Lettere

Il cittadino protagonista

Ha ragione chi si è chiesto il motivo per cui non siano state tagliate nelle finanziarie che via via si sono succedute annualmente prima d’ora in Italia, le spese eccessive riguardanti la gestione politica dello Stato (a carico dei cittadini) e perché, solo ora il Governo sia intervenuto

, sopraffatto dall’urgenza di evitare un pericoloso fallimento della nazione italiana.

In materia di spese eccessive, esemplifico qualcosa di nuovo e chiedo (oltre al controllo del sistema pensionistico invece il loro o compito potrebbe essere svolto dalle Provincie laddove confermate.

Si potrebbe così evitare di pagare inutili spese di gestione di spazi pubblici e si ,potrebbe rafforzare quella che è la interazione istituzionale, obbligando a collaborazioni che potrebbero essere molto proficue per la collettività.

Cito dei dati che ho assunto dalla lettura di Varese Mese di luglio (articolo di Tomaso Filimberti), secondo cui il vergognoso costo della politica nel nostro Paese ammonta a 24 miliardi e 700 milioni di euro, pari a 47.820 miliardi delle vecchie lire! Argomento questo che i nostri politici nemmeno sfiorano nei loro ormai stucchevoli dibattiti.

Viene detto inoltre sul mensile locale: “Giammai si compia un sacrilegio del genere. I costi della politica sono sacri, anche quando sono irragionevoli, come i 300 milioni di euro che si butteranno al vento per non aver accorpato i referendum alle recenti elezioni amministrative, precedute, peraltro, da una campagna elettorale incivile, disgustosa, violenta e costosa. Insomma, un’indecorosa competizione per la conquista di uno sgabello nei consigli comunali che, per l’incredibile numero di liste e candidati in lizza, si poteva paragonare a quei concorsi, indetti per pochi posti di pubblico impiego, ai quali partecipano, però, migliaia di concorrenti”.

Discutiamo chiaramente di costi dell’amministrazione e non di stipendi di parlamentari. Ne ho fin sopra i capelli di continuare a leggere sui quotidiani lettere nelle quali ci si lamenta della insensibilità della politica rispetto alle necessità dei cittadini ovvero della inutilità di esercitare il diritto di voto.

I cittadini devono pretendere di essere protagonisti. In fase istruttoria, infatti, a ciascun singolo è dato di poter proporre alle istituzioni temi di azione. Questo è un diritto che non viene utilizzato dai cittadini e che la pubblica amministrazione opera ogni stratagemma per non concedere, caldeggiare e rendere palese.

La pubblica amministrazione così non risponde alle lettere inviatele nei tempi regolamentari (e quando lo fa sembra agire solo per cortesia e non per dovere) nè apre o dissente di aprire procedimenti amministrativi sulle questioni che vengono a lei avanzate.

Ciò che è molto preoccupante è che, non solo, si rischia un italico fallimento economico ma rischiamo che in un sol colpo possano scoppiare i bubboni anche locali che abbiamo consentito in quanto supini elettori venissero nascosti e che riguardano il continuo aggiornamento e realizzazione di quelle reti che comportano lo star bene collettivo.

Saremmo allora non solo poveri ma anche privati delle normali condizioni di vita. Cominciamo come singoli e come terzo settore ad intervenire a livello locale dando il buon esempio. Facciamo di Varese un laboratorio per l’attuazione di una buona prassi.

La politica locale deve cambiare radicalmente passo e ad essere protagonisti di questa rivoluzione devono essere i singoli cittadini.

Non né faccio quindi una questione di colore partitico: né la destra né la sinistra sono in grado di poter dare in proposito delle garanzie nè hanno mai fatto di questo un manifesto politico.

Da quanto tempo non vengono fatte manutenzioni e adeguamenti sulle condutture fognarie, sulla rete elettrica e su quella della distribuzione dell’acqua potabile?

Da quanto tempo si cerca inutilmente di attivare centri di produzione energetica a livello provinciale?

Da quanto tempo non si pensa ad una valorizzazione dei cospicui beni storico culturali e paesaggistici di cui disponiamo?

Da quanto tempo non vengono fatte interventi per migliorare lo svolgimento delle pratiche imprenditoriali consentendo così la produzione di ricchezza e di posti di lavoro?

Da quanto tempo il pubblico non definisce con l’accordo delle forze private le priorità d’intervento.

Rispondo dicendo che questo tempo è eccessivo e che bisogna adottare nuovi metodi di azione senza che si continui solo a vivere di rendita sui fasti del passato.

Sono dell’idea che il nuovo vento possa consistere nella nascita di una nuova era nella conduzione dei servizi pubblici e nell’assunzione da parte di ciascun privato di proprie responsabilità (a partire da un chiaro decalogo dei propri diritti inserito negli Statuti comunali) fino ad ora esclusivamente delegate alla politica.

L’ente pubblico deve smettere di agire in proprio (ideando e decidendo da solo). Deve invece stabilire sentito i privati delle priorità di intervento da congegnarsi in fase istruttoria anche con il contributo privato.

Priorità che dovranno avere quale fine il miglioramento e che non dovranno essere solo pagate con il proprio portafoglio ma anche dai privati interessati a vivere con agiatezza in un territorio maggiormente infrastrutturato.

Anche gli imprenditori saranno interessati a contribuirvi per un più proficuo svolgimento del proprio lavoro tra cui una adeguata commercializzazione dei propri prodotti.

Saranno ancor più necessarie metodologie di azione e tempistiche precise ed anche forme di garanzia a vantaggio dei contribuenti.

Ciascun cittadino insomma deve contribuire in base alle sue possibilità alla realizzazione di infrastrutture per il perseguimento dell’interesse comune pretendendo tutti quegli spazi che gli concede la legge 241/90 e la direttiva 2003/4/CE e agli enti pubblici devono stare i compiti della progettazione ,del coordinamento, del cofinanziamento e dello stabilire forme di garanzia.

La vera rivoluzione per migliorare la nostra condizione di vita non dovrà, allora, solo dipendere dal pubblico ma da forme di collaborazione tra pubblico e privato dove gli investimenti privati possano essere garantiti da garanzie pubbliche.

Il discorso è che si è fatto vuole essere una novità nel dibattito economico in corso.

Si dibatte sul versante delle entrate, sull’entità dei prelievi con imposte ed altro ma viene trascurato il versante della spesa, della qualità della spesa, delle sue priorità.

Il discorso che si è fatto vuole evidenziare l’importanza di que st’ultimo settore, trascurato, quello della spesa, dell’efficienza della spesa, delle priorità per dar corpo ad un’economia che sia efficiente e attenta ad un sistema dove le entrate e spese siano correlate per un risultato economico finale positivo.

Vorrei anche far palese come la progettazione e l’esecuzione sul versante economico anche degli enti locali debba essere responsabilità che investe anche il settore privato il quale ha diritto di conoscere gli indirizzi economici, di discuterli, di parteciparvi in forme già previste dalla Legge in particolare sul versante delle operazioni attuative (essendo, come detto, il potere decisionale riservato alla pubblica autorità).

Arturo Bortoluzzi

Presidente

Amici della Terra Varese

18 agosto 2011
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