episcopale monsignor Luigi Stucchi e dal prevosto di Varese monsignor Gilberto Donnini. Dopo una breve processione è entrato in basilica dove ha presieduto una funzione solenne.

All’inizio della funzione religiosa, monsignor Stucchi ha presentato la comunità varesina al nuovo arcivescovo, ricevendone un abbraccio. Ma è stato al momento dell’omelia che Scola si è rivolto dall’altare a “questa terra di grande tradizione cristiana”. Scola ha ribadito nel corso dell’omelia che “Cristo è centro del cosmo e della storia personale e della famiglia umana”. Una centralità dimostrata, a Varese, “dagli incontri partecipati con i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i seminaristi, e voi fedeli”.

Scola ha poi fatto riferimento a Varese, parlando delle sue “peculiarità creative”, della “capacità di portare fenomeni di carattere sociale e politico nel resto del Paese”, del suo “peso culturale nel nostro Paese”. Insomma, Varese è agli occhi del presule “una terra di prosperità buona, di vita civica”. Alla città, che schierava in prima fila il sindaco leghista Fontana, l’arcivescovo ha rimarcato, come valore, “la magnanimità di accogliere chi viene tra noi”. Ma ha pure lanciato un messaggio perchè a Varese siano trovati “il gusto e il senso del noi, del lavoro insieme”.

Ma è infine ai politici che si è rivolto il cardinale Scola, sottolineando più volte l’immagine di “una società civile ricca di espressioni diverse, la più ricca di tutta Europa, con migliaia di associazioni” e quella di una politica che ha una “grande repsonsabilità”, e che deve essere capace (accenno forte alla sussidiarietà) di “governare e non gestire direttamente la società civile”. Soprattutto una politica che deve essere capace di  “accettare il rischio dell’impopolarità”.

Al termione dell’omelia il cardinale si è proposto di “entrare in maniera più consapevole nel rapporto con questo territorio”.

14 ottobre 2011
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