Cultura

L’esiliato Gelman tradotto dalla varesina Branchini

Il poeta Juan Gelman

L’esilio e l’impegno come condizioni dolorose e inevitabili, quasi elettive dell’uomo: questa l’esperienza poetica e umana dell’argentino Juan Gelman. Poeta, giornalista e saggista, Gelman aderisce negli anni ’50 al Partito Comunista; vent’anni dopo, il regime Videla imprigiona e assassina figlio e nuora: Gelman vive molti anni in esilio. Apprezzato dai più importanti intellettuali in Europa e sud America, riesce a rientrare tardivamente in patria, pur scegliendo negli ultimi anni di vivere in Messico e ritrovando in Uruguay sua nipote, nata in carcere.

La parola di quello che è forse il maggiore poeta vivente in lingua spagnola trova approdo da oltre vent’anni nell’italiano esatto e immaginoso della varesina Laura Branchini. “Di Gelman, nell’89 ho cominciato a tradurre per puro piacere Lettera a mia madre, – afferma Branchini – esperimento che ha ottenuto il consenso immediato dello stesso Gelman, poi pubblicato da Guanda: ne è nato un rapporto di amicizia e stima, che nel corso degli anni mi vede impegnata nel rendere la profondità e l’impegno civile di molte sue memorabili pagine: ho curato antologie della poetica “gelmaniana” , come ‘Nel rovescio del mondo’ e ‘Doveri dell’esilio’ o raccolte come ‘Valer la pena’, con pari impegno e soddisfazione”.

È ora il turno di “Com/posizioni”, opera degli anni ’80 di Gelman, ancora tradotta dalla Branchini, da qualche mese uscita per la piccola ma agguerrita editrice milanese “Rayuela” con la prefazione di Julio Cortàzar, “maestro assoluto”del racconto.

Un libro che è appassionata “riscrittura” dei grandi poeti ebrei della Spagna musulmana dei secoli X-XII, che Gelman “incarna” negli stilemi e nella poetica. Presenti i temi della sua grande poesia: la dolente bellezza del mondo, la necessità etica della memoria. Perché, come il poeta dice nei versi di “Ciò che verrà”: “colui che non andò nel suo passato/non lo scavò/non lo mangiò/non sa il mistero che verrà (…) come il mistero del dolore/come i tuoi seni bianchi sotto il melo”.

12 luglio 2011 Vincenzo Di Maro redazione@varesereport.it
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Un commento a “L’esiliato Gelman tradotto dalla varesina Branchini

  1. com/posizioni | Juan Gelman il 12 luglio 2011, ore 19:56

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