Gemonio

Fancello e Fabbri anime del ’900 al Bodini

La mostra “Salvatore Fancello e Agenore Fabbri, anime del Novecento”, dedicata a due figure carismatiche dell’arte plastica del XX secolo, che sarà inaugurata sabato 2 luglio, alle ore 18, presso il Museo Floriano Bodini di Gemonio, rappresenta la continuazione di un percorso pluriennale che vede nel Bodini la sede ideale della ricerca in campo scultoreo e grafico; un programma che ha voluto approfondire gli aspetti significativi della produzione artistica dei grandi maestri del Novecento, focalizzando l’attenzione sul rapporto stabilito tra materia prima ed indirizzo poetico.

Dopo le ceramiche di Lucio Fontana (2006) e di Antonio Recalcati (2009), i marmi di Adolfo Wildt (2007) e le terrecotte di Marino Marini (2008), le fusioni in bronzo d’ispirazione totemica di protagonisti dell’arte italiana del secondo dopoguerra, è giunto il momento di riflettere su due artisti che sintetizzano le spirito di epoche diverse: Salvatore Fancello ed Agenore Fabbri.

Di Agenore Fabbri sono esposte una decina di opere tra cui il bronzo Personaggio lunare (1958) e la celebre serie di legni dipinti e lacerati (1958-1962), mentre di Salvatore Fancello sono sculture ceramiche policrome ispirate al regno animale, qual è Coccodrillo con il suo piccolo (1938 ca.).

Oltre agli artisti già menzionati, si potranno apprezzare nell’ambito della seconda mostra “Superfici in tensione”, opere di Roberto Crippa, Anselmo Francesconi, Quinto Ghermandi, Alberto Ghinzani, Giò Pomodoro, Amilcare Rambelli, tutti esponenti di spicco del linguaggio plastico contemporaneo.

Le anime del Novecento si collocano prima e dopo il secondo conflitto mondiale. Salvatore Fancello (Dorgali 8 maggio 1916 – Bregu Rapit 12 marzo 1941) rappresenta con la sua arte fabulatoria, espressa sia in termini grafici che plastici, il regno animale in quanto mitografia originaria della propria terra, non senza il dovuto distacco intellettuale reso dall’ironia. La sua fauna straordinaria conserva ancora la speranza nell’ordine dato dalla Natura, un atteggiamento estetico tipico della cultura tra le due guerre. Un tributo dovuto, per la qualità della sua opera, nonostante la breve ed intensa stagione creativa: muore senza avere compiuto venticinque anni. Agenore Fabbri (Barba, Pistoia 1911- Savona 1998), di cui ricorre il centenario della nascita, rappresenta l’anima ferita e tormentata dal conflitto mondiale. Il secondo dopoguerra non può più guardare il mondo con occhi incantati, ma deve prendere coscienza della crisi della civiltà occidentale. I rilievi in legno lacerati rappresentano il dramma dell’essere umano, la ferita aperta così in profondità da intaccarne la struttura.

La mostra al Museo Bosini è curata dal direttore Daniele Astrologo Abadal in collaborazione con Montrasioarte. Per la mostra Salvatore Fancello e Agenore Fabbri anime del Novecento si prevede l’allestimento di sculture in terracotta policroma di Fancello e di rilievi in legno di Agenore Fabbri. La mostra dal titolo Superfici in tensione comprende sculture di Roberto Crippa, Anselmo Francesconi, Quinto Ghermandi, Alberto Ghinzani, Giuseppe Locati, Giò Pomodoro ed Amilcare Rambelli. Inaugurazione – sabato 2 luglio, ore 18; apertura al pubblico – dal 3 luglio al 2 ottobre; orari – sabato e domenica 10.30-12.30 / 15.00-18.30.

27 giugno 2011
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