Politica

Lega Nord, lo scontro finale è solo rimandato

Non è andata ancora in  onda, nella Lega Nord, la resa dei conti definitiva. Ieri, come lanciato da un media ticinese, si è arrivati davvero vicini, in via Bellerio, al nodo. Ma, a quanto è saputo, Bossi non ha voluto tagliarlo. C’è da credere, però, che siamo soltanto agli inizi. Lo scontro tra chi vuole restare a tutti i costi al governo e chi, invece, inizia a ragionare su altri scenari, su possibili prospettive post-Berlusconi, è soltanto rimandato. Una faccenda, comunque, abbastanza paradossale: che appaia molto “di movimento” Roberto Maroni, lui che occupa gli Interni, uno dei ministeri-chiave del governo Berlusconi, la dice davvero lunga.

Tutto, dunque, è soltanto rimandato, ma lo scontro ai vertici del Carroccio resta forte. Il vertice della Lombardia per ora sta al suo posto. Sostenuto da amministratori e sindaci pronti a restituire la tessera, almeno così si dice, nel caso venga silurato il potente Giorgetti. Una situazione, però, che si presta a manovre di Palazzo e scontri intestini: è un anno che Giorgetti ha terminato il mandato, e già ci sono altre regioni già affidate alla Mauro, come si ipotizzava ieri per quanto riguardava la Lombardia. Eppure, tutto è fermo, e non si vota, non ci si confronta per eleggere nuovi vertici.

L’impressione forte è che il Carroccio stia sempre più assomigliando ai vecchi partiti, paralizzato da correnti e veti incrociati, con casi di nepotismo e, nel caso specifico, con in corso una defatigante guerra per la successione, che indebolisce il partito e, soprattutto, distrae dall’impegno verso il Paese (pardon, la Padania). I punti con cronoprogramma presentati dal Carroccio al governo (cioè a se stesso) sarà un bel banco di prova per capire quanto la Lega resti un partito diverso o se, invece, la metamorfosi verso la prima Repubblica sia un processo ad uno stadio già avanzato. Forse compiuto.

21 giugno 2011
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