Dumenza

Il clavicembalo della Nicora nella chiesa di Dumenza

San Giorgio

Nuovo appuntamento questa sera 13 agosto alle ore 21 con la Stagione Musicale 2011 – Varese: I solisti e l’Orchestra, a Dumenza, presso la Chiesa di S.Giorgio, per “Concerti per Clavicembalo e Archi”. In programma A. Vivaldi Concerto in La Maggiore per Archi, B. Galuppi Concerto in Fa Maggiore per Clavicembalo e Archi e W.A. Mozart Divertimento per Archi N° 3 K. 138, F.J. Haydn Concerto in Fa Maggiore per Clavicembalo e Archi, G. Holst Saint Paul Suite.

Ad esibirsi nella magica cornice della chiesa di Dumenza Chiara Nicora al Clavicembalo, accompagnata dall’Orchestra Cameristica di Varese, diretta da Fabio Bagatin.

PROGRAMMA DI SALA

Antonio Vivaldi (1678 – 1741) – Concerto in La Maggiore RV 158

Vivaldi ha composto una sessantina di composizioni per soli archi senza solista: concerti, concerti ripieni, sinfonie. Malgrado la differenza di titoli, si tratta di composizioni che ricalcano nella scrittura la vecchia sonata a quattro parti di tradizione seicentesca. Non potendo contare sulla figura istrionica del protagonista, sia esso cantante o solista strumentale, Vivaldi è costretto a concentrarsi con maggiore ricchezza di dettagli su questioni musicali assai più pure. Troviamo quindi allegri brillanti, nei quali la scrittura dei due violini è a volte all’unisono, a volte in dichiarato antagonismo. Nei tempi centrali si riconoscono, invece, alcuni “modi” prediletti dall’autore: progressioni ritmicamente regolari animate da dissonanze più o meno acerbe, libere fantasie che ricordano un po’ le antiche “consonanze e ligature” di seicentesca memoria o melodie date ai violini in unisono. La peculiarità di questo concerto, in particolare dell’ultimo movimento, è la grazia tutta pergolesiana che lo attraversa, pur essendo sempre ben riconoscibile l’ingegno vivaldiano, il suo linguaggio fatto di inversione melodica, ingegnosità ritmica e senso del teatro.

Baldassarre Galuppi (1706 – 1785) e Franz Joseph Haydn (1732 – 1809) – Concerti per Clavicembalo e Archi

Difficile stabilire perché nel XVIII secolo il clavicembalo tardi ad affermarsi in Italia come strumento solista. Una delle ragioni può forse essere ricercata nell’esiguità del suono, quando paragonata all’incisività di un flauto o di un oboe, o forse per il poco interesse da parte del pubblico locale, molto più interessato al melodramma. Non a caso infatti, dei 200 concerti per clavicembalo e orchestra attualmente conosciuti, solo 4, quelli di Giuseppe Buccioni, furono stampati a Firenze tra il 1783 e il 1784, tutti gli altri lo furono a Parigi, Londra, Amsterdam, l’Aia, Bonn e altrove. Una situazione questa che non fa che confermare il ben noto fenomeno della diaspora dei compositori italiani di musica strumentale

Mentre il melodramma continuava ad avere in Italia un ininterrotto successo, un gran numero di compositori-esecutori di musica strumentale andavano a divulgare la loro musica strumentale all’estero e non nei vari stati della penisola italiana. In pratica avveniva che mentre in Italia il compositore tendeva a coltivare tutti i generi vocali e strumentali, all’estero veniva chiamato in funzione della specialità nella quale maggiormente eccelleva e quindi spesso con specifiche funzioni di esecutore e compositore di musiche strumentali.

Anche a questo si deve il fatto che la riscoperta ufficiale di Baldassarre Galuppi sia stata inizialmente totalmente operistica, ignorando la sua amplissima produzione clavicembalistica e sui suoi concerti per cembalo.

La figura di Galuppi è invece cardine per capire la musica del ‘700, da Vivaldi a Mozart a Haydn.

Il tentativo di mettere ordine nella vasta produzione clavicembalistica di Galuppi ha portato alla scoperta di 170 sonate e nove concerti per cembalo.

Lo stile e il gusto formale del nostro, anche nella composizione operistica, è ben diverso da quello in uso presso i maestri napoletani del tempo, al punto che il Galuppi non fu mai apprezzato nella città partenopea, al contrario di quanto accadde nelle principali città europee. L’approfondimento psicologico, sottilmente sottolineato anche dall’orchestra, tende a porre in rilievo gli atteggiamenti patetici e sentimentali, preparando in tal modo il terreno ai maestri dell’epoca classica.

E certamente Haydn guardò a Galuppi come a un modello, cogliendo il senso dell’alternativa da lui implicitamente posta allo stile napoletano imperante. Il ritmo costituisce la caratteristica saliente dello stile galuppiano, ne sono una riprova le importanti sonate clavicembalistiche, le quali, se presentano negli adagi inflessioni quasi patetiche e d’una cantabilità raffinata, nei tempi veloci offrono la testimonianza più tangibile di quell’impressionismo ritmico che è tipico del clavicembalismo italiano dell’epoca; in questo senso Galuppi è, dopo Scarlatti, il più importante autore di musiche per strumento a tastiera apparso in Italia prima di Clementi.

Wofgang Amadeus Mozart (1756 – 1791) – Divertimento per Archi N° 3 K. 138

I tre divertimenti KV 136-138 furono scritti a Salisburgo nel 1772 quando Mozart aveva 16 anni e stava lavorando alla composizione dell’opera “Lucio Silla” che avrebbe debuttato a Milano nel dicembre di quell’anno. Quelle che sono state ribattezzate come “Sinfonie Salisburghesi” con ogni probabilità furono composte per precise occasioni di corte, com’è del resto il caso di un’altra composizione di quel periodo, il “Sogno di Scipione”, un’azione teatrale commissionata per le celebrazioni d’ingresso del nuovo Vescovo Colloredo all’indomani della morte di Sigismondo, avvenuta il 29 aprile 1772. Non è tuttavia da escludere che Mozart li abbia composti “per precauzione”, vale a dire al fine di poter disporre di materiale nuovo, in prospettiva di un’eventuale esecuzione durante il terzo (e ultimo) viaggio in Italia. Concepiti quali quartetti, ma da sempre per inveterata abitudine affidati ad un complesso orchestrale cameristico, essi appaiono strutturati secondo la maniera tipica della cosiddetta “Sinfonia avanti l’opera” e così pure del Concerto. Gli influssi italiani sono evidenti nella forma, ma anche nello stile, caratterizzato da una ricca invenzione melodica e da passaggi contrappuntistici, che danno vita a momenti di gioia solare alternati a episodi lirici, il tutto senza mai scivolare nella superficialità.

Nel Divertimento KV 138, descritto da Alfred Einstein come “assolutamente sinfonico”, c’è un’apertura gioiosa, piena di verve giovanile, contenente una linea del basso instancabile e alcune volte furiosa. Il secondo movimento inizia con una splendida ed estatica melodia dei primi violini accompagnata da un fluente passaggio dei violini secondi. L’ultimo movimento, infine, è un energico Rondò con una serie di variazioni ritornellate.

Gustav Holst (1874 – 1934) – Saint Paul Suite

Come il suo conterraneo Elgar, anche Holst nasce nel mondo della musica amatoriale della provincia inglese (suo padre era un organista e sua madre un’insegnante di pianoforte), ma al contrario di quello può avvantaggiarsi del Royal College of Music, da poco fondato a Londra, per approfondire la propria educazione musicale e professionalità.

Holst studia composizione e trombone tra il 1893 e il 1899, per poi avviarsi alla carriera di trombonista in orchestra. Il richiamo per la composizione è però così forte che di lì a poco abbandona la pratica orchestrale per dedicarsi all’insegnamento, trovando in questo modo il tempo per scrivere musica. Universalmente conosciuto per la suite orchestrale The Planets (1919), Holst fu estremamente prolifico in generi diversi: opera, musica da camera, suite orchestrali, lavori corali e musica per bande militari. La Saint Paul’s Suite per orchestra d’archi fu composta nel 1912 per l’orchestra della Saint Paul’s Girls’ School, della quale Holst fu a lungo direttore musicale, ma fu pubblicata solo nel 1922 a causa di un numero notevole di revisioni. Il lavoro è composta da quattro movimenti: una “Jig” (giga) basato su melodie popolari inglesi per violino, un “Ostinato”, una melodia fantasiosa appoggiata su una figura melodica che si ripete continuamente, un “Intermezzo”, che mostra sezioni contrastanti di tempi lenti e veloci e da ultimo un “Dargasson”, una melodia popolare inglese che utilizza la ben nota Greensleeves come contro-melodia.

13 agosto 2011
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