Varese

Sempre più storto l’abete di piazza Monte Grappa

L'abete di piazza Monte Grappa a Varese

Se a qualcuno capita di osservare, dal lato dei portici, Oviesse sulla destra, l’abete del Caucaso posto al centro di piazza Monte Grappa, se ne accorge subito. Se confrontato al vicino palo dell’elettricità, l’abete pende decisamente da una parte. Una condizione che si è accentuata negli ultimi tempi e che, oltre ai “buchi” nel fogliame, sta facendo ragionare gli amministratori cittadini su quale futuro possa esserci per l’alta pianta, che a Natale la fa da padrona con addobbi e luminarie.

Collocato nel cuore della capoluogo alla fine degli anni Ottanta, dopo un costoso trasloco da una serra della Brianza, l’abete del Caucaso è passato indenne attravero tutti questi anni. A carico del Comune di Varese, dodici milioni di vecchie lire, dieci per acquistarlo e due per traslocarlo, più tutta l’attività per tenerlo al meglio fino ad oggi. Tuttavia, il degrado è avanzato e l’abete mostra oggi i segni del tempo, oltre alle insidie degli insetti. I “buchi” nel fogliame, ad esempio, sono legati all’attacco, nel 2008, della Drefusia piceae, la pulce delle piante, che rese completamente bianchi interi rami.

E ora? “Ora si tratta di fare delle valutazioni che spettano ai politici, e noi siamo pronti ad attuarle con la nostra competenza tecnica”, risponde Pietro Cardani, responsabile del verde pubblico per il Comune di Varese. Per Cardani, le condizioni della pianta sono accettabili, e per quanto riguarda la stortura essa è dovuta, continua Cardani, “ad un cedimento della zolla, tenendo presente che, essendo stato piantato, le radici scendono nella terra non più di 80 centimetri”. Da tempo si parla della possibilità di abbattere l’albero, magari per trasferirlo in un parco della città. Il dibattito è vivace.

A sostegno della rimozione dell’albero il presidente della Commissione Paesaggio del Comune, Daniele Zanzi, ma anche l’assessore all’ambiente del Comune, Stefano Clerici, sembra condividere questo orientamento. Per Cardani “esistono due scuole di pensiero”. “Non ci si può dimenticare però – dice Cardani – che trasferire e rimpiantare questo abete altrove comporta costi rilevanti. Piuttosto, se proprio decidiamo di liberarcene, regaliamolo al Papa per il prossimo Natale”.

8 agosto 2011
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