Mantova

Festival Letteratura, l’angelo di Benni chiude la kermesse

Da sinistra Dorfles e Benni

Non poteva trovare una conclusione migliore, il Festival Letteratura di Mantova, che invitare un narratore italiano molto amato dal pubblico, anzi un autore-cult, soprattutto tra le giovani generazioni: Stefano Benni. Uno scrittore molto amato, che ha sempre pubblicato i suoi libri presso Feltrinelli, ma che per il suo più recente “La traccia dell’angelo” ha scelto la più piccola Sellerio. A provocarlo, le domande del giornalista Piero Dorfles.

Benni ha uno stile inconfondibile, quando parla in pubblico: timido e sornione, racconta e si racconta con parole pronunciate a bassa voce, parole modeste, senza enfasi e dentro frasi del tutto prive di retorica. Accetta, Benni, il giudizio del giornalista: “Sì, questo libro non è “Bar Sport” – conferma Benni -, lontano dal lato comico e popolare di quel lontano libro”. Un libro “scritto in un momento di sofferenza, per esorcizzarla”.

E’ ancora Dorfles a centrare il giudizio, quando dice che in Benni c’è “una nostalgia per tempi diversi”. “Il male dell’Italia di oggi – interviene lo scrittore -, è il fatto che nessuno vuole assumersi responsabilità”. E quanto al premier, Benni lo definisce come un personaggio delle sue fiabe: “Un vecchio malvagio cher non incanta più nessuno”. Nel libro pubblicato da Sellerio, Benni se la prende con i medici e con le industrie farmaceutiche. Ma il suo ultimo pensiero è per l’amico disegnatore Andrea Pazienza. “Andrea aveva doti straordinarie non solo come disegnatore e fumettista, ma come narratore”. E, quanto al comico Beppe Grillo: “Sono responsabile della sua politicizzazione, sono un suo grande amico. Quando è sceso in campo, non l’ho capito fino in fondo. Ora spero in una sua profonda crisi di coscienza”.

12 settembre 2011
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