Lettere

Chi si occupa dei licenziati?

Agosto si sa è il mese dei disagi per chi rimane a casa o è in difficoltà. I negozi chiudono. Idraulici, falegnami, medici, dentisti etc. sono introvabili. Il personale negli uffici pubblici è ridotto e così via. Da ultimo abbiamo avuto la notizia che, malgrado “le montagne russe” della borsa italiana e la crisi economica sempre più pesante, il nostro Parlamento voleva chiudere per “ferie” fino al 12 settembre.

Tanto per far andare un po’ di bile di traverso agli italiani, l’On. Cicchitto del PdL, ha giustificato la cosa dichiarando che questo è dovuto al fatta che oltre cento deputati si recheranno in Terra Santa per un pellegrinaggio.

Così, non sapendo a che santo votarsi per risolvere i problemi del Paese un certo numero di componenti della nostra classe politica ha deciso di rivolgersi direttamente a Dio là dove c’è la “terra promessa”.

Al di là di ogni sarcasmo – visto anche che nel momento in cui sto scrivendo in un soprassalto di dignità Fini ha anticipato la ripresa dei lavori di una settimana – quello che vorrei evidenziare è un’altra mancanza, almeno per me, che ho visto in questi giorni a Varese come anche altrove.

La fine di luglio è il periodo in cui si chiudono molti contratti di lavoro a tempo determinato. E’ anche il mese in cui molti datori, per diverse ragioni, alcune legittime altre meno nobili, licenziano i propri dipendenti.

Insomma, tra la fine di luglio e i primi di agosto in diversi vedono la propria vita peggiorare per la perdita del posto di lavoro.

Ora, forse non tutti sanno, ma da un pò non ci si reca più all’INPS per presentare la domanda di disoccupazione. Nei suoi processi di riorganizzazione e razionalizzazione ( ma sarà proprio una razionalizzazione questa ? ) l’INPS accoglie le domande solo se inviate all’Istituto in via telematica.

Qui sorge il primo problema. Forse in questo nostro Paese non ci rende conto che non tutti hanno un p.c., non tutti hanno internet e non tutti sono informaticamente alfabetizzati.

La cosa è stata risolta all’italiana. Le domande si fanno dai patronati sindacali ( sì gli stessi che destra e Lega accusano di essere figli del clientelismo del centrosinistra ) che le elaborano e le inviano all’Istituto. Bene, dunque di una inefficienza dello Stato – perché secondo me questa è una inefficienza e non una razionalizzazione – se ne fa carico gratuitamente l’auto-organizzazione della società attraverso, appunto, i patronati. Quello che vedo in questi giorni, però, è la presenza di code sempre più consistenti agli sportelli patronali aperti. Ovviamene anche questi uffici, giustamente, lavorano a scarto ridotto e questo perché gli operatori ( dipendenti privati e non pubblici e che quindi non devono assicurare un servizio essenziale ) sono in ferie. A questo possiamo anche aggiungere che, nelle due settimane centrali di agosto, la stragrande maggioranza di queste strutture, se non la quasi totalità, chiudono.

Dunque chi si occuperà delle persone licenziate che – mettiamoci nei loro panni – vogliono presentare la domanda di disoccupazione e non lo possono fare?

Non sarebbe stato meglio anziché intasare ulteriormente i patronati che di altro dovrebbero occuparsi, mantenere in capo anche all’Istituto questo compito.? Anche questa purtroppo è una disfunzione che va a colpire una parte degli italiani, in questo caso, una delle più deboli e che non ha più voce per farsi ascoltare. Sono quasi certo che l’On. Cicchitto troverà anche per questo una plausibile giustificazione.

Roberto Molinari

Segretario Cittadino PD Varese

5 agosto 2011
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