Varese

Assemblea Comuni frontalieri, i ministri danno forfait

Fontana apre l'assemblea a Palazzo Estense

Situazione imbarazzante, nel tardo pomeriggio, a Palazzo Estense, per l’assemblea promossa dall’Associazione Comuni italiani di frontiera con la Svizzera. Al centro la crisi dei rapporti tra Italia e Canton Ticino dopo lo stop ai ristorni. Eppure non un solo esponente del governo era presente all’appuntamento: nessun  ministro era presente a Varese, non Bossi, non Maroni, non Tremonti, nonostante voci insistenti abbiamo continuato a girare oggi a conferma della loro presenza. 

Interpellato dai giornalisti, il sindaco di Varese e presidente di Anci Lombardia, Attilio Fontana, non eccepisce sull’assenza dei ministri del suo partito. “Qui si tratta di riannodare i fili di un dialogo che si è interrotto – dice Fontana -. E non mi sembra un grosso problema l’assenza dei ministri: anzi è un’occasione per dimostrare che il territorio è attento, si muove, c’è”.

Tanti i sindaci presenti all’assemblea che si tiene in Salone Estense, “cuore” del Comune di Varese. Un’assemblea che si apre con un corto che racconta di un lavoratore frontaliere italiano che deve passare il confine per lavoro e racconta alla moglie Cesira le sue vicissitudini. Super-controllato alla dogana se dice che va a lavorare, accolto con grande disponbibilità se racconta che entra per divertirsi o fare il turista.

Tra i tanti sindaci italiani c’è l’eurodeputata Pdl, Lara Comi, che getta acqua sul fuoco delle polemiche sul fronte dei ristorni e che ricopre il ruolo di rappresentante delle posizioni del governo. “Sulla questione deve intervenire una decisione politica e non la magistratura. L’accordo tra Italia e Svizzera non decade: se viene disatteso dal Canton Ticino, entra in scena il governo federale a garantirne la continuità”. Resta sulla strada dell’intesa il masso della black list, cioè la definizione della Svizzera come patria di evasori fiscali. Anche su questo la Comi si mostra rassicurante. “Il tavolo di Frattini sta funzionando bene, la Svizzera deve uscire dalla black list, ma noi esigiamo maggior tracciabilità dei conti correnti”.

All’assemblea organizzata dai Comuni frontalieri, è intervenuto anche il deputato federale Ignazio Cassis, originario del Ticino, esponente del partito liberal-radicale. Forte è il suo attacco al ministro Tremonti. “Se il ministro fosse stato più cauto e gentile, non ci sarebbe stata questa reazione in Svizzera”. Secondo il deputato, “competente su queste materie è il governo federale e infatti la diplomazia bernese sta cercando di trovare soluzioni”. Si deve comunque rivedere il vecchio accordo che risale al ’75. “Il problema è che quando la Svizzera bussa alla porta del governo Berlusconi, Tremonti non si fa trovare”. Un contenzioso fiscale che va risolto, come è accaduto con Francia e Germania. Quanto ai violentio attacchio ai nostri lavoratori frontalieri, Cassis è perentorio: “Marketing elettorale di qualche partito”.

25 luglio 2011
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