Cultura

Paese di santi e navigatori. E di festival di poesia

Un momento del Festival Poesia di Parma

“La poesia è la Cenerentola della letteratura”. “La poesia è per pochi”. “La poesia è noiosa”. “La poesia non è pubblica”. Ho sentito correre e ricorrere queste originali affermazioni in tanti anni di attività. Ma non sono quelle che riflettono i programmi poetici di questo penultimo weekend di giugno. Sembrerebbe, infatti, che l’Italia, più che un paese di “santi e navigatori”, sia un paese di poeti e di poesia (senza far riferimento alla par condicio politica, ovviamente). O meglio sembrerebbe un paese fatto di manifestazioni pubbliche che fanno uso della poesia, tanto da aver occupato tutte le Url del web: www.festivalpoesia.orgwww. poesiafestival.itwww.poesia-festival.itwww.festivalpoesia.it .

Tale virtual-affollamento sarebbe già un primo segnale su cui discutere. Ma in nome della poesia ci concentriamo sulle esemplificative “stringhe” che ci ridirigono verso le tre manifestazioni che si contendono il pubblico da Genova a Parma, sino ad Ancona: lo storico Festival della poesia di Genova “Parole spalancate”, diretto da Claudio Pozzani (edizione 17 dal 9 al 19 giugno), ParmaPoesiaFestival, diretto da Nicola Crocetti (edizione 7 dal 31 maggio all’8 luglio) e infine “La punta della lingua” ad Ancona, diretto da Luigi Socci (edizione 6 dal 14 al 21 giugno). “La poesia non serve”. “Con la cultura non si mangia”. Potrei proseguire con gli stereotipi che allontanano dalla forma in versi chi ha la fortuna di averla a portata di mano.

Poi potremmo discutere se  le modalità siano diffusive per la poesia o esclusivamente promozionali per le amministrazioni. Ma da italiani facciamo anche la poesia con quel che c’è. Se vi sembra che si fermino al centro dell’Italia queste manifestazioni, vi rinfranco segnalandovi che la scorsa settimana sono stati proclamati i vincitori del PremioNapoli: Maria Grazia Calandrone, una delle migliori “penneteste” italiane, ha ricevuto il premio per la poesia nazionale (quella internazionale è andata ad Yves Bonnefoy)  per essere “una poetessa dell’atto e della disseminazione capace di un respiro cosmogonico”. La scrittrice, drammaturga e critica è, guarda caso, anche colei che ha aperto con Aldo Nove il Festival di Parma, dal programma ricchissimo alla ricerca del senso.

Tornando al profondo nord capita anche che una “pennadellapena” come Paola Turroni arrivi alla biennale d’arte di Venezia, nel padiglione Luce-in-azione (Repubblica di San Marino) con “Il mondo è vedovo”  nel video di Stefano Massari.

Nel bazaar dei festival ricerchiamo l’oralità della poesia, l’unica che la salva dalla linearità “classificabile”, colpevole di raggelare le emozioni sudate dall’autore su un foglio di carta davanti all’oratura. Il festival di Genova è “una barricata di libri sul campo di battaglia della coscienza contro il cinismo, la volgarità e la peggiore censura dell’indifferenza”, come sottolineava nel 2008 Evgenij Evtushenko, una riconferma del festival ligure come “oasi artisticamente poderosa e irresistibilmente educativa per gli orizzonti spirituali e creativi del mondo intero”.

Confermando, dunque, Genova e Parma come ottimi esempi di festival che promuovono amministrazioni attraverso la diffusione della poesia al pubblico, evito di citare tutti gli esempi che questo weekend affollano le piazze d’Italia (con relatori improbabili o con i soliti noiosi tromboni che parlano della linearità e della “cifra stilistica necessaria ed urgente”, negando l’ascolto dei versi di cui tanto dibattono), guardiamo agli altri eccellenti esempi preziose occasioni per un fine settimana fuori porta. E’ il caso di Trieste, delle sue residenze estive e della sua Rassegna “Oh Poetico Parco”. E’ il caso di Brugherio, alle porte di Milano, dove la seconda edizione di “Parola Cantata” presenta incontri, concerti e recital musicalculturali sotto la direzione artistica di Giovanardi. E’ il caso di Ancona che itinera tra sperimentalismi, reading e passeggiate poetiche notturne, ma anche di Nazione Indiana che oggi all’ArciBellezza di Milano inaugura la seconda edizione della sua festa con riflessioni civili su poesia e letteratura.

Desidero chiudere questo viaggio tutto italiano in Sicilia, nel profondo sud al 38° Parallelo, dove si celebra il solstizio d’estate con l’arte itinerante ed intessuta. “Il Rito della Luce” è firmata Fondazione Antonio Presti e si svolge a Fiumara d’Arte dal 17 al 21 giugno 2011, dove si apre la Piramide di Mauro Staccioli, che sintetizza la coesistenza degli opposti, adagiata su un poggio privilegiato verso il mare, le isole Eolie e gli scavi archeologici dell’antica città di Halaesa. La scelta simbolica interessa proprio i giorni più lunghi dell’anno in cui le ore di luce superano quelle del buio e saranno invase da reading di poeti, selezionati da Lello Voce, l’emcee incontrastato ed unico dei poetry slam del Bel Paese. I visitatori partecipanti al “Rito della Luce” sono invitati ad indossare abiti bianchi e a rispettare il silenzio. L’unico necessario alla vera poesia. In qualsiasi forma sia.

17 giugno 2011 Ombretta Diaferia redazione@varesereport.it
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