Varese

Il cappellano chiama le imprese del territorio

Don Marco Casale

Nonostante sia da solo un anno al carcere dei Miogni, don Marco Casale ha già le idee chiare sui fronti su cui impegnarsi per il bene dei detenuti. Proprio da lui è partito l’appello, raccolto dall’assessore regionale Raffaele Cattaneo, sulla necessità di offrire opportunità di lavoro ai detenuti del penitenziario varesino. E il lavoro, specie se riguardante i più svantaggiati, è sempre stato un po’ il pallino di don Marco, che ha seguito diverse esperienze di cooperative sociali prima a Legnano e poi nella vicina Tradate.

Ora, ai Miogni, il cappellano parte da un dato di fatto molto semplice. “Nel carcere sono detenuti 140 uomini, ma di questi soltanto un quarto può svolgere attività lavorativa. E tutti gli altri?”. Un interrogativo che ha portato il sacerdote a lanciare un appello. “Dobbiamo trovare il modo per fare lavorare tutti: il lavoro garantisce dignità e tiene impegnati in un’attività che consente la possibilità di dare risposta a piccole necessità”.

Proprio su questi temi don Casale parteciperà al Meeting di Rimini, per confrontarsi con altre realtà che hanno sviluppato esperienze e progetti. Per il momento il cappellano dei Miogni fa un appello agli imprenditori di casa nostra. “Chiedo ad imprese private e cooperative di ascoltare il mio appello e di entrare nel mondo carcerario per offrire lavoro ai detenuti. Credo che la sensibilità del nostro mondo economico debba sentirsi interrogata da questo appello”.

9 agosto 2011
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