Varese

Nuovo teatro di Varese, al via la “lunga marcia”

Il pubblico all'ex Rivoli

E’ partita la lunga marcia verso il nuovo teatro di Varese. In vista della Valutazione Ambientale Strategica per la riqualificazione di piazza Repubblica e la realizzazione del nuovo teatro alla Caserma Garibaldi, sul palco dell’ex Rivoli si è tenuto un dibattito con un titolo molto teatrale “La città, il teatro. Perché un sogno deve farsi realtà”.

Un confronto seguito da persone interessate, forse incuriosite, nei confronti di un’opera di cui si sa davvero poco, su cui sono scarse le informazioni, di cui non si conosce praticamente nulla. E su cui già si dibatte. Senza peraltro neppure considerare la sorte delle sale già esistenti a carico del Comune (che si deciderà a proposito del costoso affitto del Teatro Santuccio? Nessuno ne parla).

Generoso, l’incontro organizzato dal Comune di Varese, di ragionamenti relativi a modelli organizzativi e gestionali, valutazioni sulla grandezza delle sale, i prezzi, i bookshop e i ristoranti, pensieri sulla presenza o meno del “golfo mistico” (la buca dell’orchestra), una pioggia di riflessioni che sono risultate piuttosto premature, qualche volta generiche, osservazioni a margine di qualcosa di molto fumoso e lontanissimo nel tempo. E’ stato rimarcato che a luglio un altro incontro sarà dedicato a volumetrie e scelte urbanistiche, appuntamento che, forse, era opportuno precedesse l’incontro su teatro e sogno.

Espertissimi i relatori, Adriano Gallina, direttore dimissionario della Fondazione Culturale di Gallarate, e Fabio Sartorelli, direttore artistico della Stagione musicale del Comune. Accanto a loro i due assessori alla partita, Longhini (Cultura) e Binelli (Urbanistica), e il dirigente alla Cultura Campane. Stupefacente, invece, la totale assenza in sala di chi ha gestito finora l’unico teatro reale della città, il Teatro Apollonio, oggetto di un tiro concentrico da parte di tutti.

Ne ha parlato, nel suo intervento introduttivo, l’assessore alla Cultura, Simone Longhini. “A Varese c’è ed è forte la fame di teatro. Come dimostrano i dati del Teatro Apollonio che, in dieci anni di vita, ha avuto risultati lusinghieri, come spettatori e serate. A questa fame una risposta può essere il nuovo teatro”. Gli ha fatto eco Binelli, assessore all’Urbanistica, riconoscendo che “il bisogno c’è e in parte è soddisfatto dalla struttura esistente. La domanda semmai è se è necessario un nuovo teatro”.

E’ intervenuto per primo Gallina, che ha ribadito alcune sue perplessità, espresse nel corso della sua severa campagna elettorale (condotta da candidato nella lista di Sel), dal fatto che sia davvero una priorità il nuovo teatro ai costi ambientali e alle contropartite che andranno offerte a chi realizzerà il teatro. Ma Gallina come immagina il nuovo teatro? Doppia sala (una grande e una sotto i 500 posti), con bar, bookshop e altri servizi. Con dotazione di strumenti di proprietà (per non fare ricorso a costosi service esterni), con energie rinnovabili, solare e fotovoltaico. Per quanto riguarda la sua anima, Gallina cita Paolo Grassi, “papà” del Piccolo di Milano, che pensava ad “un teatro d’arte per tutti”.

In altre parole, un teatro che proponga “una programmazione culturale, di qualità, legata al sostegno pubblico, sia pure a scalare”. No secco, invece, da parte di Gallina, ad una compagnia teatrale stabile. Per quanto riguarda il modello gestionale, il direttore della Fondazione gallaratese pensa ad una “partnership” a cui possano aderire imprese, individui, realtà associative.

Fabio Sartorelli, direttore da 13 anni della Stagione musicale del Comune, ha sostenuto la necessità del nuovo teatro. “Quello esistente è stato luogo di incubi, dove non si può fare musica senza costosi correttivi. E poi il teatro di piazza Repubblica è irrimediabilmente brutto, come qualcuno ha detto: un hangar di Malpensa nel centro di Varese”. D’altra parte, il Salone Estense, finora apprezzata sede della Stagione musicale, ha fatto il suo tempo. Dunque, sì ad un nuovo teatro, ma con una “acustica ineccepibile”. E anche con il golfo mistico.

“La stagione lirica non si farà. Ma se sogniamo dobbiamo farlo bene e fino in fondo, non solo per il teatro di prosa, ma anche per musica sinfonica e stagione lirica”. “Dobbiamo essere la generazione che il teatro lo restituisce alla città – ha concluso Sartorelli -. Se non c’è questo coraggio è meglio lasciare perdere e abbandonare l’impresa”.

23 giugno 2011
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23 commenti a “Nuovo teatro di Varese, al via la “lunga marcia”

  1. Raffaella Greco il 23 giugno 2011, ore 01:33

    Ho presenziato stasera … tra gli incuriositi più che non agli interessati…. all’incontro “pubblico”sulla realizzazione del nuovo teatro (al quale ho sempre espresso comunque una certa contrarietà) – Incuriosita principalmente dal titolo dell’invito “valutazione ambientale strategica….per la riqualificazione della piazza della Repubblica”
    Devo dire con immenso rammarico che a parte l’intervento dei due assessori, i relatori (bravissimi ma completamente fuori argomento) ci hanno tediato per un’ora e mezza senza chiarire minimamente le curiosità in merito all’opera che il comune vuole realizzare, allo “scambio” in metri cubi di ciò che i nuovo investitore potrà realizzare, e principalmente, (così magari provo a motivare la curiosità dell’assenza di chi gestisce l’apollionio, e che ha gestito anche il santuccio) visto che il dott.Campane ha sottolineato che la serata era a tema culturale, come farà questo capacissimo investitore ad essere anche un buon curatore della gestione del teatro stesso…..

  2. Alessandra Savo il 23 giugno 2011, ore 08:55

    Io ci sarei voluta andare perche’ avevo interesse nel capire come sarebbe stata riqualificata l’area di piazza repubblica, che credo debba essere la prima preoccupazione di tutti rispetto al degrado attuale.
    Visto pero’ il commento di chi c’era non mi sono persa nulla.

    Ma si forse questo sindaco vuole solo distrarci con i “sogni” invece di affrontare la realta’.

    E a Varese la realta’ va ben oltre un teatro, che seppure brutto gia’ c’e’.
    Peccato che chi in campagna elettorale sosteneva di non doverlo realuzzare oggi si sia ricreduto, lusingato da chissa’ quale prospettiva.

  3. Bruno Belli il 23 giugno 2011, ore 11:40

    Raffaella Greco mette il dito sulla piaga e fornisce una reale – pertanto impietosa – analisi sull’argomento. Io, a differnza di Lei, non ero presente, perchè avevo già ben chiaro che si sarebbe discusso dell’argomento preferito trattato da una parte dalla cosiddetta “intellighenzia cultural social varesina”: il NULLA. Sovente, ed un problema relativo all’Italia intera, si discute senza avere chiaro determinati parametri su cui si tratta, peferendo la notizia, che faccia parlare, alla concretezza di un lavoro serio svolto in modo discreto, ma con risultati effettivi.
    Ripeto: ho più volte detto la mia, con valide argomentazioni, sul Teatro e la possibile realizzazione dellos tesso, ma non c’è interesse ad ascoltarla, da parte di chi potrebbe farne tesoro (l’amministarzione, ma anche la stampa, in realtà). Non vale la pena di spendersi più di tanto nei confronti di coloro che siano volutamente sordi. D’altra parte, dati alla mano, ai Varesini forse le cose stanno bene come sono e come andranno.
    Le Cassandre avranno profetato senza essere ascoltate: i risultati, se ci saranno, si presenteranno agli occhi di tutti. E ci si lamenterà, mi creda, ma tutto finirà come sempre “in gloria”. E’ un costume italiano.
    Non è, infatti, del grande Giucciardini la celebre frase: SE FIDERAI NEGLI ITALIANI SEMPRE AVRAI DELUSIONE?
    Cara Greco, mi creda: non spenda la Sua intelligenza dove non potrà essere ascoltata! Cordialmente, Bruno Belli.

  4. Adriano Gallina il 23 giugno 2011, ore 11:40

    Mi spiace davvero molto di aver tediato Raffaella Greco – insieme a Fabio Sartorelli – per un’ora e mezza andando “fuori argomento”. Tuttavia – è stato premesso, anche da me, ribadito a conclusione dei nostri interventi e nuovamente sottolineato in risposta all’intervento di Dino Azzalin – il tema che ci era stato assegnato era ESATTAMENTE quello che abbiamo così tediosamente affrontato (ma almeno siamo stati “bravissimi”). Forse, quindi, sia pur ben comprendendo l’importanza attribuita da tutti (me compreso) al nodo urbanistico – che verrà affrontato il 18 luglio, mi risulta – non eravamo NOI fuori argomento ma forse LEI ad essere “fuori luogo”. Il tedio, forse, è nell’orecchio di chi ascolta…

  5. Adriano Gallina il 23 giugno 2011, ore 13:30

    La gentile Alessandra – se non vuole limitarsi ai “commenti di chi c’era” e alle illazioni su fantomatiche “lusinghe” – può, se ne ha voglia e tempo, leggere il mio intervento in versione integrale (premessa compresa), al link http://adriano-gallina.blogspot.com/2011/06/il-teatro-come-luogo-tra-funzione.html?spref=fb. Il suggerimento vale anche per Belli, naturalmente, se vorrà lasciare il suo dannunziano empireo…

  6. Anna il 23 giugno 2011, ore 14:38

    Che pepe! :-)
    Avrei davvero voluto esserci in qualità di teatrante, insegnante di teatro e fruitrice di questa meravigliosa arte in varese e soprattutto milano… purtroppo non sapevo dell’incontro.
    Solo una piccola cosina: a varese non esiste solo il teatro che banca, ma c’è anche il teatro Nuovo di viale dei mille, che certo ha come vocazione principale il cinema, ma non va dimenticata la stagione Note di scena, che ha visto il pienone in buona parte degi spettacoli proposti, e che insiste sul teatro contemporaneo e sperimentale, nuovi autori e nuove realtà di qualità, varesine e non.
    Non dimentichiamo inoltre lo spettacolo La follia improvvisa di Ignazio Rando, prodotto dal teatro nuovo stesso e di cui sono assistente alla produzione, che sta girando l’Italia.
    Alla prossima!
    Anna Angelini

  7. Jane Bowie il 23 giugno 2011, ore 15:01

    Io ancora non capisco perché Varese non ha bisogno di un teatro… Certo si potrebbe allargare le Corti e fare tanti bei negozi di vestiti dallo spazio, certo qualche ufficio per privati… Sono confusa…

  8. Anna il 23 giugno 2011, ore 15:20

    Già… gli altri capoluoghi di provincia lombardi e del nord italia, per non parlare di milano ovviamente, hanno numerosi teatri attivi, pubblici e privati, e noi si discute se varese ha bisogno di un teatro?? certo che abbiamo bisogno di teatro, come dell’aria che respiriamo e dell’acqua (pubblica!) che beviamo. Quindi viva i teatri il teatro il nuovo il vecchio… (??) le strutture ci sono : nuovo, politeama, vela, già esistenti, in luoghi strategici, perchè non rinnovare quello che già invece di spendere una marea immnesa di denaro costruendone uno daccapo?

  9. Valerio Rusconi il 23 giugno 2011, ore 15:31

    Carissimi,

    ho letto le vostre opinioni notando il commento sul profilo Facebook di Raffaella Greco.
    Devo dire che alle scorse elezioni mi sono trovato particolarmente d’accordo con le sue proposte, e dunque, benchè non si sia riusciti ad ottenere il risultato sperato, confermo anche in questa occasione il mio sostegno a Raffaella.
    Questa è vera opposizione.
    Con buona pace begli altri candidati che hanno espresso nei precedenti commenti le loro tesi.

    Buona fortuna a tutti.

    Valerio

  10. Jane Bowie il 23 giugno 2011, ore 16:48

    Scusate, ma come si fa ad essere orgogliosi di un’opposizione al teatro e alla cultura più in generale? Capisco un dibattito tra chi vuole una piscina comunale, chi un teatro e chi una biblioteca, ma proprio lanciare proposte di uccidere ancora di più Piazza Repubblica riempendola di uffici amminstrativi che chiudono alle 17…? Onestamente credo che Piazza Repubblica, e Varese in generale, ha bisogno di un cuore che pulsa, non di serate in centro ancora più cimiteriali di quanto non siano già.

  11. Giovanni Zappalà il 23 giugno 2011, ore 17:08

    Prima di discutere di come sarà realizzato “il sogno” parliamo della realtà di ciò che è stato costruito. Cominciamo a dare l’esempio intervenendo sul già realizzato “alla faccia” della bellezza. Ecco come si può riqualificare non solo la piazza della repubblica ma l’intera città al bello. (L’opera ai caduti è dedicata all’ingresso degli ascensori del centro commerciale? La scalinata che precedeva il monumento faceva parte della stessa opera d’arte di cui ora è e appare mutilata) Prima di affrontare il nuovo cerchiamo di rimediare agli errori e agli orrori costruiti. In altre città talune realizzazioni non sarebbero state accettate. Poi, certo, si potrà meglio mettere a fuoco “il sogno”.

  12. Valerio Rusconi il 23 giugno 2011, ore 17:19

    Gentile Jane,

    l’opposizione non è al teatro, che c’è già, come sottolineato nel programma di Sinistra e Libertà dove Adriano Gallina era canditato ( non eletto ) al Consiglio Comunale.
    Ed anche altre forze politiche hanno espresso perplessità sull’opera, ritenendo di poter optare per soluzioni diverse.
    Se opposizione era prima, opposizione sarà anche dopo no?
    Quindi la Greco fa giustamente opposizione coerentemente con le posizioni prese in campagnia elettorale, almeno credo, poi dovrebbe confermarlo lei.

  13. Bruno Belli il 23 giugno 2011, ore 18:51

    Desidero far notare a Gallina che il sottoscritto non abita alcun empireo, sopratutto dannunziano, giacchè Lei ha citato persino il poeta che meno mi è affine e poco amo, tra quelli della nsotra letteratura. Le faccio altresì notare che concretamente il solito modestissimo sottoscritto opera nella città dove è nato e che ben consoce sotto diversi profili. Anche la mia idea di teatro è molto concreta: prevederebbe ottimi risparimi e anche, una possibilità di spazi ad affitto calmierato. Al sindaco Fontana, durante il pirmo mandato, intervistandolo pubblicamente al mio ritrovo settimanale, lo esposi in modo chiaro, durante un venerdì pomeriggio del 2007.
    Quindi è Lei che dovrebbe informarsi, prima di lanciarsi nella spocchia gratuita delle battute, giacchè io sono informato altrettanto del progetto di cui Lei ha parlato e bene conosco la viperina prosopopea di chi fa cadere le cose sempre dall’alto…

  14. Raffaella Greco il 23 giugno 2011, ore 21:05

    Gent. Valerio,
    Le confermo che nel nostro programma elettorale abbiamo sempre sostenuto che “la cultura fa economia e non l’economia la cultura”, quindi che varese debba ripartire dalla cultura è assolutamente fondamentale!
    In merito al teatro abbiamo invece sempre sostenuto che era inutile un teatro quando giustamente come si è fatto notare sopra ,a varese esistono già delle realtà da rivalutare. Quindi per noi il teatro non è mai stata considerata una priorità. In merito invece all’utilizzo della caserma garibaldi, la nostra proposta era di farla diventare la sede del rettorato e degli ufficio universitari, biblioteca ecc… così che la rivalutazione della piazza avvenga direttamente dalla vivace presenza e dal passaggio degli studenti univesitari così come succede in tutte le città universitarie.
    Con l’occasione caro Valerio la invito a continuare a seguirci!!
    In quanto al prof Gallina credo che anche nelle invettive lanciate contro i lettori abbia dimostrato di essere assolutamente LUI ” fuori luogo”
    Buona serata a tutti

  15. sergio il 23 giugno 2011, ore 21:10

    E’ vero, Belli D’Annunzio non lo frequenta, però dovrebbe. In poche righe il poeta nostrano ha generosamente elargito nell’ordine: un “sopratutto”, un “giacchè” (accento sbagliato), un “nsotra”, un “consoce”, un “risparimi”, un “pirmo”, e di nuovo un “giacchè” (e due: guardi che è sbagliato).

    Ma forse sono solo licenze poetiche… :-)

  16. luigi fonzo il 24 giugno 2011, ore 00:11

    Gentilissimi interlocutori, mi trovo in questa diatriba solo perché seguo Raffaella Greco e i suoi interventi, permettetemi soprattutto per la sua idea politica, o meglio per la sua idea di fare politica avendo avuto l’onore oltre che il piacere di interloquire con lei, ritrovando nelle sue parole quegli stimoli che in passato mi hanno avvicinato alla politica tanto da diventarne attivista. Stimoli che sinora erano rimasti sopiti perché non collimavano con il modo di portare avanti progetti per il bene della collettività. Quindi non posso che essere d’accordo con lei, effettivamente, nonostante io viva a Varese da soli 13 anni, quindi non possa paragonarmi a voi che nella città giardino ci siete nati e cresciuti, credo sia inutile spendere denaro pubblico per costruire un teatro che qui già esiste.
    Condivido anche la necessità di dare una connotazione “studentesca” ad un’area della città, affinché le strade si possano popolare di giovani studenti, perno fondamentale di ogni società, quindi l’ex caserma Garibaldi, considerata la posizione strategica, dovrebbe effettivamente diventare un polo per le nuove generazioni.
    Non voglio alimentare la sterile discussione che ha visto nell’ultimo intervento (sergio) una caduta di stile, considerando che gli errori di digitazione siano di prassi in chi non ha acquisito particolari capacità informatiche!!
    Capisco comunque, da essere umano, il risentimento del Prof. Gallina che comunque resta persona di autorevole spessore in tema teatro, pur se traspare un “filo” dell’essere permaloso (comunque un lato caratteriale di una persona che va sempre e comunque rispettata) che ha enfatizzato un parere di un’altrettanto autorevole esponente locale!
    C’è crisi, ci sono i patti di stabilità che non credo verranno facilmente sbloccati nonostante le proteste dei comuni virtuosi, perciò prima di “spendere” i soldi bisogna ragionarci bene e cercare di fare qualcosa di veramente utile e non, come in questo caso, un ennesimo doppione.
    In ultimo concordo ancora una volta su quanto detto dalla Grego, la cultura è il fondamento di ogni paese civile e desideroso di crescere, senza cultura non si va da nessuna parte.
    Mi scuso nuovamente per l’intrusione e auguro a tutti voi una buona notatta.
    Con stima, Luigi

  17. Bruno Belli il 24 giugno 2011, ore 01:07

    Caro Sergio, La ringrazio moltissimo, giacché (accento corretto!) mi definisce “poeta”, una qualifica che io non mi sono mai attribuito, sicché (accento ancora corretto) mi ha elevato culturalmente. Grazie! Anche per avermi impartito un doveroso ripasso dell’ortografia italiana, del quale avevo da tempo bisogno.

  18. Giovanni Zappalà il 24 giugno 2011, ore 01:49

    Il mio umile contributo sulla destinazione d’uso della caserma Garibaldi, molto simile a quello già indicato in questi messaggi, l’ho esposto, in tempi non sospetti, sul nostro quotidiano del 12 marzo 1995 nell’articolo “Decentrare”. Pur riscuotendo molti consensi le proposte indicate, a ragione, forse, non sono mai state prese in considerazione. Pare che il verbo più diffuso e condiviso nella nostra città sia “demolire”.

  19. Jane Bowie il 24 giugno 2011, ore 09:43

    Il rettorato ha già gli uffici, perché aprire altri ancora per una realtà che coinvolge un minimo della popolazione? Nessun centro amministrativo è mai stato “vivace”. Una biblioteca comunale esiste già, una biblioteca universitaria dovrebbe stare all’università e non totalmente dislocata dalle aule e impossibile da raggiungere un tempi utili tra una lezione e un’altra – l’università ha già la cittadella in Via Ottorino Rossi, è lì che è utile collocare i servizi.. Una biblioteca in Italia difficilmente sta aperta fino a sera tardi. Stiamo parlando di realtà che chiudono alle 17/18, per poche persone, che lasciano deserta la piazza la sera. La maggior parte della popolazione non le userebbe. A Varese esiste un cinema e una tensostruttura inadeguata e imbarazzante. Personalmente ho assistito sia alla tenda che al Nuovo a impianti che saltano, luci di emergenza non disponibile prima dei 5 minuti lasciando l’intero teatro nel buio, microfoni che non funzionano. Veramente imbarazzante.

  20. Luciana Serra il 24 giugno 2011, ore 13:15

    Buongiorno a tutti,
    sono daccordissimo con Anna che dice “… le strutture a Varese ci sono: Cinema Teatro Nuovo, Politeama, Vela, Teatrino Santuccio, perchè non rinnovare quello che già c’è invece di spendere una marea immensa di denaro costruendone uno nuovo?
    Abito a Varese, mi chiedo ma Voi dove abitate??? sapete che in una città come la nostra non esiste un autobus che arrivi davanti al Nuovo Ospedale, costringendo chi vi si deve recare a percorrere 300 metri di salita se si serve della linea linea E (fermata Ospedale di Circolo, viale Borri) , mentre i fortunati che si servono della linea C (fermata via Carnia incrocio con via Guicciardini) hanno una salita meno ripida.
    Quando mi capita di passare di li e vedo le persone anziane che arrancano per andare a fare visita a qualcuno…penso che non ci serve un nuovo megacentro culturale, le priorità sono altre!
    Luciana Serra

  21. Alessandro il 24 giugno 2011, ore 16:07

    In risposta Jane:

    Hai ragione, come ha ragione Anna e Luciana, a Varese c’è già tutto. Anche un Teatro.
    O forse vogliamo un lussuoso salotto per le signore in pelliccia che non trovano adeguati e alla loro altezza ciò che già c’è? Mi sembra anche dall’analisi degli esperti che si vorrebbe questo. Un luogo consono alla ricchezza degli utilizzatori.
    Peccato che gli utilizzatori invece siano persone normali, e non ricchi signori.

    Ma comunque sia è vero che ci sono problemi molto più gravi, e questo non vuol dire che non si debba migliorare anche il teatro, però è altrettanto vero che non si da risonanza alle soluzioni dei problemi “più gravi” per parlare solo del superfluo teatro.
    Forse perchè sia la maggioranza, che l’opposizione ( vedi i relatori ) non hanno soluzioni ai problemi più significativi dei cittadini?
    Buona continuazione.

  22. Alessandra il 29 giugno 2011, ore 11:55

    Quando si parla di un teatro a Varese, si parla di un edificio capace di ospitare una stagione teatrale o musicale adeguata ad un città, non ad un paesino. Cinema Teatro Nuovo, Politeama, Vela, Teatrino Santuccio, nascono, come spesso il nome stesso indica, come sale cinematografiche o sale conferenze. Un teatro degno di portare questo nome necessita di requisiti tecnici che nessun edificio (nemmeno il teatro Apollonio) attualmente dispone. L’analisi degli esperti non ha affatto parlato di velluti rossi da salotto lussuoso: ha spiegato con chiarezza i requisiti tecnici di un futuro teatro, peraltro evitando velleità che una città di provincia non potrebbe permettersi. Rinnovare gli edifici attualmente esistenti comporterebbe uno stravolgimento degli stessi, tale da essere paragonabile a una costruzione nuova; ma va aggiunto che doversi adattare, pur modificandoli, agli edifici attualmente esistenti significherebbe rinunciare comunque a un edificio risolutivo per esigenze tecniche, di capienza, etc. Tutti questi luoghi possono diventare teatri, ma nessuno di questi edifici ha le qualità per diventare IL Teatro di Varese.

  23. Alessandra il 29 giugno 2011, ore 12:18

    MI sembra che in alcuni post si confonda il reale argomento di questo articolo e della conferenza tenutasi il 22, con altre problematiche che sono di sicuro interesse per la cittadinanza, ma non riguardano nello specifico il tema. La conferenza riguardava, come più volte ribadito dai media e dai relatori stessi, gli aspetti e le esigenze culturali riguardanti la possibile costruzione di un teatro a Varese.
    Parlare di altre problematiche come “più gravi” nasconde l’esigenza di un teatro a Varese; i problemi di cui parla Luciana sono giustissimi, ma non sono un aut-aut alla costruzione del teatro.
    Era il 1947, quando in una Milano ancora distrutta dai bombardamenti, Paolo Grassi e Giorgio Strehler fondarono il Piccolo Teatro, primo teatro stabile d’Italia. In un paese appena uscito dalla guerra ebbero il coraggio di dichiarare il teatro bene necessario per i cittadini.
    A Varese nel 2011, ci chiediamo ancora se sia il caso di costruirne uno, e non uno qualsiasi, ma l’unico?

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