Lettere

Martinazzoli, una lezione

Per chi è  stato democristiano e popolare, la scomparsa di Martinazzoli segna la perdita di un pezzo di sé e, forse, con un pizzico di presunzione, anche il venir meno di una parte della storia di questo Paese. Nel 2009 uscì un libro intervista dedicato a lui. “Uno strano democristiano”. Un libro straordinario, almeno per me e, forse, da considerare oggi il suo “testamento”.

Lì, nelle parole dette, nei pensieri espressi e nel modo “alto” di raccontare vicende personali come dell’Italia, riconobbi il Martinazzoli migliore, quello che, quando venne a Varese ( ma anche in tante altre occasioni ) durante la campagna elettorale per le elezioni regionali in cui era candidato alla presidenza della Lombardia nel 2000 fece sognare, in una sala Napoleonica delle Ville Ponti, centinaia di persone.

Quello che mi ha sempre colpito in Martinazzoli era la straordinaria capacità di parlare a braccio senza mai perdere il filo del ragionamento arricchendo l’intervento con citazioni in grado di rappresentare un legame con un pensiero profondo, proveniente da un passato magari distante, con il ragionamento sul presente.

Martinazzoli fu un uomo complesso. Burbero al punto da essere giudicato distaccato, freddo e “aristocratico”, ma lo era molto meno di quello che appariva. Anni fa inviai ad alcuni notabile ex D.C. un mio lavoro dedicato al mondo cattolico. Martinazzoli fu l’unico che mi rispose con un suo commento. Aveva letto la mia pubblicazione e mi confermò poi il suo pensiero con un’altra lettera.

Quando lo ascoltavi ti teneva incollato alla sedia. Lo seguivi, ti portava in un mondo futuro, ma anche antico. Ti trascinava nel passato nobile della politica, un passato dove la gente votava il politico perché colpita al cuore nei sentimenti, perché anche gli umili e i semplici si sentivano rappresentati dalle parole ascoltate e avevano fiducia perché leggevano negli occhi che, chi parlava, meritava attenzione e le parole non erano una “operazione di marketing”, come si direbbe oggi, ma frutto di una intima quanto vera adesione “vissuta” ai valori della tradizione migliore del cattolicesimo democratico, sociale e popolare di terra lombarda. Era questa la modernità in Martinazzoli. Scrive Annachiara Valle “Ascoltare Martinazzoli è un privilegio….che citi Calamandrei o Manzoni, Strurzo o Verlaine, ogni sua affermazione sembra saldare la grande storia con quella di ciascuno di noi. Solido e sobrio, come un vero figlio della terra bresciana, non indugia nella citazione colta fine a se stessa. Semmai insegna, come un vero maestro, che i libri di scuola hanno a che fare con la vita.”

Martinazzoli era tutto questo. Chi di noi lo ha conosciuto può dare una rappresentazione di Martinazzoli diversa e personale. Martinazzoli era così. Non potevi inquadrarlo o etichettarlo. Marcora, incontrandolo una volta, gli disse sorridente “Ecco Martinazzoli , così intellettuale e così inutile”. Probabilmente – commentò Martinazzoli – una fulminante profezia”. Così era Martinazzoli, capace di essere sarcastico anche con se stesso.

A me piace ricordarlo, invece, con le ultime parole del libro “Uno strano democristiano”: “ E fra le cose che ho avuto la fortuna di imparare da quella storia, vorrei ricordare due concetti che mi sono cari: la mitezza della politica e il limite della politica. Quello del limite è un tema particolarmente importante. Continuo a non avere dubbi che, nel tempo della illimitatezza della politica, che pure c’è stato, noi siamo stati quelli resistenti e vittoriosi contro il troppo della politica. Continuo a temere che oggi non contiamo più niente contro il niente della politica. Ma quello che mi conforta è sapere che ho avuto la fortuna di partecipare a un viaggio che rende possibili gli incontri. E quel viaggio non fu mai un viaggio solitario. Adesso, certo, lo è diventato. Perché in verità, alla fine, si viaggia solo per tornare.” Martinazzoli è stato un uomo mite, una persona perbene. Un gentiluomo. Caratteristiche che mancano in troppi politici di oggi. 

Roberto Molinari

Segretario Cittadino PD

Varese

5 settembre 2011
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