Casalzuigno

Arcumeggia, Giancarlo Ossola espone alla Sangalleria

Una delle opere di Giancarlo Ossola

Arcumeggia .. quasi una sorta di avamposto che intreccia una cultura montano-contadina devastata .. tracce d’arte gloriose del dopoguerra .. che esprime un desiderio di memoria non imbalsamata .. che ospita momenti di poesia di arte in questi non idealistici tempi .. che vive la lenta morte che viene somministrata a chi non si adegua.

C’è una sorta di “resistenza” .. la “Sangalleria” si ostina ad un fare caratterizzato da passione ed idealità .. come non ricordare la mostra dedicata ad Innocente Salvini .. ai libridinosi libri del Pulcinoelefante ed alle opere del suo creatore Alberto Casiraghy .. alle stupende incisioni nientepopodimeno che del Piranesi … ..

Ora .. ospita sino al 28 agosto 2011 (orari: sabato 14/18 – domenica 9/12 e 14/18 ) una rappresentativa mostra del pittore Giancarlo Ossola. Qui di seguito impagino una breve miscellanea di didascalie quale contributo all’avvicinamento a questo artista milanese (classe 1935 ) .. complice di questo territorio .. (i suoi genitori di Castello Cabiaglio) .. e, sodale di artisti di qui qui .

.. Ossola rappresenta un mondo in cui l’uomo è come sottinteso e invisibile. Ne intuiamo la fatica, perché vediamo le traccia del suo operare. Ne immaginiamo l’esistenza, perché siamo davanti agli strumenti e agli arredi di cui si è servito. Ma lui, l’uomo non c’è. Sono i luoghi a parlarci ..” (Elena Pontiggia, 2001)

.. Gli interni di Ossola sono allora i luoghi deputati del secolo, le evidenze, le architetture archetipiche del secolo breve, le scansioni emblematiche della storia del XX secolo, gli interni del secolo breve .. vi hanno agito corpi e conflitti, speranze e il loro esilio. Sono le cisterne della Storia .. ” ( Piero Del Giudice, 2010)

.. Stanze, sempre, senza figure, o dove le figure si affollano a tal punto, a tal punto si sovrappongono e compenetrano da smateriarsi e cancellarsi a vicenda ..” ( Giovanni Raboni, 1997 )

.. nei suoi straordinari “interni-esterni”, Ossola ingorga pennelli e materia, e così accende di tanto in tanto, qualche luce; strappi tremanti e sofferti, come battiti dall’umano cuore; resti forse, di lampade funerarie o di funerari lumini nei quali lì per lì, siamo indotti a pensare che si fondano anche gli ultimi, poveri fuochi fatui dell’uomo. ..” ( Giovanni Testori, 1983 )

..il viaggio del colore: dal colore di terra (marrone, giallo, ocra), ai grigi, al bianco. Il grigio è un colore terminale. E’ il colore aristocratico, tragicamente “perdente” di alcuni quadri di de Stael (le foglie morte. I tetti di Parigi, il cielo dei gabbiani); è l’ossessione dello sguardo nella pittura, nei volti di Giacometti; è l’esilio grandioso del corpo figurale in Varlin. I grigi in questo ciclo di Ossola sono un avvolgimento di spazio e tempo, di urgenze umane e di percezione più vasta e segreta. Il bianco non è un congedo, ma “luce metafisica” di un “oltre” che non finisce. ..” ( Stefano Crespi. 2007 )

.. E’ un pittore formidabile e che va cercando di superare i limiti stessi del colore, della pittura. E così egli dipinge in grigio, scavalcando a sinistra Goya e Velasquez, Courbet e Manet, Wols e Pollock, tant’altri artisti che prediligevano il nero e i suoi immediati derivati; dipinge un grigio impossibile, irritante tanto è povero, e primitivo. .. molto spesso i grigi di Ossola sono sporchi e così paiono interpretare  e ancor meglio con forza maggiore certa sofferenza etica ed esistenziale che attanaglia, a tratti, l’autore stesso .. ..” ( Rolando Bellini, 2011, in catalogo ).

21 agosto 2011 Sandro Sardella redazione@varesereport.it
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