Mantova

Festival Letteratura, Calarco intervista nipote della Woolf

La Garnett e Calarco

Hanno evocato il mondo lontano e fantastico di Bloomsbury, i suoi grandi personaggi, Virginia Woolf, E. M. Forster, Lytton Strachey, le loro vicende, i risvolti tragici dei destini di alcuni di loro, i due dibattiti del Festival Letteratura di Mantova dedicati al bel libro di Angelica Garnett, “La verità nascosta”, pubblicato da La Tartaruga. Traduttore del volume Giovanni Calarco, poeta e traduttore varesino, che ha intervista la novantatreenne nipote di Virginia Woolf. Prima un confronto veloce, alla presenza della simpatica Lella Costa, poi un più serioso dibattito nell’Aula Magna dell’Università, hanno approfondito contesto storico e ricordi della vecchia signora, che dopo tanti anni è ritornata alla scrittura. Pardon, alla narrativa.

Piccoli ricordi, atmosfere adorabili, con la tragica fine sepolta a mille metri di profondità. “Adoravo mia zia, era una persona deliziosa, giocosa, che mi affidava nomignoli divertenti”, ha raccontato della zia Virginia la signora Garnett, un profilo che ricorda l’augusta parente. “Virginia e il marito venivano da noi una volta ogni quindici giorni, a bere il thè. Se eravamo invitati a casa loro i serviva un the delizioso e  panini con il cetriolo”, ha continuato l’anziana signora. “Virginia teneva sempre una sigaretta accesa, era una grande intrattenitrice. In giardino giocava a palla insieme a noi”.

Un dialogo che si dipana leggero e curioso davanti ad un pubblico attento. Calarco qualche volta esita, mostra qualche timidezza nel porre le domande alla signora. Che sorride, risponde, svela qualche retroscena, elegantemente elude. Come nel caso in cui Calarco domanda alla Garnett quando si sia accorta che il mondo stesse pricipitando verso l’orrore della guerra. “Non mi piace parlare di politica, non sono mai stata molto brava a farlo”, tronca subito la scrittrice, pittrice, attrice. Nel suo pantheon personale la scrittrice mette alcuni grandi: “Tra i miei scrittori preferiti ci sono Conrad, Lawrence, la Austen”.

E così tra domande, battute, sorrisi enigmatici, si conclude l’intervista alla anziana nipote di Virginia. Applausi e poi l’inevitabile rito delle dediche e degli autografi. Ma non tanti, la signora si stanca e qualcuno se ne va un po’ deluso.

10 settembre 2011
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