Varese

Giovani anti-secessione scrivono a Napolitano

 

Il presidente Napolitano

Riceviamo in redazione e volentieri pubblichiamo una lettera che Erica Lenzi ha scritto al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a nome del Comitato che si chiama “Since 1861, i Grandi Giovani”. Una lettera indignata contro la secessione, scritta con “inesperienza”, ma molto diretta.

Illustrissimo Presidente,

voglia scusare l’irruenza con cui scriverò questa lettera, voglia scusare la mancanza di forma, voglia scusare la mia assoluta inesperienza nello scrivere una lettera alla massima carica dello stato, ma laprego di leggerla perché parla di come alcuni giovani si sentono inadatti per questo paese. Lei è l’unica figura politica e istituzionale ancora vicina ai cittadini e ai giovani, anche se ho solo vent’anni Lei mi saprà comprendere. In questa domenica di settembre si è tenuto l’evento leghista per eccellenza, nella stupenda città italiana di Venezia. Ascoltavo la radio in un attimo di pausa dallo studio quando improvvisamente sento la voce del giornalista che con molta serenità e tranquillità esordisce riferendo le parole del Senatur al meeting: “Secessione”, “Referendum per la secessione” e in conclusione “Ci sono ben un milione di cittadini disposti a lottare per ottenere l’indipendenza della Padania”.

Prima di fare qualsiasi tipo di riflessione ho cercato di estirpare dalla mia mente ogni singola deviazione mediatica del discorso. Mi sono detta di non cascare nella trappola dello slogan e di ragionare con fermezza e onestà intellettuale. Il risultato è stato il seguente: trovo il popolo della lega fatto di brava gente, fatto di persone che davvero credono che lavorare sia importante e che farlo onestamente lo sia ancora di più, per sé, per la propria famiglia e per la propria comunità. Credo che nel Senatur ci sia stata in passato la voglia davvero di cambiare le cose, quello stesso spirito combattivo e riformista che scorre anche nelle mie vene e in quelle di tanti altri ragazzi come me.

Credo che però la lotta politica l’abbia confuso. Vedo un leader politico, membro dello stesso governo Italiano, che crede di poter risolvere i problemi inneggiando a una sorta di guerra civile. Credo che le dinamiche mixofobiche declinate dalla sociologia urbana contemporanea siano assolutamente cavalcate da questo partito. Credo chepensare di vivere nell’Europa e nel mondo come pochi e rissosi Celti non serva a nessuno. Vedo che l’economia globale sghignazzi alle spalle del popolo padano. Vedo un insieme di persone oneste che amano mentire a loro stesse e che non capiscono che i giovani non seguiranno mai le ragioni di una stupida tribù, ma già cercano l’Europa, se non il mondo.

La lotta contro un nemico che non c’è deve finire e non sarebbe neanche mai dovuta cominciare. Non è il Sud il male di questo paese, ne tanto meno gli immigrati. Il male di questo paese sono: i corrotti, gli spregiudicati, le persone che non vogliono informarsi, i politici incoscienti e ogni singolo mafioso del Nord come del Sud. Ai giovani vorrei che rivolgesse un appello, vorrei che facesse capire ai miei coetanei che un modo di cambiare c’è e che è ancora tutto da costruire. Vorrei che riuscisse a permettere ai giovani divivere in un’Italia fatta da persone competenti, che come lei, della ragion di Stato hanno fatto vocazione per tenere insieme i lembi di questo Paese che sempre più assomiglia ad una bandiera a brandelli.

Sto investendo molto tempo quest’anno per i centocinquant’anni dell’unità d’Italia, insieme a cariamici abbiamo fondato un Comitato che si chiama “SINCE 1861, i Grandi Giovani” e con mille difficoltà stiamo provando ad organizzare un evento importante per la tutta la città, che coinvolga inostri coetanei e che li faccia sentire insieme a noi artefici di qualcosa che dopo centocinquant’anni deve continuare a formarsi e svilupparsi.

Siamo guidati dall’insegnamento di Massimo D’Azeglio:“Io pensavo (come ancora lo penso) che del carattere nazionale bisogna occuparsi, che bisogna far gli Italiani se si vuol avere l’Italia; e che una volta fatti, davvero allora l’Italia farà da sé”. Il Comitato si unisce alla mia lettera e in tutto il pensiero espresso da queste righe.Gli Italiani avranno tanti difetti, ma se posso ancora scrivere e avere la libertà di rivolgermi a lei forse non è troppo tardi.

Siamo ancora in tempo per spiegare che di lotte civili non ne abbiamo bisogno e che di lavoratori onesti e competenti ne è piena l’Italia, basta solo dargli retta.Un film uscito proprio quest’anno in molte sale cinematografiche s’intitola: “Noi credevamo”. Io mi sento di dire: “Noi crediamo ancora”. L’Unità d’Italia non è stato un atto storico burocratico. Le parti sono esistite e la storia deve rimanere nella nostra memoria, con consapevolezza, ma l’Italia è stata fatta e noi dobbiamo portare a compimento il pensiero più nobile di tale progetto.

Forse l’Italia sarà ancora da finire, ma sicuramente non da distruggere o dividere.Soffro, girando per le vie del mio piccolo comune, nel vedere in pieno centro la sede di un partito che mi vuole a tutti i costi definire padana, che sfoggia il suo potere senza ritegno sopra ilbalconcino che sormonta la statua di Garibaldi in Piazza. Mi fanno tenerezza in fondo questi politiciche non possono sentire il sangue ribollire d’orgoglio quando leggono di Seneca, Dante Alighieri, Machiavelli, Leonardo Da Vinci, Guicciardini, Ungaretti, Antonio Gramsci e Norberto Bobbio.

Soffro per loro perché non sentono dentro di loro l’orgoglio di una terra che tante menti ha coltivato e che tanti pensieri può ancora accogliere se vi sarà pace e cura per la vita nazionale e civile. Sentirsi senza forze e arresi a quest’età è la più grande truffa che un governo romano, padano o di quel diavolo di regione che volete, possa fare. La mia generazione si sente derubata di un entusiasmo e di una sobrietà che doveva essere tutta propria, ora basta. Con la rabbia, la passione, la voglia di migliorare e non solo cambiare, le chiedo scusa per essere vittima di questo sentire.

Le chiedo di bloccare con tutte le forze istituzionali di cui lei dispone ogni singolo passo intrapreso da qualsiasi forza politica di andare verso la secessione e verso la totale inconsapevolezza del popolo Italiano. Vogliamo ridare dignità a questo paese e per farlo ci occorre l’aiuto di persone sagge, che sappiano fornire gli strumenti intellettuali alle persone per capire la realtà e non esserne vittima.

Con affetto e stima,

Erica Lenzi

e tutto il Comitato “SINCE 1861, i Grandi Giovani”

19 settembre 2011
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2 commenti a “Giovani anti-secessione scrivono a Napolitano

  1. Gimocchiverdi il 19 settembre 2011, ore 21:44

    Gentile sig. Lenzi mi permetta complimentarmi con Lei, per la sua appassionata e lucida esposizione di fatti e situazioni che investono il nostro amato paese. Mi sento rinfrancato, quando giovani ragazzi come Lei si inorgogliscono nel sentire i nomi di chi nato nella nostra terra, a dato lustro al mondo intero. Continui e perseveri nella sua azione faccia proseliti nella sua generazione, siete il futuro della nazione con lo studio,il lavoro ,l’onesta,il rispetto delle leggi, sarete la futura classe dirigente,per poter riguadagnare alla nostra amata Patria il posto che le spetta nel mondo WL’ITALIA

  2. Centorbi Alfredo il 21 settembre 2011, ore 05:16

    La lunga sincera, convincente e veramente onesta lettera inviata all’ Illustre presidente della Repubblica Giorgio Napolitano mi ha riempito di commozione
    pensando che nel nostro bel paese esistono giovani che si sentono orgogliosi
    di essere Italiani e che sanno quanta considerazione e ammirazione l’Italia ha acquisito all’estero per cultura , opere d’arte, opere letterarie e scientifiche. Grazie a Guglielmo Marconi abbiamo avuto il telegrafo, la radio e tant’altro, cose queste, che tutto il mondo ha goduto per innumerevole fattibiltà. Certamente il sostantivo SECESSIONE a sentirlo pronunciare da un personaggio istituzionale che mangia nel piatto del governo sputandoci poi sopra, e che inneggia all’ine- sistente PADANIA, considerando il fatto che ha offesa la bandiera nazionale, mi rattrista fortemente, ma nello stesso tempo mi sento sollevato sapendo che nella nostra amata Patria vi sono tanti giovani come l’ammirevole e fortemente perse-
    verante ERICA LENZI che porgo molti saluti e congratulazioni anche a tutto il Comitato ” Since 1861, i Grandi Giovani “

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