Varese

Allarme Legambiente: Prealpi varesine, avanza il cemento

Il consumo di suolo è il tema scelto quest’anno dalla Carovana delle Alpi, la campagna di Legambiente per la tutela dello spazio alpino italiano, giunta alla sua nona edizione. Ma la verde montagna lombarda rischia di diventare solo un ricordo da cartolina? Sì, se il verde è quello di pascoli e campi coltivati. Secondo i dati di Legambiente, elaborati nel dossier “Montagne senza Terra”, il consumo di suolo nelle zone montane della Lombardia ha infatti già cancellato il 42,4% del territorio più pregiato, quello dei fondovalle e dei pendii coltivati.

L’analisi di Legambiente prende in esame l’intero territorio della montagna alpina e prealpina lombarda, ovvero 954.000 ettari pari al 40% della regione. Ma questa vastissima superficie non è utilizzabile, se non in minima parte: infatti, sottraendo le superfici interessate da versanti troppo ripidi, aree d’alta quota, zone a rischio idrogeologico o protette, nonché aree fluviali e lacustri, solo il 9,3% del territorio montano ha caratteristiche che si prestano ad utilizzi insediativi. E’ un territorio di importanza strategica, il più fertile e più adatto ad una agricoltura produttiva. I dati di Legambiente, ottenuti per elaborazione delle banche dati cartografiche di Regione Lombardia, si concentrano proprio su queste aree, dove ogni giorno betoniere e falciatrici si contendono ogni metro quadro di suolo. Ma il cemento sta avendo quasi ovunque la meglio.

Il consumo di suolo è il tema scelto quest’anno dalla Carovana delle Alpi, la campagna di Legambiente per la tutela dello spazio alpino italiano, giunta alla sua nona edizione. Ma la verde montagna lombarda rischia di diventare solo un ricordo da cartolina? Sì, se il verde è quello di pascoli e campi coltivati. Secondo i dati di Legambiente, elaborati nel dossier “Montagne senza Terra”, il consumo di suolo nelle zone montane della Lombardia ha infatti già cancellato il 42,4% del territorio più pregiato, quello dei fondovalle e dei pendii coltivati.

L’analisi di Legambiente prende in esame l’intero territorio della montagna alpina e prealpina lombarda, ovvero 954.000 ettari pari al 40% della regione. Ma questa vastissima superficie non è utilizzabile, se non in minima parte: infatti, sottraendo le superfici interessate da versanti troppo ripidi, aree d’alta quota, zone a rischio idrogeologico o protette, nonché aree fluviali e lacustri, solo il 9,3% del territorio montano ha caratteristiche che si prestano ad utilizzi insediativi. E’ un territorio di importanza strategica, il più fertile e più adatto ad una agricoltura produttiva. I dati di Legambiente, ottenuti per elaborazione delle banche dati cartografiche di Regione Lombardia, si concentrano proprio su queste aree, dove ogni giorno betoniere e falciatrici si contendono ogni metro quadro di suolo. Ma il cemento sta avendo quasi ovunque la meglio.

Le situazioni più critiche sono quelle delle valli prealpine, diventate ormai a tutti gli effetti delle propaggini metropolitane, con densità di utilizzo di suolo non dissimili da quelle di una periferia urbana. E’ il caso della montagna varesina, dove i territori che presentano caratteristiche idonee all’insediamento sono già stati “consumati” per il 65%: cinquemila e seicento ettari su una superficie insediabile di ottomila e seicento.

“E’ un allarme fino ad oggi trascurato – dichiara Alberto Minazzi, coordinatore dei circoli Legambiente della provincia di Varese -. Ora sono i numeri che parlano e ci dicono quanto concreta stia diventando la prospettiva di una vera e propria estinzione dell’agricoltura in montagna, una prospettiva che impone alla politica di prendere scelte energiche, e di farlo subito”.

I nuovi dati sull’uso del suolo confermano infatti un dato storico: la scomparsa dell’agricoltura non avviene più per abbandono dei terreni marginali e di difficile coltivazione, come avvenuto negli anni del dopoguerra. Ora ad essere messa in crisi è l’agricoltura più solida, che scompare sotto il cemento e l’asfalto.

“Occorrono nuove regole, a partire dalla pianificazione provinciale e da quella dei comuni, che devono avere come pilastro la tutela dei suoli agricoli e naturali – dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – ma i piani, da soli, non bastano. Sono le leggi che devono rendere meno facile la speculazione sui suoli. In questa direzione si muove la proposta di legge di iniziativa popolare lanciata in Lombardia da Legambiente: oggi consumare suolo conviene, per il basso costo dei terreni. Per invertire la tendenza occorre introdurre forti disincentivi che spingano gli operatori edilizi a dedicare la propria attività alla riqualificazione delle aree urbane, invece che alla corsa all’occupazione di aree libere”.

“E’ un allarme fino ad oggi trascurato – dichiara Alberto Minazzi, coordinatore dei circoli Legambiente della provincia di Varese -. Ora sono i numeri che parlano e ci dicono quanto concreta stia diventando la prospettiva di una vera e propria estinzione dell’agricoltura in montagna, una prospettiva che impone alla politica di prendere scelte energiche, e di farlo subito”.

I nuovi dati sull’uso del suolo confermano infatti un dato storico: la scomparsa dell’agricoltura non avviene più per abbandono dei terreni marginali e di difficile coltivazione, come avvenuto negli anni del dopoguerra. Ora ad essere messa in crisi è l’agricoltura più solida, che scompare sotto il cemento e l’asfalto.

“Occorrono nuove regole, a partire dalla pianificazione provinciale e da quella dei comuni, che devono avere come pilastro la tutela dei suoli agricoli e naturali – dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – ma i piani, da soli, non bastano. Sono le leggi che devono rendere meno facile la speculazione sui suoli. In questa direzione si muove la proposta di legge di iniziativa popolare lanciata in Lombardia da Legambiente: oggi consumare suolo conviene, per il basso costo dei terreni. Per invertire la tendenza occorre introdurre forti disincentivi che spingano gli operatori edilizi a dedicare la propria attività alla riqualificazione delle aree urbane, invece che alla corsa all’occupazione di aree libere”.

1 agosto 2011
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