Varese

Volontari ospedalieri, da tutta la Lombardia in 500 a Varese

La platea del convegno Avo a Varese

Circa 500 i partecipanti al convegno “Esperienza e innovazione” all’Ata Hotel. Un momento di riflessione e confronto al quale sono giunti i volontari dell’Avo (Associazione Volontari Ospedalieri) da tutta la Lombardia. Un incontro per raccontare e raccontarsi “i carismi dell’Avo nella società di oggi e di domani”. In altre parole, come sottolinea qualcuno, parlare di come è possibile “umanizzare” il momento più delicato nella vita di ognuno di noi: il momento del dolore e della sofferenza.

Un argomento non facile, che vede questi volontari impegnati in iniziative di formazione. In prima fila, questa mattina, al convegno dell’Ata Hotel, per il Comune di Varese, l’assessore Longhini, e per la Provincia di Varese, l’assessore Bonfanti. In prima fila siede anche l’ex assessore Gladiseo Zagatto. Nel corso del convegno si raccontano le esperienze realizzate sul territorio delle varie province, ma non mancano neppure quelle che vengono definite “criticità” relative ai ricoveri ospedalieri. Paolo Bonfanti, uno dei responsabili dell’Avo, si sofferma proprio sui problemi:  difficoltà sul fronte della tempestività delle risposte, dell’ascolto e dell’attenzione, dellla correttezza, del rispetto, della disponibilità. Difficoltà nei rapporti tra inservienti e degenti, tra infermieri e degenti.

Sono circa 150 i volontari Avo della nostra provincia, che proprio quest’anno sta celebrando i suoi 30 anni di vita. L’associazione, a Varese, ha sede presso l’Ospedale di Circolo. Il presidente varesino, Luisella Sutti, si mostra più ottimista rispetto all’intervento precedente. A Varese questi volontari sono presenti al Circolo, al Ponte, a Cittiglio e nelle case di cura. Per il 70% sono donne, e l’età media è piuttosto alta: 40-50 anni. Ma non mancano i giovani, che però sono più discontinui per esigenze di studio e di lavoro. “All’inizio eravamo guardati con un po’ di diffidenza dentro gli ospedali – dice la Sutti -, ma poi con il tempo la collaborazione con il personale infermieristico è diventato ottimo”. Poi aggiunge: “Anche perchè noi rispettiamo rigorosamente la differenza di ruoli”.

L’attività del volontario che assiste il malato ricoverato in ospedale, è fatta di piccoli gesti, consuetudine quotidiana, presenza silenziosa e attenta. “Facciamo visita ai degenti – continua il presidente varesino -, chiacchieriamo con loro, provvediamo ad aiutarli nel rispondere alle loro esigenze”. Un aiuto che diventa molto prezioso quando il malato è solo, non è supportato da parenti, dai figli. “A volte diamo risposta a bisogni pratici – dice ancora la Sutti -, cerchiamo di aiutare i malati nelle necessità quotidiane”. Quanto alla crisi e ai tagli sul fronte del volontariato, la Sutti esprime la sua preoccupazione, ma subito aggiunge: “C’è preoccupazione, ma anche tanta buona volontà. I volontari ce la mettono tutta per aiutare e collaborare”.

18 settembre 2011
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