Varese

Vanadur e il genocidio armeno allo Spazio Lavit

Un'immagine del genocidio armeno

Lo Spazio Lavit si conferma realtà interessante del nostro territorio e del capoluogo. In un momento di poche proposte culturali da parte pubblica, i privati colmano il vuoto, per fortuna nostra.

E lo Spazio Lavit (a Varese, via Uberti 42) questa volta si lancia in un’esperienza davvero interessante: a chiusura della mostra dedicata al pittore Vanadur (“I colori dell’inquietudine”), tuttora in corso, martedì 28 giugno, alle ore 21.30, con ingresso libero, sarà proposto “Efferat, un sasso nell’abisso del genocidio armeno”, un dramma di Federico Gafert per voci, quadri e coro, con la partecipazione di Silvia Sartorio, Daniele Crasti, Danila Contini, Francesca Marcellini, Yuri Caula.

La Sartorio e i suoi amici proporranno la lettura scenica di un dramma che s’interroga sulla tragedia del genocidio armeno. Nella primavera del 1915 in Anatolia avvenne l’eliminazione e la deportazione sistematica degli Armeni, vittime del primo genocidio del XX secolo. L’atto unico di Federico Gafert, qui proposto per la prima volta in un adattamento pensato per lo Spazio Lavit, cerca di dare voce a una madre, a un figlio sopravvissuto e al coro delle donne armene, confrontati con la memoria di quanto accaduto. La parola riempie il silenzio di migliaia di scomparsi e una tragedia familiare diviene paradigma del trauma di un intero popolo.

Il dramma s’ispira alla sorte di Yervant Der Mossighian, scampato al genocidio e ancora vivo. Allora aveva quattro anni, ne ha appena compiuti 100, vive a Varese e in arte fa…Vanadur. Sì, il fatto eccezionale è che il pittore circonderà il pubblico con i suoi dipinti dagli intensi colori mentre verrà rievocato un pezzo terribile della sua storia. La serata varesina è in onore suo e del suo popolo martire. Per riascoltare le domande che risposta non hanno e per credere alla forza rigeneratrice dell’arte.

21 giugno 2011
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