Varese

Diari del Duce, una “patacca” svelata a Varese

Dal Diario un'immagine rassicurante di Mussolini

Con un paziente lavoro di archeologia storiografica lo storico Mimmo Franzinelli ha demolito i Diari di Mussolini piazzati sul mercato (per ora solo l’anno 1939) dal senatore Marcello Dell’Utri e dall’ editore Bompiani con l’incredibile sottotitolo “Vero o presunti” nel tentativo di offrire un’immagine rassicurante del duce del fascismo che se fosse vera sarebbe necessario riscrivere la storia del Ventennio.

Il Mussolini 1939 nella versione apocrifica appare come un politico moderato, antitedesco, amico degli ebrei, buon padre di famiglia, sognatore al pari del suo Vate D’Annunzio, poco informato sulle mene dei gerarchi che semmai lo intimidivano, desideroso della pace.

Un ritratto inverosimile. La filosofia dell’iniziativa dellutriana, incredibilmente “accompagnata” da Bompiani che – corsi e ricorsi della storia- aveva già stampato nel 1934 il Mein Kampf di Hitler, è sembrata evidente. Non tanto rincorrere il successo editoriale quanto quello di far conoscere un duce diverso da quello proposto dalla propaganda, un vero amico dell’Italia e degli italiani, al punto di mettere in gioco se stesso pur di raggiungere i traguardi di un solido benessere guastato purtroppo dalla guerra voluta da quel diavolo del Fuhrer.

E così i falsi Diari, circolati nei decenni dall’Italia alla Svizzera alla Gran Bretagna, con profili di interesse anche negli Usa attraverso la rivista Life, gestiti da incalliti mediatori, tutti operanti al sicuro dal Canton Ticino, sono scivolati nelle mani del sodale di Berlusconi che nel 2007 con atto notarile che certificava la bontà del prodotto (non gli storici, ma il notaio si badi bene!) versava per averli un milione e 300 mila euro ottenuti dall’industriale toscano Stefano Biagini.

Dell’Utri aveva acquisito in un solo colpo i Diari dal 1935 al 1939 che, secondo la direttrice editoriale della Bompiani Elisabetta Sgarbi, dovrebbero uscire come se nulla fosse accaduto entro il 2012. Staremo a vedere.

Lo spettacolo ha qualcosa di surreale posto che anche l’ultimo degli storici indeciso sulla verità oppure no dei Diari, lo statunitense Brian Sullivan, ha fatto sapere per lettera a Franzinelli di essersi reso conto che il materiale è una vera patacca. Prima di lui avevano fatto pollice verso i nostri Giovanni Sabbatucci, Giordano Bruno Guerri e Luciano Canfora che lapidario aveva affermato: “anacronismi, confusioni toponomastiche, errori storici e geografici sono in genere indicatori ineludibili di falsificazioni”.

Un vero ko che non lasciava scampo e che il buon Filippo Ceccarelli, penna fantastica nella sua irresistibile ironia, aveva chiosato così: “Veri falsi, dunque, o falsi veri? Chi se ne frega. Basta che girino”.

Per Franzinelli il 1939 è una parata di strafalcioni, descrizioni generiche, ripetizioni, errori di grammatica, accenti sbagliati con un Mussolini pignolo, cavilloso, estraneo alle grandi questioni sul tappeto.

Per dare un inizio a questa incredibile vicenda bisogna risalire al 1° agosto 1957 quando i carabinieri di Milano erano piombati in casa delle signore Panvini, Rosetta ed Amalia, madre e figlia, in via Foà 34 in quel di Vercelli, per sequestrare gli apocrifi del duce che erano già apparsi in circolazione dopo che il Corriere della Sera, aveva evitato in extremis di prendere il “bidone” allettato dall’offerta del federale missino di Novara Oscar Ronza che aveva acquistato i Diari per 25 milioni tentando di piazzarli per 100 e aveva denunciato l’accaduto!

Se il materiale all’occhio era piaciuto per la mirabolante somiglianza della scrittura ducesca (le due Panvini erano abili calligrafe e in più adoravano Mussolini), le perizie dei consulenti ingaggiati via via dal Corriere della Sera, Europeo, Life, Times, Sunday Telegraph e poi, nel tempo successivo, dal Pci, Feltrinelli, Mursia, Newton Compton, De Agostini, l’Espresso, Panorama, avevano decretato la falsità degli scritti non tanto per il giudizio sulla calligrafia quanto per la qualità della carta utilizzata per le agende allestite ad hoc da tipografi compiacenti e dell’inchiostro, tutti risultati prodotti dopo la fine della guerra!!.

Condannate le Panvini dal Tribunale di Vercelli a due anni di reclusione il 15 novembre 1960, i Diari, le agende, i documenti, prodotti in serie dalle due donne in anni di duro lavoro, erano ricomparsi sul mercato malgrado i giudici avessero ordinato la distruzione “col fuoco”. Chi aveva violato la legge? Mistero mai risolto.

Ora Franzinelli ha messo ordine nel grande imbroglio e i falsi sono emersi in tutta la loro pienezza comparando i Diari apocrifi (quelli Bompiani-Dell’Utri) con le carte di Claretta Petacci disponibili solo nel 2010, con il Diario di Giuseppe Bottai, ministro dell’Educazione Nazionale pubblicato negli anni ’80 e con il Diario di Galeazzo Ciano. Materiale che le Panvini non avevano avuto a disposizione! Le menzogne hanno le gambe corte e i raffronti hanno svelato impietosamente le invenzioni delle due signore che, dopo aver sostenuto che i Diari erano stati consegnati loro dal padre Giulio Panvini, ex poliziotto che a sua volta li aveva custoditi per conto del Capo della Provincia repubblicano Morsero in nome del ministro Zerbino (fucilato a Dongo) avevano ammesso e poi smentito che fosse farina del loro sacco.

Ora lo scandalo si è trasferito in Svizzera con una lotta a suon di carte bollate fra il custode dei Diari mussoliniani e coloro che hanno funto da agenti di commercio per piazzarli al senatore dell’ Dell’Utri.

14 giugno 2011 Franco Giannantoni redazione@varesereport.it
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Un commento a “Diari del Duce, una “patacca” svelata a Varese

  1. gimocchiverdi il 14 giugno 2011, ore 20:05

    Il Duce suscita ancora grandi passioni ed alimenta una vena storica legata alla sua personalita’ ancora non decifrata nella sua interezza. Chi lo dipinge come persona gretta calcolatore opportunista,privo di sentimenti verso chicchesia,mentre sappiamo la grande importanza che ha rivestito la sua famiglia ed i suoi figli a partire da Edda la figlia della fame, sino ad arrivare alla dolorosa perdita di Bruno.
    Certo che in quel 20 ennio sono accaduti grandi avvenimenti dalla chiamata del Re a guidare il governo, al delitto Mateotti all’apoteosi della conquista dell’impero, alla guerra di Spagna al ruolo di mediatore in europa sino alla disfatta della 2 guerra mondiale.Sono stati scritti tantissimi libri su ogni singolo avvenimento, ma uno che approfondisse veramente in tutti gli aspetti la sua complessa personalita’ credo che non sia ancora stato pubblicato, ecco perche’ i suoi veri o presunti diari rivestono una importanza estrema non per gli accadimenti ma per la sua controversa personalita’ Per tutti valga l’obbedienza smisurata di Strace cacciato poi come un pezzente e finito fucilato a Milano mentre girava in strada in tuta da ginnastica avendo la forza davanti al plotone di esecuzione di gridare w il Duce

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