Varese

Donne sul ring, la Imbrogno si racconta al Chiara

La Imbrogno a Villa Recalcati

“Nel cuore sono un  pugile”. Così ha esordito Valeria Imbrogno, milanese, 32 anni, psic0loga e campionessa di box e Kick Boxing all’incontro di ieri, nell’ambito del Premio Chiara-Festival del Racconto. Grande sorriso, carattere aperto e solare, la Imbrogno sa “menare”: è stata infatti pugile professionista e si è guadagnata il titolo mondiale Wasko di Kick Boxing nel 2009. Si è raccontata a Villa Recalcati, davanti ad un pubblico prevalentemente femminile, sollecitata da domande e curiosità di Mauro Gervasini e Alessandro Ale Leone, che continuavano, loro ”maniaci” della settima arte, a cercare di condurre il discorso relativo alla sport con i guantoni verso il cinema.

Ma la Imbrogno non si è disorientata, qualche occhiata, ogni tanto, alla mamma seduta nelle prime file. Ha continuato a parlare della sua vita, delle sue scelte, del rapporto con gli uomini gravitanti attorno ad uno sport che spesso si caratterizza come maschile. “Non c’è alcuna differenza, sul piano delle regole, tra boxe maschile e femminile, tranne l’obbligo per le donne di presentare il test di gravidanza”. Ma come una donna affronta sport di contatto fisico tradizionalmente praticati da uomini? “Le donne portano sul ring una sfida contro loro stesse, i loro limiti – ha detto la Imbrogna -. Stessi limiti che affrontiamo (e cerchiamo di superare) nella vita quotidiana”. Uno specchio, ma anche un’opportunità per crescere, per cambiare vita. “La boxe richiede talento, ma soprattutto costanza, educa a rinunciare costantemente a qualcosa, a prendere pugni, a tornare a casa sapendo che domani si ricomincia”.

A cambiare vita la Imbrogno è stata facilitata dalla sua vera professione: la psicologa. “Una volta, in occasione di un incontro, ci siamo trovate pugilesse donne in una stanza, e abbiamo parlato di noi. E la cosa che accomunava un po’ tutte era l’avere avuto esperienze difficili con uomini, mariti, fidanzati, padri”. Si squarcia il mondo del pugilato al femminile, e un dettaglio viene colto dalla pugilessa-psicologa. “Ora continuo ad allenare in palestra – dice l’atleta -, ma faccio anche la psicologa in un centro per alcolisti e tossicodipendenti in India, oltre ad insegnare Kick Boxing ai bambini indiani”. Non solo: la Imbrogno sta insegnando box ad un gruppo di detenuti.

Donne sul ring che camminano, si conoscono, guardano il mondo da un punto di vista insolito. Ma boxano, si allenano, vedono parlare di sè dai media. ”E’ difficile vedere un KO nel pugilato femminile – conclude l’atleta milanese -, se non a livello di certi pesi. Ma è ciò che enfatizzano i media e ciò che piace agli organizzatori di match. Ma non è ciò che viene apprezzato da chi se ne intende davvero”. Una lezione di vita, il pugilato al femminile, ma anche una sana lezione di realtà.

2 ottobre 2011
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