Varese

Ma che delusione il “Guercino ritrovato” al Castello

La presentazione della tela a Masnago

Squilli di trombe e rulli di tamburi per l’arrivo, al Castello di Masnago, di una tela mitologica di Giovanni Francesco Barbieri, più noto come “Il Guercino”. Annunciato con grande enfasi, il grande quadro è ora collocato nella Sala degli Affreschi del civico museo del capoluogo, e per questa esposizione c’è chi ha addirittura scomodato la definizione, decisamente esagerata, di “mostra”. Pagine di quotidiani, comunicati stampa, l’arrivo della grande opera d’arte è stato preparato, pregustato, elogiato. Grande attesa, dunque, ieri pomeriggio al Castello, per questo “Marte furibondo ritenuto da un amorino”.

Tutto sommato, però, l’operazione si è rivelata piuttosto modesta. Innanzitutto perchè a Varese è giunta, insieme al quadro, la manifestazione romana di Castel Sant’Angelo. Nel senso che tutto ciò che si vede a Varese ha quel marchio (ma Roma non era ladrona?): il catalogo “Il Guercino ritrovato” si apre con l’introduzione dell’assessore alla Cultura di Alemanno, Dino Gasperini, e non una sola firma varesina si trova scorrendo le pagine del sottile volume. In esso, tra l’altro, una delle introduzioni ha per titolo “Marte sulle rive del Tevere”. Stesso discorso vale per gli oggetti esposti nella scarna vetrinetta all’ingresso del Castello di Masnago: sulle t-shirt relative al quadro del Guercino è impresso ben evidente il logo del museo di Castel Sant’Angelo, non quello di Masnago.

Nulla di male, per carità, però è meglio dire le cose come stanno. Così come è il caso di rimarcare come l’evento sia stato presentato, ieri pomeriggio, oltre che dal sindaco Fontana e dall’assessore alla Cultura Longhini, anche dai responsabili del fondo proprietario della tela. Il sindaco ringrazia il fondo privato “perchè ci consente di fare un’iniziativa in un momento difficile come questo”. All’assessore spetta invece il compito di sottolineare come dvd e pannelli puntano a coinvolgere le scuole. Ma poi intervengono Alberto Pozzi e Roberto Bossi, rappresentanti del Dionysos Art Fund, fondo d’investimento proprietario dell’opera con sede in Lussemburgo, che agisce nell’ambito del collezionismo d’arte, e ha tutto l’interesse ad accrescere il valore delle sue opere con eventi espositivi come questo e iniziative connesse, come il merchandising. Business, in altre parole, che in questo caso, però, avviene nello spazio pubblico di un museo civico. E, per di più, non gratis: al Comune di Varese, tra trasporto e assicurazione, questo quadro è costato la bellezza di 8 mila euro. 

C’è infine da capire se l’attività espositiva del Museo del Castello di Masnago si limiterà a singole opere esposte nei suoi spazi come ieri pomeriggio è avvenuto. Già non era stato un granchè l’esposizione dei due Caravaggi, e ora ci troviamo di fronte ad un’altra piccola iniziativa. Ma possibile che una struttura così grande come i Civici Musei varesini non riescano a realizzare nient’altro? Sappiamo già che si opporrà la ragione della crisi e dei tagli. Ma per fare cultura e realizzare eventi occorrono sponsor, tempo per trovarli, e quindi, prima ancora, idee chiare su ciò che si vuole fare, programmazione, in una parola, qualcosa che manca da anni sul fronte culturale comunale (sempre con le dovute eccezioni: come nel caso delle iniziative firmate da Giovanni Agosti). Allora speriamo che qualcosa cambi con l’arrivo del nuovo assessore alla Cultura, Longhini. Facciamo tutti il tifo per lui. E speriamo che non ci deluda.

20 luglio 2011
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Un commento a “Ma che delusione il “Guercino ritrovato” al Castello

  1. Bruno Belli il 20 luglio 2011, ore 13:27

    Caro Direttore,
    hai già dato lei esemplare risposta, alla Sua stessa opportuna domanda, nell’ultima parte dell’articolo – lucido, come sempre.
    Il problema di Varese sta proprio in questo: la reale mancanza di retroterra culturale degli amminsitratori succedutisi, la quale si riflette su tutto, in realtà, non solo sulla cultura stessa.
    Così, si genera la mancanza, o la mediocrità, delle idee.
    Non prevedo, ad ogni modo, tempi migliori.

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