Varese

Super-stagione all’Apollonio. Il Santuccio resta chiuso

Da sinistra, Giorgio Guglielmi, Filippo de Sanctis, Gianmario Longoni e Federico Guglielmi

A dieci anni dalla sua nascita, guardando indietro, il cammino del Teatro di Varese appare ricco di cambiamenti, difficoltà, polemiche. Quasi un miracolo che ci sia ancora. Al suo vertice diverse realtà diverse si sono alternate, e non sempre sono state performance brillanti. Ma la cosa più singolare è sempre stato il controverso rapporto del teatro con il Comune di Varese, che all’Apollonio portò la gloriosa stagione di prosa che per anni si tenne all’Impero. La dice lunga il fatto che, nelle riunioni dedicate dal Comune al fumoso progetto del nuovo teatro di piazza Repubblica, il teatro vero, quello con gli spettatori veri, l’Apollonio, non è stato minimamente coinvolto.

Ora, con i dieci anni di vita, l’Apollonio si è presentato ieri con il vestito della festa. Sul palco dieci drappi rossi a simulare le candeline di ogni compleanno che si rispetta. A festeggiare c’erano tutti: costruttori e gestori del teatro, Giorgio e  Federico Guglielmi, il direttore artistico Gianmario Longoni, il direttore organizzativo Filippo de Sanctis, l’assessore alla Cultura del Comune, Simone Longhini. Tutti a celebrare il teatro-fantasma, che c’è, ma è come non ci fosse, che porta spettatori, ma è come se parlassimo di un’altra città.

Innanzitutto l’Apollonio è tornato Apollonio. Nel senso che il main sponsor dell’anno scorso, se ne è andato alla fine del mese scorso, scaduto il contratto pubblicitario stipulato per un anno con il teatro. “Che Banca!”, insomma, non c’è più. E poi è caduto il tabù delle tre repliche. Finora ogni spettacolo della stagione di Prosa ha sempre avuto tre repliche, che spesso finivano per essere a platea decimata. All’improvviso una cosa logica e a cui ci è sempre opposti, si può fare: un solo spettacolo, come in tutti i teatri del mondo. Non solo: alla fine la stagione di prosa conterà 15, e non più otto spettacoli, proponendo un cartellone di prosa più ampio e variegato. E questo su un cartellone complessivo di 45 proposte.

Commedie, danza, musical, cabaret, opera lirica. Il cartellone dell’Apollonio propone un po’ di tutto, rivolgendosi ad un pubblico ampio e popolare. Un cartello che si apre con un concerto del mitico Paolo Conte, sabato 1 ottobre, ma che propone un bello spettacolo (non del tutto certo, però, da quello che abbiamo capito) come “L’Arlecchino servitore di due padroni” del Piccolo Teatro (il 4 marzo). Tra gli spettacoli più interessanti che consigliamo ad un pubblico esigente, il MOni Ovadia che, in occasione del Giorno della memoria, propone “Ebrei e zingari” (il 28 gennaio), un interessante “Nemico del popolo” di Ibsen con Gianmarco Tognazzi (l’1 febbraio), la Pamela Villoresi con “Medea” di Euripide (il 9 febbraio), “La bottega del caffè ” di Goldoni (il 21 febbraio), un Bertolazzi originale targato Paolo Rossi (il 14 marzo) e molto altro ancora.

Quanto invece all’altro palcoscenico, il piccolo Teatro Santuccio, tutto tace. Continuiamo a ribadire lo sconcertante caso del Santuccio: non si comprende perchè il Comune di Varese continui a pagare l’affitto, molto salato, per una struttura che resta chiusa. Ricordiamo che Palazzo Estense, per il Teatrino, paga ogni anno alla Fivar, proprietaria del teatro, una pigione di 42.500 euro più Iva, oltre al pagamento di gas, acqua ed elettricità. Un vero spreco di risorse pubbliche, su cui c’è il silenzio assoluto. Anche da parte delle opposizioni, che sembrano del tutto indifferenti alla faccenda. Ora pare che il Comune stia pensando di attribuirne la gestione al Centro Gulliver, che farebbe da coordinatore di varie realtà, associazioni e quant’altro, che presenterebbero le loro proposte al Santuccio. Una soluzione? Vedremo. C’è solo da sperare che l’alternativa alla chiusura non sia “dilettanti allo sbaraglio”, come diceva una nota trasmissione tv. Varrebbe la pena continuare a dissanguarsi, con questi scuri di luna, per una simile prospettiva?

16 settembre 2011
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