Economia

Brugnoli (Univa): manovra, tagliare i rami secchi

Giovanni Brugnoli, presidente Unione industriali provincia di Varese

Sulla controversa manovra del governo e i suoi effetti sul rilancio o meno dell’economia  del Paese, è intervenuto oggi a Varese il presidente dell’Unione industriali della provincia di Varese, Giovanni Brugnoli. Un intervento che, per la sua ampiezza, pubblichiamo integralmente.

Da quando, prima di Ferragosto, è esplosa la questione del riassesto del disavanzo pubblico, l’attenzione di tutti si è spostata sulle misure che il Governo sta approntando per dare corpo all’impegno, che lo stesso si è assunto con l’Europa, di ridurre da qui al 2013 il deficit di bilancio per cercare di riportarlo al pareggio a partire dal 2014. Troppo scarsa è stata invece l’attenzione al tema del rilancio dell’economia e dello sviluppo. Tema che non può che essere intimamente connesso con quello del rigore, pena il rischio di far avvizzire, con la potatura, l’intera pianta.

E’ noto che la posta in gioco è di dimensioni molto considerevoli – 49 miliardi – ed è quindi comprensibile che la manovra stessa porti con sé molta preoccupazione per i sacrifici che essa comporterà. Governo e Parlamento sono impegnati in queste ore ad affinarla rispetto ad una stesura iniziale del provvedimento che ha parecchio risentito della fretta che incombeva, dovuta alla necessità di dare con urgenza dei segnali di rassicurazione agli investitori finanziari.

La fretta, si sa, è cattiva consigliera e molte delle misure proposte in queste settimane lo hanno dimostrato ancora una volta. Per avere una manovra equa ed efficace occorre recuperare lo spirito che animò il Paese quando si dovette affrontare una manovra di pari impegno per entrare nell’Euro.  I sacrifici devono essere ripartiti su tutti, ma con equità e devono essere quindi sopportabili in particolare per i meno abbienti. Si devono evitare misure aleatorie sulle entrate per avere non solo  certezza dei saldi, ma soprattutto per dare alle stesse carattere di strutturalità, senza affidarsi quindi a misure transitorie, come pure a rinvio di spese ad esercizi futuri. La Commisione Europea, le agenzie di rating e gli stessi mercati stanno dimostrando, del resto, attenzione a  risultati realistici e credibili della manovra e mettono in guardia dalla tentazione di risolvere i problemi con semplici aggiustamenti contabili.

Il bilancio dello Stato va risanato con azioni di carattere permanente. Il risanamento è, in questo momento, la priorità del Paese perché esso rappresenta il più forte condizionamento all’esplicarsi della sua economia. Senza risanamento strutturale metteremmo infatti a repentaglio la fiducia degli investitori. I tassi di interesse del debito pubblico andrebbero fuori controllo e ciò porterebbe il Paese al collasso finanziario. Basti penare che ogni punto in più di tassi di interesse equivale a circa 15 miliardi di euro. Ma l’eliminazione delle spese improduttive non può limitarsi a ripianare i buchi di bilancio. Essa deve essere tesa anche a salvaguardare una soglia accettabile di spese per investimenti, sia per evitare la marginalizzazione del Paese quanto a dotazione infrastrutturale, sia anche per sostenere l’economia. I servizi sociali devono essere sì assicurati, ma anche razionalizzati là dove è possibile, eliminando gli ancora numerosi sprechi presenti nella gestione dei medesimi. Il contrasto all’evasione fiscale va praticato con azioni efficaci soprattutto di tipo preventivo, ad esempio mediante l’abbassamento della soglia per l’uso del contante nelle transazioni commerciali a 500 euro, come proposto da Confindustria, o anche la deducibilità fiscale, seppure parziale, di talune spese sostenute dai cittadini. La riduzione dei costi della politica non può essere rinviata a tempo indeterminato. La manovra deve avere una configurazione complessiva perché sia chiaro a tutti i cittadini chi e in che misura sarà chiamato a contribuire. Solo così essa potrà essere compresa dall’opinione pubblica, che è pronta a comprendere e a supportare la manovra, a condizione tuttavia che la politica, per prima, dia l’esempio nel praticare il rigore.

Come si diceva, le misure devono però essere tali da non comprimere ulteriormente il ciclo dell’economia, già di per sé molto debole. Questo secondo aspetto della manovra sta rischiando pericolosamente di essere trascurato. Le ultime proiezioni sulla crescita economica del nostro Paese sono allarmanti: nel 2011 la crescita del PIL è stimata scendere dall’1% allo 0,8%  e ancora meno nel 2012. Le vendite interne erano calate a giugno (prima dell’avvio della stretta) in ragione di -1,2% in ragione d’anno. L’inflazione – che equivale a minore competitività delle nostre merci sui mercati esteri e a minor potere d’acquisto sul mercato interno – è in risalita solo e soltanto per effetto dell’aumento delle imposte (carburanti, tabacchi, ecc). C’è quanto basta per alimentare il timore di una nuova gelata dell’economia quando ancora siamo lontani dall’aver recuperato i livelli antecedenti il settembre 2008.

Occorre un colpo d’ala per far riprendere il ciclo. E l’unica strada percorribile è quella di impedire che la potatura prossima ventura tagli i rami ancora verdi. Occorrono volontà e coraggio di tagliare i rami secchi. Le imprese e i lavoratori, in questi ultimi anni, hanno fatto grandi sforzi per mantenere competitivo il prodotto italiano. Ora è il settore pubblico che deve ritrovare la strada virtuosa di una gestione più economica delle proprie istituzioni e attività, eliminando una volta per tutte sprechi e inefficienze che il Paese non può più permettersi.

La situazione è critica, ma per certi versi “ideale” per affrontare e risolvere, almeno in parte, alcuni degli annosi problemi del Paese. Ciò sarà possibile se si avrà il coraggio di evitare preoccupazioni elettoralistiche. Scontentare qualcuno, in frangenti come l’attuale, è inevitabile. Probabilmente, se tutti si dichiarassero scontenti, forse si sarebbe sulla strada giusta.

                                                                                                                                                                                                                                               Giovanni Brugnoli
                                                                                                                                                                                                                                 Presidente Unione degli Industriali
                                                                                                                                                                                                                                           della Provincia di Varese

5 settembre 2011
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2 commenti a “Brugnoli (Univa): manovra, tagliare i rami secchi

  1. gimocchiverdi il 5 settembre 2011, ore 19:33

    Dott. Brugnoli Lei ha ragione da vendere, perche’ fa il semplice (si fa per dire) ragionamento classico di chi e’ abituato a lavorare e gestire la propria azienda facendo sacrifici personali impiegando anche le ore, che sarebbero di liberta’ e da dedicare agli affetti, per migliorare e mantenere il bilancio attivo dell’ azienda, sentendo la responsabilita’ verso i suoi dipendenti, che a loro volta danno il meglio di se stessi sull’esempio di chi sta al vertice. Teoricamente il nostro paese dovrebbe seguire questa ottica, tutti i cittadini dovrebbero dare il meglio di se secondo le loro capacita’ e possibilita’(ricchezza) Allora con uno sforzo comune riusciremmo ad avere il pareggio di bilancio per poi cambiare l’amministratore degato che ci potra’ portare ad un periodo di benessere e far tornare in attivo l’azienda Italia. Cordialmente la saluto

  2. Rete Avanti Tutta il 6 settembre 2011, ore 17:01

    Sarebbe interessante sapere a cosa si riferisce specificamente Brugnoli quando parla di rami secchi da tagliare.

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