Mantova

Festival Letteratura, il priore di Bose semina speranza

Enzo Bianchi e Gabriella Caramore

Usa parole pesanti come le pietre, Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose, ospite abituale del Festival Letteratura di Mantova ed autore del recente “Ogni cosa alla sua stagione” (Einaudi). Guidato dalle domande di Gabriella Caramore, Bianchi parla di “barbarie”, evoca una vera e propria “epidemia”. Un clima pesante, fatto di demonizzazione, delegittimazione, aggressività. “E non appena siamo aggressivi all’esterno verso chi è diverso, anomalo, scopriamo che il diverso si trova nella nostra stessa famiglia, nel nostro stesso ambiente”.

Ragionamenti del monaco davanti ad una platea stipata nel Cortile della Cavallerizza a Mantova, interrogandosi su questa crisi “che è morale, di cultura, ancor prima che economica”. Un vero terremoto, per superare il quale il priore di Bose propone alcuni punti fermi. A partire dalla verità. “Dire ad ogni costo la verità”, dichiara Bianchi. E poi “esercitare la libertà, che si esercita e basta, non chiedendo elemosine a nessuno”. Certo questi comportamenti si pagano, hanno un prezzo.

Il priore di Bose si riferisce anche alla Chiesa. “E’ una comunità dove è più facile l’adulazione, tacere, non dire la verità”. Ciò che preoccupa Bianchi è “la mancanza di un’opinione pubblica nella Chiesa”. E mentre, all’epoca del Concilio, i cristiani condividevano forti convinzioni, “ora i credenti appaiono stanchi, afoni, non osano più sperare, si sono rassegnati”.

Al di là di tutto, Bianchi ha ricordato la “passione del Vangelo”, un punto di riferimento che a volte appare spento sotto la cenere, a volte risorge e incendia tutto. Un passione che deve trovare la strada sgombera, liberata dai pregiudizi. “Vincere i pregiudizi è mettersi vicini all’altro ed ascoltarlo”, dice Bianchi. Non solo: è necessario “trasmettere alle nuove generazioni un’eredità di valori e di cultura”. Anche verso la politica occorre ritrovare la fiducia. “Un cammino lungo, quest’ultimo, fatto di educazione. Ma l’importante – conclude Bianchi – è che i politici siano scelti da noi e non dai partiti”. “Abbiate un’anima grande”, ha lanciato l’invito il priore di Bose, che ritiene urgente ricostruire un rapporto di fiducia nella nostra società, un obiettivo non semplice da raggiungere.

11 settembre 2011
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