Economia

Cgil Varese, la crisi brucia oltre 17 mila posti

Da sinistra, Stasi, Ciraci e Martignoni

Lancia un forte allarme-occupazione la Cgil di Varese. La crisi continua a mordere e a scaricarsi su aziende e lavoratori del territorio. Parla chiaro il segretario generale della Cgil di Varese, Franco Stasi. Il suo è un vero bollettino di guerra. “La crisi colpisce duro nella nostra provincia – dice Stasi -. Crisi aperte a macchia di leopardo, dall’Ims di Caronnno Pertusella alla compagnia aerea Livingston, per poi arrivare alla casa di risposo Cavalier Menotti a Cadegliano Viconago. Per non parlare dell’uscita da Malpensa di Lufthansa, che non mette in difficoltà solo i voli, ma anche lavoratori Sea ed indotto”. Stasi parla anche delle difficoltà dell’Ospedale di Varese. Una situazione difficile, dove il sindacato cerca di dialogare con enti locali e istituzioni: si parte dal sindaco Farioli a Busto e da Fontana a Varese un giro di consultazioni sul fronte dei Comuni e dei tagli ai quali questi sono costretti dalla finanziaria.

Una preoccupazione e un allarme, quelli targati Cgil Varese, che si fondano su numeri e percentuali, che nella loro freddezza la dicono lunga sul momento che stiamo attraversando nel Varesotto. Nei primi otto mesi di quest’anno il monte ore di cassa integrazione “brucia” l’equivalente  di oltre 17 mila posti di lavoro, oltre il 6% della popolazione lavorativa. Un altro dato allarmante è relativo alle liste di mobilità, che dopo un periodo di stop, a settembre segnano un’impennata: sono oltre quattromila dall’inizio dell’anno e più 7,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I licenziamenti esplodono nelle piccole imprese (con un più 21%), cioè le aziende sotto i 15 addetti, quelle dove è più difficile la tutela sindacale.

Terribile, tra tutti, il dato che fotografa una provincia, la nostra, dove la crisi si è abbattuta con forza e in maniera continuativa: i lavoratori coinvolti da processi che hanno visto il ricorso agli ammortizzatori sociali sono stati cxomplessivamente più di 33 mila. Di questi a giugno più di ottomila risultavano iscritti alle liste di mobilità, con più della metà proveniente da piccole e piccolissime aziende. Il tasso di disoccupazione si è attestato al 5,3% nel 2010 (3,5 due anni prima), e a pagare il prezzo più alto sono le donne che con il 7,2% di disoccupazione nel 201o superano di quasi un punto la media regionale.

Antonio Ciraci della segreteria Cgil di Varese “la crisi che agli inizi dell’anno pareva conoscere un’inversione di tendenza, in realt sta tornando ad essere fotografata da indicatori tutti negativi”. E tra gli effetti dei tagli della finanziaria, Ciraci cita le conseguenze sulla pubblica amministrazione. Da parte sua, Gianmarco Martignoni sottolinea la durissima situazione che attraversa il settore artigiano, e i tagli che riguardano anche le realtà che controllano i luoghi di lavoro e sanzionano il lavoro nero.

14 ottobre 2011
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Un commento a “Cgil Varese, la crisi brucia oltre 17 mila posti

  1. lina il 15 maggio 2012, ore 17:42

    una piccola informazione: ma sapete che ci sono aziende che cavalcano la crisi per propri profitti? Mi spiego. E’ possibile, secondo voi che un’azienda di 25 dipendenti
    colloca in cassa integrazione ordinaria UNA SOLA unità , impone straordinario giornaliero costantemente, assume risorse in sostiuzione di malattie, costituisce analoghe società all’estero. E per finire, rivolgendomi ai sindacati mi è stato risposto: non possiamo fare nulla. Mi chiedo, ma a cosa servono le organizzazioni sindacali?

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