Varese

E’ vivace la cultura a Varese. Parola dell’assessore Longhini

Simone Longhini, assessore alla Cultura del Comune di Varese

Non è certo un impegno da poco, prendere in mano l’assessorato alla Cultura del Comune. Eppure Simone Longhini, 33 anni, assessore targato Pdl, di professione giornalista pubblicista (è stato a lungo uno dei volti di Rete 55), si è buttato nell’avventura. E con il suo stile molto understatement, sta affrontando giorno per giorno le questioni ricevute in eredità. Lo abbiamo incontrato all’ex Rivoli, sede dell’assessorato.

Ieri in giunta è arrivata la partecipazione al bando Cariplo relativo alla cultura. E tu hai presentato il progetto “Try Co Cumer”. In cosa consiste?

Certamente è importare proporre eventi, ma è altrettanto fondamentale saperli comunicare bene. Pensiamo che ci sia stata una percezione deficitaria di ciò che è stato proposto e, dunque, vogliamo mettere in campo nuove iniziative di comunicazione: da un portale gestito dal Comune, attraverso il quale si potranno anche prenotare biglietti per gli spettacoli, sms sui cellulari per informare sugli eventi, un supporto cartaceo alla rivista “Varese oggi” che viene distribuita ai residenti gratuitamente, fino ad una Family Card, che verrà data alle famiglie con almeno 2 figli per ottenere sconti e agevolazioni. Abbiamo chiesto alla Cariplo il massimo, 200 mila euro, circa la metà del costo dell’iniziativa.

Ma che significa il nome del progetto?

E’ un gioco di parole. Significa  Prova (Try) a Comunicare (Co) Cultura a Nuovi Customer/Mercati (Cumer). Ma evoca nello stesso tempo un poeta e scrittore varesino, Speri Della Chiesa Jemoli, che produsse una copiosa quantità di novelle, sonetti, canzoni, madrugalie  bosinate, firmandosi  con lo pseudonimo di “Try Ko Kumer”, che significa Tre Cetrioli. Lo abbiamo voluto omaggiare.

Simpatica trovata. Ma passiamo a parlare della cultura a Varese. Quale lo stato dell’arte, secondo te?

Vedo un tessuto molto vivace, anche se sono convinto che le varie realtà dovrebbero comunicare di più e meglio tra loro. Spesso un’associazione non sa cosa sta facendo il vicino.

E il Comune di Varese come agirà?

Il suo compito non è di imporre una sua linea. In forza di un principio di sussidiarietà, quando ci sono realtà positive, deve affiancarle e sostenerle, anche da un punto di vista economico.La cultura, a mio avviso, non deve essere elitaria, ma deve essere capace di ampliare più possibile il bacino di coloro che vogliano goderne. Una caratteristica, possiamo dire, nazional-popolare. Ma nello stesso tempo va salvaguardata la qualità. Naturalmente senza alcuna esclusione in base a ragioni politiche e ideologiche.

Puoi fare qualche esempio di iniziative di eccellenza, popolari e di qualità?

E’ difficile scegliere, perchè sono tante. Potremo ricordare il Premio Chiara, i Cortisonici, Varese Corsi, un fiore all’0cchiello, considerato che è riuscita a coinvolgere 5 mila persone.

Un altro capitolo dolente è quello dei Civici Musei di Varese. Come siamo messi?

Credo che il Castello di Masnago, con la nuova catalogazione, sia uno spazio da valorizzare, anche se non paga la sua posizione non felicissima. Al momento ci stiamo concentrando sul Museo Archeologico dell’Isolino Virginia. Da novembre in poi, abbiamo già stabilito che venga realizzato un intervento che ristrutturi il Museo, curi i contenuti implementando i reperti, renda più accogliente l’Isolino. E per fare questo vogliamo ampliare l’imbarcadero, per fare approdare più barche, e rifare il belvedere.Un luogo amato dai varesini: in occasione della recente manifestazione “Abbracciamo il Lago” sono state circa 700 le persone che lo hanno visitato.

E Villa Mirabello, in cui i lavori proseguono da tempo indefinito?

La parte proto-storica dovrebbe aprire presto.

Veniamo al Teatrino Santuccio. Confermi che sarà il Gulliver a prenderlo in mano?

Sì, sta studiando il testo della convenzione. Dovrebbe gestirlo, in via sperimentale, per un anno. Il Gulliver potrebbe svolgere la funzione di coordinare le varie realtà presenti sul territorio. Già oggi, quando si rivolge a noi una realtà già conosciuta, e che abbiamo avuto modo di apprezzare, noi la indirizziamo al Gulliver, e invitiamo il Gulliver a prenderla in considerazione. Una volta terminata questa fase preliminare, l’affidamento al Gulliver passerà in giunta e diventerà ufficiale.

Tagli e riduzioni di risorse. La cultura è spesso la prima a farne le spese. Sarà così anche a Varese?

Purtroppo è un po’ ciò che accade ovunque. Certo, potremo limare qualcosa, ma il bilancio è già al limite. Penso allora che se i tagli al mio assessorato possono coprire un quarto delle necessità, forse sarebbe il caso di non azzerare le risorse per la cultura, ma affrontare un ragionamento più ampio e strutturale su altre voci di bilancio, capace di portare in cassa più risorse. Comunque, come ha detto il sindaco Fontana, sui tagli è necessario responsabilizzare tutti, maggioranza e opposizione.

28 settembre 2011
© RIPRODUZIONE RISERVATA

18 commenti a “E’ vivace la cultura a Varese. Parola dell’assessore Longhini

  1. Il modernista il 28 settembre 2011, ore 17:26

    Un programma interessante: ma che ha detto?

    Si ma comunicare cosa? Quali novità in campo culturale?

    Quelle che ci sono già si comunicano da sole. Infatti sappiamo che sistono.

    E’ un po singolare il ragionamento, comunicare ciò che non c’è e chiedere soldi per farlo.

    E’ come comprare la benzina quando non si ha la macchina.

  2. Paolo Franchini, Varese il 28 settembre 2011, ore 17:32

    Chiedo scusa, ma non mi è chiaro un punto: il progetto di “rinnovo” (che mi sembra di aver capito costerà 400mila euro) va avanti anche se dalla Cariplo non arriva il 50% richiesto?

  3. Roy1 il 28 settembre 2011, ore 21:13

    Comunicare chiaramente è importante e qualche ombra c’é: “quando si rivolge a noi una realtà già conosciuta, e che abbiamo avuto modo di apprezzare, noi la indirizziamo al Gulliver”.
    Che significa? che se voglio organizzare con Franchini – giusto per legarmi all’ultimo commento – un ciclo dedicato al cinema giallo indipendente e chiedo uno spazio al Comune devo rivolgermi al Gulliver?
    E se voglio fare con la Casa della Poesia una rassegna urbana itinerante di poeti&bande (però … potrebbe essere un’idea) devo rivolgermi al Gulliver?
    Già la questione del Santuccio e del “coordinamento” appaltato è da chiarire, è bene chiarire tutto

  4. gregor samsa il 29 settembre 2011, ore 09:40

    ma poi, perché proprio il gulliver?

  5. bruno belli il 29 settembre 2011, ore 10:57

    Ho l’impressione che Longhini abbia a che fare con qualcosa molto più grande di lui e che, nel suo discorso, si sia smarrito nel “blablà dell’alta società”.
    Anche Lui parla, ma non dice alcunché di concreto, propositivo e, soprattutto, non si denota una linea precisa ed un pensiero personale e deciso.

  6. Il modernista il 29 settembre 2011, ore 14:08

    Roy! Belle Idee le tue, le sottoporrei subito al Gulliver!

    Scherzi a parte, non sulle buone idee di Roy che lo sono davvero.

    Si! Abbiamo capito bene, da oggi un pezzo di Assessorato alla Cultura si sposta al Gulliver.

    Cioè funzia cosi:

    1) il Comune di Varese paga alla FIVAR un affitto di circa 50mila per avere la disponibilità del Santuccio.

    2)Poi cede la struttura al Gulliver. Approposito ma si sa perche lo cede al Gulliver? C’è una proposta? E’ stata fatta una gara come per la scorsa volta? Il Gulliver paga l’affitto? bo?

    3) Il Comune gira tutte le richieste di chi vuole utilizzare il Santuccio al Gulliver, e a quale titolo? C’è un atto formale dell’amministrazione comunale che indica questa procedura ( ricordo che trattasi di ente pubblico ) E anche qui un bel Bo? ci sta proprio bene.

    Un caso cosi complicato si addice a un Noir di Franchini! Forse solo lui può venire a capo del mistero misterioso della maledizione del Teatro Santuccio.

  7. Paolo Franchini, Varese il 29 settembre 2011, ore 17:08

    Ma poi, per capire un po’ meglio, si sta parlando del Centro Gulliver di via Albani?

  8. Giuseppe Battarino il 29 settembre 2011, ore 19:21

    Varesereport riesce a innescare discussioni godibili e non banali.
    Questa mi sembra una delle più interessanti.
    Prescindo del tutto dalle questioni politiche e financo giuridiche sollevate dall’intervento dell’Assessore e che riguardano il rapporto tra Amministrazione Comunale e Gulliver e invece: proporrei al bravissimo collega di penna giallonera Paolo Franchini di scrivere a quattro mani “Il mistero del Teatrino”.
    In fondo all’angusto corridoio a sinistra del palco un ignaro e disperso poeta intravede, abbandonato a terra e scompaginato, un antico manoscritto. No, forse è un registro di contabilità…

  9. ester il 29 settembre 2011, ore 21:00

    mi sembra davvero assurdo quello che emerge dai pertinenti commenti dei lettori.Ma cosa c’entra il Gulliver con l’assessorato alla cultura?Demenziale…

  10. Giusy il 29 settembre 2011, ore 23:19

    Risposte giuste e condivisibili. Non sono le parole dell’Assessore Longhini ad essere “unblablà dell’alta società”, ma sono le parole di queli che pensano alla cultura come qualcosa di elitario, ad esserlo. Le iniziative culturali, che già sono presenti nella realtà varesina, devono essere comunicate al meglio e credo che il lavoro che “Lui” sta facendo condurrà ad una cultura a portata di tutti e non di pochi.

  11. Paolo Franchini il 30 settembre 2011, ore 10:37

    Raccolgo volentieri l’invito di Giuseppe Battarino, ottimo collega di biro calibro 9: per come la vedo io, sull’incipit non abbiamo che l’imbarazzo della scelta.

  12. bruno belli il 30 settembre 2011, ore 11:30

    Due righe ancora, perchè mi chiama in causa Giusy, citando una mia citazione (scusate il gioco di parole!). A proposito, è tratta da Montale!
    Non credo che alcuno di noi, dall’amico Paolo Franchini al giudice Battarino, abbia parlato di cultura d’elite che non credo sia nelle corde dei lettori di Varesereport e di chi ha commentato l’intervsita in questione.
    La cultura alla portata di tutti, è vero, c’è: l’importante è saperla riconoscere. Che chi sia deputato a farlo, sappia come, questo può anche suscitare dei dubbi. Proprio il sottoscritto, tra gli altri, però, lo fa con un reale dibattito settimanale (tra l’altro ben segnalato anche da Varesereport), “rara avis” nella Varese dei “circoli chiusi”.
    Ma che c’entra la cultura “alla portata di tutti” con la gestione di un centro? E quale è la cultura alla portata di tutti? Quella che privilegia la qualità, la quantità, oppure la mera soddisfazione delle più comuni richeste?
    La logica imporrebbe – ma la logicità è morta e sepolta da anni con queste amminsitrazioni “manageriali” – che lo stesso Comune di Varese, pagando fior di affitto e di utenze per il Santuccio, si facesse carico della gestione diretta, lasciando la possibilità di fruizione a diverse parti sociali, senza erigerne una (ecco , questa è “elite”, che significa semplicemente ed etimologicamente “scelta”) quale sostituto dell’Amministrazione stessa.
    E’ semplicemente una questione di “capacità”, non solo di “disponibilità”: capacità, intesa come “mediazione criitica” tra le diverse proposte e la “fruibilità” su un ampio pubblcio. Un Assessore dovrebbe sapere fare anche questo. Altrimenti, basterebbero i funzionari e i ruoli dei “politici” sarebbero meramente inutili…
    Il mio, a questo punto, è un “blablà”, cara Giusy?

  13. aurelio il 30 settembre 2011, ore 15:10

    con l’affidamento del santuccio a gulliver, finalmente, si passa dalle parole ai fatti…

  14. ester il 30 settembre 2011, ore 15:40

    Visto che a Varese la cultura è una specie, tutta particolare, di disadattato sociale,di emarginato,con grossi problemi di inserimento in un contesto che invece è molto vivace e positivo,giustamente si affida la poverina,al centro Gulliver,che di queste cose,cioé del recupero degli emarginati,se ne intende!

  15. Roy1 il 30 settembre 2011, ore 19:32

    @Giusy e @Aurelio: fantastici: il “Lui” un po’ mussoliniano e il passare dalle parole ai fatti (quali parole? quali fatti?) sono un viatico gustoso; noi rimaniamo a terra (preciso subito: citazione montaliana in omaggio a Bruno Belli ed Ester, o montalianamente, Esterina)

  16. ester il 30 settembre 2011, ore 22:37

    commossa x il riferimento ad Esterina(il nome di mia madre,mi spiace ma siamo anche al patetico),ci sarebbe pure da ridere x la comicità di tutta la storia,se non fosse che, al solito,sono in ballo un sacco di soldi.Comunque, nell’attesa che qualche politico si muova(ma sarà possibile?!) vorrei fare un elenco di possibiili titoli per l’affaire Santuccio,tanto sono già pronti gli scrittori;
    1Il mistero delSantuccio

    2Lo scandaloso caso del Santuccio
    3Caduta erinascita del teatrino Santuccio

    4il Santuccio;orgoglio o pregiudizio?

    t5la rifugiata delSantuccio
    6Menzogna e sortilegio al Santuccio
    ecc.ecc. grazie Roy

  17. cristian il 2 ottobre 2011, ore 01:15

    sicuramente le persone che hanno scritto prima di me sono personaggi di primo piano della cultura varesina e ne capiscono più di me.

    mi limito quindi soltanto ad osservare le positività che vedo e che magari a qualcuno sono sfuggire:
    1. finalmente, dopo anni, esiste un assessore con specifica delega alla cultura. il che vuol dire dare dignità autonoma, finalmente, al settore
    2. la cultura, in mano a chi è esperto di comunicazione, sarà certamente non più una questione di nicchia, di pochi autoreferenziali, ma potrà diventare un fenomeno culturale
    3. la cultura si fa guardando i bilanci. quindi, giusto lavorare con chi ha voglia di metterci la faccia e rischiare in proprio (non mi pare che ci sia la coda a gestire il santuccio) e cercare fondi importanti presso gli enti superiori…

    per il resto, lasciamo lavorare longhini. dai personaggi del settore sarebbe bello leggere “proposte” e non “critiche”…non sempre la critica è cultura

  18. bruno belli il 2 ottobre 2011, ore 12:06

    L’intervento di Cristian è molto equlibrato e sereno: merita una risposta. E’ condivisibile, credo, in linea di massima, quanto scrive e non possiamo (spero che non mi sia rimproverato il “noi” maiestatis…) che essere felici che ci sia un assessore posto al settore, nel nostro caso Longhini, che, tra l’altro, onestamente, conosco solo come collega giornalista, ma che, di persona, non ho mai incontrato. Il mio “giudizio”, quindi, è relativo solo all’intervista di Varesereport.
    Non posso condividere, però, oggi, l’ultima frase di Cristian: “dai personaggi del settore sarebbe bello leggere proposte e non critiche…non sempre la ciritca è cultura”.
    Proposte, almeno da parte del sottoscritto, ne feci molte in passato, quasi tutte accolte. Poi, nell’ultimo quinquennio, molte direttive sono cambiate.
    Oggi, credo che sia opportuno ribaltare il discorso ed attendere che sia Maometto ad andare alla montagna.
    Gli “itellettuali” (parola che ritengo orrenda, ma che trovo qui pratica) dovrebbero avere nella società confusa del momento un ruolo pregnante di “sintesi” tra la società setssa e la politica che la amministra: sono, però, un po’ stufi – credo – che la loro diginità sia messa sotto i piedi da un ostentato silenzio da parte dei politici stessi.
    Credo, dunque, che sia giunto il momento che siano le persone come l’Assessore Longhini, se interessate, a prendere contatto con i “personaggi pubblici” per sentire se abbiano qualcosa da “proporre” o “emendare” e non viceversa.
    Personalmente, posso dirmi soddsifatto dell’attività che svolgo: se l’assessore fosse interessato, sa dove trovare il sottoscritto, come sa dove reperire altrettanti “operatori” della cultura.
    Non credo che alcuno gli chiuderà a priori la porta in faccia. Bruno Belli.

Rispondi