Lettere

La piaga del lavoro nero

Credo sia utile riprendere la vicenda del blitz al ristorante della Fiera di Varese del 17 settembre, ove gli ispettori del lavoro hanno trovato 15 lavoratori su 17 in nero poiché essendo la seconda volta nell’arco di un decennio che un fatto grave di questa natura si ripete in occasione di quell’evento, sempre con dati macroscopici, emerge l’importanza dell’attività di contrasto al lavoro sommerso e in nero

svolta dagli enti ispettivi ( Ispettorato del Lavoro, INPS, INAIL, ecc.) e l’urgenza di una ripresa della discussione su queste tematiche.

Soprattutto se si considerano i dati forniti dall’ Istat a livello nazionale in data 22 settembre, ove emerge una quota di 2,5 milioni di lavoratori irregolari ( il 10,3 del totale della forza lavoro occupata) e addirittura 4,8 milioni di casi di doppio lavoro ( il 17,3 dell’intera economia).

Con le note e gravi ripercussioni sul piano dell’evasione fiscale e contributiva, giunta a cifre astronomiche con gravi danni sul piano delle entrate del bilancio dello stato; tanto che il nostro paese brilla in negativo per queste ragioni rispetto alla media europea.

Interessanti sono anche i dati relativi alle 29.459 aziende ispezionate in Lombardia nel 2010: oltre la metà delle stesse ( 17.055) sono risultate in posizione irregolare, segnando un tasso di infrazione pari al 57,89%, mentre i lavoratori irregolari sono risultati 38.369, di cui 11.955, il 31%, addirittura totalmente in nero.

Quel che è preoccupante , invece, è che l’organico in forza all’ispettorato del lavoro su base regionale è complessivamente sceso a 296 funzionari nel 2010 dai 378 in forza nel 2009, con le inevitabili ricadute in negativo sul piano della quantità dei controlli effettuati.

Poiché è evidente che un fenomeno di questa portata, qual è il lavoro sommerso e in nero, necessita di una adeguata attività di deterrenza sul territorio sul piano quantitativo e qualitativo dei controlli per essere efficacemente contrastato, con organici adeguati a tal scopo.

Infine, senza un rilancio dell’azione di contrasto del lavoro sommerso a livello preventivo ( nuove norme sugli appalti) e repressivo ( con l’articolo 12 del DL 138/2011 si va finalmente su sollecitazione delle organizzazioni sindacali in direzione dell’inserimento nella nostra legislazione del reato di intermediazione illecita e di sfruttamento del lavoro) difficilmente il nostro sistema paese sarà costretto a praticare una politica economica e industriale all’altezza delle sfide che ci attendono a livello internazionale.

Gian Marco Martignoni

membro CGIL del C.L.E.S provinciale

6 ottobre 2011
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3 commenti a “La piaga del lavoro nero

  1. Jane Bowie il 7 ottobre 2011, ore 19:56

    Per dir niente delle fabbriche e maglifici sommersi stile Barletta dove per €3,95 all’ora in nero le donne lavorano per 14 ora del giorno e sono fortunate se il palazzo non le crolla addosso. E noi che credevamo che il “made in Italy” fosse una garanzia.

  2. cittadino superpartes il 8 ottobre 2011, ore 18:40

    Nella Puglia, i maglifici sono nati dopo il decentramento degli anni ottanta avvenuto al nord nello stesso periodo che ci si trasferiva in Tunisia. L’abbattimento dei costi di produzione era formato dagli aiuti di legge fatti ad hoc per il meridione, il lavoro in nero, ed il trucchetto della busta paga regolare con la cifra di 980000 mila lire ma all’interno il compenso in contanti ammontava a 400.000 Tutti conoscevano la situazione sindacato compreso,con la giustificazione Meglio poco che niente, cosi almeno li togliamo dalla strada. Innutile altri commenti i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

  3. sandro sardella il 11 ottobre 2011, ore 20:25

    a monte della piaga del lavoro nero imperversa l’ipocrisia .. si sa che certi meccanismi economici possono funzionare solo in tale modo .. .. la mancanza di controlli è una scelta .. il popolo dei “padroncini” che è contro i clandestini poi se li sfrutta ben bene e sbraitano alla padania alle tasse romane .. gli stessi lavoratori che per tenersi il tenore di consumo accettano di stare in convivenza/connivenza con tali situazioni .. “indignarsi” .. almeno favorire chi tenta di far emergere tale malaffare potrebbe essere un grande contributo .. forse c’è da riprendere nel proprio vivere quel qualcosa di “umano” che ci può distingure dal marciume che impregna lo stato delle cose .. l’uomo .. la donna .. non il narcotizzato consumatore un poco rincoglionito ma starnazzante a nord et a sud di .. Copenaghen ………

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