Varese

Conte premiato dal Chiara. Una breve antologia

Il cantautore Paolo Conte premiato alle Ville Ponti

Gentile, colto, simpatico, un po’ sornione, il cantautore Paolo Conte, di persona, è esattamente ciò che si aspetta chi lo conosce attraverso i dischi. E così è apparso questo pomeriggio, nella Sala Napoleonica delle Ville Ponti, quando ha ricevuto “Le parole della musica” che per il secondo anno il Premio Chiara-Festival del Racconto assegna ad un autore di canzoni. Lo scorso anno il premio era andato a Guccini, e il pubblico era decisamente più numeroso. Ovviamente, aggiungiamo: Conte è autore più di nicchia, più connotato da un punto di vista generazionale, che poco acchiappa i giovani.

Anche quest’anno il premio vedeva alleati Premio Chiara e Premio Tenco, quest’ultimo rappresentato dal sapiente Enrico De Angelis, reponsabile artistico della kermesse sanremese, e l’anedottico Antonio Silva, storico presentatore della vetrina cantautorale. A condurre l’evento  il giornalista varesino Vittorio Colombo.

Parla, parla Paolo Conte, squadernando una vita fatta di cose che spesso lascia intendere più che dire. Non riassumiamo tutto, ma andiamo per pillole. Con una punta, come sempre, di cattiveria. 

La frase più bella: “I testi delle canzoni sono una letteratura che si muove nella gabbia rigida della musica”.

Il video più bello: una sgangheratissima performance al Premio Tenco con Conte, De Gregori, Fossati e Roberto Benigni. Cantano il brano,

Il sindaco Fontana con la moglie di Conte e il presidente Amoroso

 accompagnato da Conte al piano, “Sud America”. Benigni è un guitto sublime che suona le maracas. Ad un certo punto si stacca una palla che finisce sul pubblico dell’Ariston. L’attore non ci fa caso e continua a dimenarsi. Espressione perplessa di Conte.

Il pensiero più intelligente: Conte dice che ama il jazz, ma i suoi gusti si fermano a prima del bebop. “Perchè non si può andare avanti all’infinito e io ho fatto questa scelta”.

Si poteva evitare: De Angelis poteva evitare di citare in continuazione il suo nuovo libro. Un vero spottone. Per giunta copertina proiettata sul maxi-schermo.

Il colpo di teatro: all’improvviso entra in scena un Mario Chiodetti con la paglietta, vestito anni Venti, accompagnato da una brunetta tutto pepe che risponde al nome d’arte “Nora Fleur”. Il mitico Chiodetti mette su un grammofono a mobiletto un vecchio disco, da cui si sente la canzone ”Hold my Haud” di J.C. Johnson-Waller, che per Conte rappresenta un vero cult. Al termine Conte fa nome e cognome di tutta la band, anche del batterista. Tutti sul palco assicurano che della gag il cantautore nulla sapeva. Ma sì, ci crediamo. 

Sul jazz: Paolo Conte dice: “Io non faccio del jazz. Il jazz esce semmai in qualche profumo dell’armonia, in qualche momento strumentale”.

La più elegante in sala: come sempre, l’assessore alla Cultura della Provincia, Francesca Brianza.

Il momento da dimenticare: al momento della premiazione, il consigliere d’amministrazione Enel, Gianfranco Tosi, chiede a Conte: “Non ha mai pensato di fare una canzone sull’energia?”.

2 ottobre 2011
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