Varese

Abate: ignorante o colluso chi nega la mafia a Varese

Il sostituto procuratore Agostino Abate ieri sera in Comune

Una presentazione molto attesa in città, quella di ieri sera in Salone Estense a Varese. Organizzata dai rottamatori del Pd (“Prossima Fermata Varese”), in collaborazione con Libera e ViE, la serata era dedicata al bel volume “Mafia a Milano“, scritto da due giornalisti “con la schiena diritta” presenti ieri sera: Giampiero Rossi e Mario Portanova (insieme a Franco Stefanoni). In prima fila il sindaco leghista Attilio Fontana, che ha preso la parola e ha seguito tutto l’evento. Prima il consigliere comunale Pd, Andrea Civati, e che poi autori e pubblico intervenuto hanno rivolto parole di apprezzamento nei confronti della presenza del sindaco in sala. Proprio davanti al sindaco, ma seduto dietro al tavolo dei relatori, il vero protagonista della serata, Agostino Abate, sostituto procuratore presso il Tribunale di Varese.

“Nel Nord del Nord”, come più volte hanno detto ieri sera i due autori presenti, la mafia c’è, eccome. Infilatrata, ramificata,. presente nei gangli vitali della ricca economia locale. Anzi, come ha rimarcato il giornalista Mario Portanova, “Varese e dintorni è stata la culla della ‘ndrangheta lombarda”. Lungo e impressionante l’elenco di fatti e misfatti dei mafiosi operanti nella nostra provincia. Ma anche del lavoro delle Forze dell’ordine, delle indagini della magistratura, dei processi e delle trasformazioni della stessa mafia, dagli anni Cinquanta ad oggi, dalla famiglia Zagari fino ai “colletti bianchi” che si muovono nel mondo della finanza e degli appalti.

“Dopo avere letto questo libro, nessuno può pernettersi di dire che non c’è mafia a Varese. Se lo fa è un ignorante militante o, peggio, un colluso in malafede”. Esordisce con queste parole forti il giudice Agostino Abate. Che prosegue: “Con la mafia non c’è possibilità di convivere, e non c’è nessun legame con la mafia maggiore di chi ne nega l’esistenza”. Per Abate, negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza della società civile, ci sono state azioni forti contro la mafia. Ma allora perchè il fenomeno mafioso è cresciuto e si è fatto più forte? Impietosa l’analisi di Abate degli ultimi dieci anni. Un’analisi che la sala segue con un misto di rabbia e sconcerto. Abate dice subito che i magistrati hanno lavorato tanto, e bene. Che le Forze dell’ordine si sono impegnate al loro massimo. Tuttavia, c’è una lista di nomi e fatti da fare rabbrividire: il ministro Lunardi che dice che con la mafia si deve convivere. La vicenda Dell’Utri. I nomi di Cuffaro e del sottosegretario Cosentino. Il ministro Romano. E poi tante altre circostanze che frenano, deviano, tolgono speranza ai cittadini, come la Legge bavaglio.

Insomma, c’è la politica e un brodo grigio di coltura che, tra prossimità e indifferenza, tra collusione e superficialità, crea le condizioni per lo sviluppo della mafia. Una lezione, quella di Abate, da non dimenticare.

14 ottobre 2011
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